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Verso le elezioni del 20 settembre – Di Paolo Farinati

Intervista al sindaco uscente di Rovereto Francesco Valduga che ricandida per i prossimi 5 anni alla guida della Città della Quercia

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Francesco Valduga, attuale Sindaco di Rovereto, ha 48 anni, è sposato e padre di tre figli.
Dopo la maturità scientifica conseguita al liceo Rosmini, si iscrive all'Università di Verona dove consegue prima la laurea in Medicina e Chirurgia e poi la specializzazione in Oncologia medica.
Specialista Oncologo e poi dirigente medico all'ospedale Santa Chiara, ha lavorato anche per la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori dove, durante il suo mandato di sindaco, ha continuato - da volontario - una attività di ambulatorio.
Fin da ragazzo, si è sempre interessato alla politica che vive come passione e importante occasione di impegno civile.
Per questo si è candidato a Sindaco nel 2015 e durante questa consiliatura è stato anche Assessore della Giunta del Consiglio Autonomie Locali dal 2015, con delega alle politiche sanitarie.
Rappresenta Rovereto nel Consiglio d'Amministrazione della Fondazione Pezcoller e in quello della Fondazione Museo Storico del Trentino.


 
Dottor Valduga, lei è tra i cinque candidati a Sindaco di Rovereto alle prossime elezioni comunali di settembre 2020, cosa l'ha motivata a candidare nuovamente?
«La convinzione che sia assolutamente importante mettersi a disposizione della comunità e questa, che è la motivazione originaria che mi ha portato a candidarmi nel 2015, è ancora quella che sostiene da un punto di vista valoriale la mia ricandidatura.
«È chiaro che oltre a questa spinta, essendo la mia una ricandidatura, c'è anche la determinazione a proseguire e terminare progettualità che sono state avviate nel corso di questa consiliatura.
 
Le sue idee, le sue proposte, la sua visione futura della città da proporre agli elettori roveretani sono la continuazione della sua amministrazione?
«Rovereto è una città che ha una grande storia e vocazioni assolutamente chiare: alla formazione, alla cultura e all'impresa. Vocazioni che ci permettono, attraverso la lettura del passato, di pianificare il presente e programmare il futuro.
«Sono quindi convinto che Rovereto debba continuare a essere città della formazione. A tal fine abbiamo dato a Iprase una sede che gli permetta di essere il polo della formazione di tutti gli insegnanti della provincia, abbiamo salutato con favore l'arrivo del nuovo Liceo Steam, abbiamo potenziato il rapporto con l'Università e la sua presenza in città. Abbiamo infatti ottenuto il nuovo corso di laurea Magistrale in Scienze e tecnologie dello sport, l'arrivo di una parte del Dipartimento di Lettere e filosofia (il Geco, istituto di studi geocartografico), abbiamo allargato la convenzione che regola i rapporti con il Comune con lo stesso dipartimento di Lettere e con quello di Scienze Cognitive.
«Stiamo inoltre lavorando di concerto con Università e Provincia per lo studentato. Una grande opportunità si può individuare nel settore delle neuroscienze. Le strutture che si occupano di ricerca di base, ricerca clinica e industrializzazione in quel settore, costituiscono un circolo virtuoso che deve essere implementato e sviluppato.
«Rovereto è poi la città della cultura con i suoi eventi e la sua rete museale che proprio in questa consiliatura abbiamo dotato di una nuova struttura, il Museo della Città a Palazzo Sichardt. È importante che questa rete possa lavorare in maniera sinergica con sempre maggiore agilità.
«Insieme a una migliore definizione dei percorsi dentro la città, pensiamo alla promozione della cultura non solo nei luoghi fisici ma anche attraverso il sostegno alle istituzioni culturali storiche che hanno da sempre prodotto pensiero e ricerca sul nostro territorio.
«La promozione della cultura oltre che della città d'impresa, unita all'attrattività dell'ambiente e alla bellezza del nostro contesto, ci consente di sviluppare un ulteriore importante vocazione, quella turistica, che sarà una delle carte più importanti del futuro in particolare ora che si insiste su un turismo fatto di ritmo lento, sostenibilità ambientale e prodotti del territorio.»
 
