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Verso le elezioni comunali del 20 settembre – Di Paolo Farinati

Gloria Canestrini, una domanda in più all’unica donna candidata sindaco di Rovereto

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Avvocato Canestrini, lei è l'unica Donna a candidarsi a sindaco della città di Rovereto. Pensa che questo fatto la possa favorire e ottenere maggiori consensi dai roveretani? Cosa ritiene possa dare in più alla città un sindaco Donna?

«L’allarme climatico è stato sollevato in modo molto efficace da una giovane donna, Greta Thunberg, e molte altre donne si stanno impegnando moltissimo in Europa e nel mondo contro la dissennata gestione del pianeta che causa disastri ambientali, povertà e pandemie.
«Ciò non significa che il ruolo femminile oggi sia esclusivamente quello della cura dell’ambiente, che invece è patrimonio e compito di tutti. Il nuovo protagonismo femminile, sia quello delle giovani leader europee oggi definite eco guerriere, che quello, diciamo così, di ritorno (ossia di donne mature, che per tutta la loro vita hanno avuto una forte passione civile e che decidono, infine, di impegnarsi anche all’interno delle istituzioni con il loro bagaglio di esperienza per cambiare le cose) investe anche l’economia, la difesa dei diritti civili, le battaglie democratiche, il raggiungimento della parità di genere a livello culturale e familiare, l’accoglienza e l’ascolto di chi tende ad essere emarginato.»
 
«Intendiamoci: essere una donna per sindaco potrebbe significare poco. Dipende da chi sei. Per me, donna indipendente da un partito politico ed estranea ai giochi tradizionalmente legati all’autoconservazione dei ruoli e delle cariche, significa innanzitutto essere inclusiva e attenta all’apporto di tutti, indipendentemente da provenienze e classificazioni di sorta.
«Nel gruppo di Rinascita che ha espresso la mia candidatura convivono tante anime, sensibilità, esperienze politiche: il comun denominatore sono la coerenza con il programma concreto che abbiamo scritto tutti insieme e l’onestà personale.
«A qualcuno questa indipendenza dalla politica come mestiere (indipendenza sia economica che di pensiero) potrebbe apparire faticoso, ma per molti come me è una forma di sopravvivenza nel proprio dedicarsi ai problemi sociali, un modo di mantenere la barra dritta. E di restituire alla politica la sua essenza pratica, pur senza rinunciare ai propri ideali. Certo, per una donna che governa è un segnale di forte autonomia, dato il contesto ancora scoraggiante sul piano delle pari opportunità.»
 
«Personalmente, ciò che mi dà forza è la consapevolezza che quello di un Sindaco è un lavoro molto concreto, dove, soprattutto nei tempi emergenziali che stiamo attraversando, non c’è spazio per l’improvvisazione, la demagogia e, peggio ancora, per la manipolazione o il tornaconto personale.
«Dal mio lavoro di avvocato, che ho sempre condotto in squadra (per lo più con altre colleghe donne), ho imparato a dire apertamente subito ciò che si può fare e il perché e a non fare promesse sapendo già di non poterle mantenere.
«La sincerità è legata a filo doppio con la credibilità e con la professionalità, dal momento che Il rapporto di fiducia, quando si lavora insieme ad un obiettivo, è molto importante. Se il lavoro è quello di far funzionare bene una città, lo è ancora di più.
«Ho lavorato tutta la vita nella ricerca della soluzione dei problemi e questo bagaglio penso sia un punto di forza, dal momento che le soluzioni sono spesso frutto di mediazioni. Che devono essere soddisfacenti, altrimenti sarebbero capitolazioni! La rinuncia ad affermare in positivo ciò che si ritiene giusto è sempre dannosa.»
 
L’altra cosa fondamentale che ho appreso dal mio lavoro è che le cose sono complesse, sia dal punto di vista normativo che nel loro manifestarsi. Respingere questo dato di fatto, cercando di semplificare sommariamente, significa perdere la capacità di intervenire sulla realtà e quindi di operare delle scelte efficaci.
«A questo bagaglio personale di donna e di professionista potrei aggiungere anche la passione (molto femminile) per il buon funzionamento delle cose nel loro insieme.
«Da questo punto di vista, una città dovrebbe assomigliare alla gestione di una famiglia molto allargata da amministrare nel modo più giusto possibile, intervenendo laddove qualcosa tende ad andare storto e fornendo quindi i cambiamenti opportuni, le soluzioni, i servizi a sostegno, ma in un clima, per quanto possibile, di leggerezza e di ottimismo. Soprattutto insieme: ogni vita in comune presuppone la necessità di fare delle scelte, ma se queste sono frutto di un confronto costante e di una corretta informazione reciproca, si va sempre nella direzione giusta.
«Mi auguro che alla complessità, diciamo così, fisiologica, dei molteplici problemi che la vita cittadina pone all’attenzione di chi la governa, non si aggiunga ancora per molto tempo la tensione e la preoccupazione dovuta al Covid 19 nei molteplici aspetti sanitari, organizzativi ed economici che pone.
«Per far fronte a questa eccezionale crisi manifestatasi nella nostra vita contemporanea sono in arrivo molti sussidi e molti aiuti, ma direi che la cosa principale da tenere presente, come dicevo all’inizio, è che l’odierna pandemia ha mandato a tutti noi un segnale di avvertimento fortissimo: i disastri ambientali vanno riparati e bisogna fare presto.»
 
Paolo Farinati – p.farinati@ladigetto.it

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