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Il cordoglio per la scomparsa di Giuliano Stenghel

Il ricordo commosso degli amici della SAT e dell’amico d’infanzia Sergio Fox

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Foto di Sergio Fox.
 
Le performance alpinistiche di Giuliano Stenghel e i suoi trascorsi come istruttore della Scuola di Alpinismo e Scialpinismo Castel Corno di Rovereto, sono cose note e da ieri rimbalzano sulla stampa e sui social, come del resto le sue pubblicazioni.
E grande è lo sconcerto di tutto mondo alpinistico per la perdita, non solo di un compagno di cordata per qualcuno, ma per tanti soprattutto di un amico.
Ciò che rimane nel cuore dei più è proprio il personaggio Stenghel, estroverso, generoso, infaticabile nelle innumerevoli iniziative di solidarietà con l’Associazione Serenella e nella ricerca di nuovi e difficilissimi itinerari alpinistici sulle nostre montagne e non solo sulle nostre.
E sono in molti i soci della SAT a volersi unire al cordoglio della presidenza del sodalizio con il racconto di un aneddoto, un episodio, un ricordo che li ha accomunati, o avvicinati a «Sten».
Abbiamo scelto tre satini che, a vario titolo, negli anni lo hanno frequentato e conosciuto.
 
Con Marco Furlani, era competizione sempre e dovunque ma sana, rispettosa e anche amicizia autentica.
«Siamo stati io, lui e Sergio Martini a traghettare l’alpinismo classico verso l’arrampicata in falesia, alla fine degli anni 70.
«Ricordo che quando nel 1978 chiuse i battenti la funivia della Paganella, dove noi ragazzi andavamo ad arrampicare, siamo rimasti tutti senza pareti abbastanza vicine da scalare – ricorda Furlani – e così sull'onda della Yosemite Valley abbiamo scoperto la Valle del Sarca.
«Lui faceva il rappresentante aveva l'automobile e per noi “boci” era già un mito, anche per la sua simpatia, la sua originalità.
«Ma il ricordo più bello per me rimane quello legato all'uomo, alla sua generosità, alle serate per la raccolta fondi con l’associazione Serenella.
«Ha lasciato un vuoto davvero incolmabile.»
 
Un altro rappresentante della SAT che lo ricorda con affetto è Mauro Mazzola istruttore anch’egli della Scuola di Alpinismo Castel Corno di Rovereto.
«Lo guardavo con immensa ammirazione all’oratorio Rosmini; noi ragazzini giocavamo a calcio, lui già ventenne si esercitava in trazione su tutti i muri che trovava, la febbre alpinistica era in piena esplosione.
«Un aneddoto che girava nell’ambiente su Giuliano è che fu il primo a usare gli zoccoli, disteso sulla teleferica dalla val Brenta al rifugio Tuckett, per arrivare più in fretta all'attacco delle pareti.»
 
Più istituzionale ma egualmente commosso è il ricordo del presidente della sezione SAT di Rovereto, Bruno Spagnolli.
«Nell’organizzazione delle sue serate non mancava mai di coinvolgere la sezione, era un trascinatore, esuberante, entusiasta.
«Dopo la morte della prima moglie la sua fede divenne per così dire granitica, era molto devoto della Madonna e non perdeva occasione per portarla sulle cime delle sue montagne.»
 
Colpiti anche il vicepresidente della SAT Roberto Bertoldi, anch’egli istruttore, la presidente Anna Facchini e la vicepresidente Elena Guella, i quali si uniscono al cordoglio di tutta la comunità alpinistica nella vicinanza alla moglie ed alle figlie di Giuliano.
 
Spiegare chi era il «Giano» è inutile, scrive il suo amico d’infanzia Sergio Fox.
Chi lo ha conosciuto penso sia stato felice di averlo conosciuto, ma spiegare chi fosse a chi non lo conosceva è complicato perché una persona così rara è molto difficile da raccontare.
Una cosa spero per tutti: che nelle loro esperienze di vita possano incontrare, conoscere e diventare amici di qualcuno come Giuliano Stenghel.
Uomo unico e amico veramente speciale e come detto da qualcuno Magico.
Per Lui la frase «se ne vanno i migliori» non è una frase di circostanza e mai avrei pensato di dirla: lo consideravo immortale, invulnerabile, incapace di errori e debolezze. Amava la montagna e la montagna lo ha tradito ma, se lo conoscevo bene, Lui in ogni caso la ama ancora.
Amico di una vita di tante estati passate in piscina, a giocare al «triangolino» sul campo di via S.G. Bosco, all’Oratorio Rosmini, di partite a scacchi all’Imperiale, Amico di sogni e progetti da bambini, ti porterò sempre con me nella mia memoria anche se tu ti sei portato via un pezzo del mio cuore.
Che la terra ti sia lieve.
Ciao Giano. Sergio.

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