Rovereto è riconosciuto capoluogo della Vallagarina, come intenderebbe operare con i futuri Sindaci della valle?
«Qui mi è del tutto naturale non tanto parlare di come intendo operare, ma dire come ho operato e in questa direzione continuerò. Ho sempre sostenuto che Rovereto deve essere pienamente dentro la Vallagarina, in una posizione di guida per dimensioni e servizi che offre al resto della valle.
«È però assolutamente incontrovertibile il fatto che esista tra Rovereto e i Comuni vicini una corrispondenza biunivoca. Perché se è vero che Rovereto fornisce servizi ai comuni, è altrettanto vero che quotidianamente vive della forza lavoro, delle energie e delle intelligenze che dai comuni vicini raggiungono ogni giorno la nostra città. E quindi io ho sempre promosso lavoro assieme, sinergia e condivisione.
«E infatti questo, come dicevo, è ''già'' storia di questi anni che si è sostanziata in progettualità condivise quali ad esempio il servizio di Polizia sovracomunale che comprende ora 12 comuni, l'approccio alle politiche sociali, l'individuazione di un modello di sviluppo turistico che si è poi ribadito (dimostrando ulteriore convergenza tra la città e la valle) nella battaglia per la difesa dell'ambito turistico e dell'ambiente, rispetto ad opere che potrebbero devastarlo.
«Penso chiaramente alla Valdastico.»
 

 
Rovereto e la Vallagarina sono, quantomeno da due secoli ad oggi, la comunità trentina che ha sposato più di altre il settore secondario, ovvero quello produttivo, con l'industria e l'artigianato quali protagonisti. Qui le difficoltà sono percepibili sin dalla crisi del 2007, quali sono le Sue proposte per garantire rinnovato benessere alla nostra realtà?
«In generale possiamo sostenere l'impresa con cantieri e opere pubbliche, come abbiamo fatto dal 2015 ad oggi e come si deve continuare a fare, cantierando opere e proseguendo in investimenti che possano esaltare e valorizzare l'eccellenza delle nostre attività artigianali e imprenditoriali.
«Il sostegno deve realizzarsi anche attraverso una sempre maggiore semplificazione burocratica delle procedure, che renda più agile il lavoro sia ad artigiani che ad imprese industriali e commerciali. Una agilità, questa, che a nostro avviso diventa anche modo per rendere il territorio più attrattivo: perché costruire un clima favorevole alla impresa significa poter accogliere nuove imprese.
«Occorre anche proseguire nella coniugazione di formazione e impresa, per profilare nuove figure rispondenti al mercato del lavoro. Spesso infatti non manca il lavoro, ma la specializzazione. In questo campo vogliamo proseguire nel dare corpo al protocollo firmato nel 2018 tra Università Comune e Provincia per l'avvio dell'Agorà dei Mestieri.»
 
Rovereto, in alcuni servizi pubblici fondamentali, gode dell'apporto di due società partecipate, di cui la più importante e ricca, anche finanziariamente, è il Gruppo Dolomiti Energia. La PAT tra poco più di 24 mesi metterà in gara la pregiatissima produzione dell'energia idroelettrica in Trentino. Quale Sindaco di Rovereto e quindi quale Socio di riferimento del suddetto Gruppo, come intenderebbe operare sul tema?
«In vista della gare a cui la Provincia di Trento dovrà dare corso è chiaro che è necessaria la pianificazione e quindi Dolomiti Energia - che, voglio sottolineare, proprio durante quest'ultima consiliatura ha cambiato governance e ha visto Rovereto esprimere la Presidenza della società - deve cercare di essere sempre più impresa del territorio allargando progressivamente l'ambito, aprendosi ad altre realtà per competere su mercati più ampi.
«È importante anche diversificare le tipologie di investimento. È stata una grande intuizione delle città di Rovereto e Trento farla nascere, serve ora una società che in maniera strategica aiuti lo sviluppo in forma sostenibile di tutto il territorio provinciale. Il ruolo della azienda dentro la concretizzazione dell'agenda 2030, sarà fondamentale per definire le nostre possibilità di sviluppo in termini di economia verde che ha tra i suoi capisaldi l'energia pulita e la mobilità sostenibile.
«L'azienda è quindi strategica non solo per la produzione di indotto e la conseguente ulteriore solidità che conferisce al bilancio comunale, ma anche perché è cruciale nella costruzione del modello di sviluppo del territorio tutto.»

Paolo Farinati – p.farinati@ladigetto.it

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