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Verso le elezioni del 20 settembre – Di Paolo Farinati

Seconda parte dell’intervista ad Andrea Zambelli, candidato sindaco di Rovereto per il centrodestra e altre Liste Civiche

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Proseguiamo la serie di interviste ai candidati sindaco della Città della Quercia con Andrea Zambelli, la cui prima parte è raggiungibile tramite questo link.
 
Dottor Zambelli, parliamo della società partecipata è SMR, la Società Multiservizi Rovereto, che gestisce servizi minori ma altrettanto significativi, e che è stata recentemente oggetto di una rivisitazione societaria. Cosa proporrebbe Lei in merito? Vede interessante per SMR un bacino più ampio, ovvero la Vallagarina?
«La trasformazione di AMR in SMR, votata a larghissima maggioranza dal consiglio comunale, ha permesso alla nostra municipalizzata il passaggio ad un modello più flessibile e manageriale che lavora, con maggiore autonomia operativa, su piani pluriennali di sviluppo industriale.
«Occorrerà perfezionare questo nuovo motore in modo da consolidare e ampliare i servizi resi alla città. Da un punto di vista di sviluppo strategico diventerà poi essenziale che questo rinnovato modello di municipalizzata si apra all’esterno: in particolare ai comuni limitrofi in modo da consentire la maggior valorizzazione del know-how di SMR ampliando il proprio bacino di utenza e realizzando, nel contempo, significative economie di scala.
«Effetto correlato di questa spinta verso l’esterno sarà il consolidamento delle collaborazioni con le comunità della Vallagarina e un rafforzamento della leadership naturale esercitata dalla città di Rovereto.
 
Uno dei temi da molti anni ormai scottanti per Rovereto è la mobilità interna alla città. Quali la Sua lettura del problema e le proposte concrete?
«I roveretani soffrono ingiustamente continue - e spesso inconcludenti - sperimentazioni promosse negli anni dalle varie amministrazioni. Occorre anzitutto mettere termine a queste sperimentazioni ritornando, ove possibile, alla viabilità precedente molto spesso più ordinata e razionale.
«È il caso della viabilità su Corso Rosmini che ci proponiamo di ripristinare come era una volta eliminando l’anello su via Manzoni/via Tommaseo e togliendo l’obbligo di svolta a destra ad oggi presente su via Paoli all'incrocio con corso Rosmini. Nel contempo occorrerà rafforzare la rete della ciclabilità già abbozzata dalla giunta Miorandi ma poi progressivamente abbandonata da quella uscente.
«La mobilità interna deve puntare su nuove aree pedonalizzate, sulla presenza di nuovi parcheggi interrati o in silos. Senza la presenza di parcheggi che consentano un rapido accesso al centro cittadino è impensabile rilanciare il centro storico e conferirgli un’identità stabile.
«Questo per noi è un tema centrale, la vita degli operatori economici del centro deve essere una priorità di cui l’amministrazione dovrà farsi carico.»
 
Ma non dimentichiamo la mobilità esterna alla città, altro cruccio e tema che nasce da lontano ma tuttora irrisolto. Come intenderebbe Lei addivenire a una soluzione?
«La viabilità ad ovest viene avvertita da tutti come la necessità più urgente cui dare risposta. Su di essa si sono spesi fiumi di parole ed inchiostro nel corso degli anni senza arrivare mai a un punto di definizione. Anche il consiglio comunale uscente non si è sottratto a questa infausta tradizione in quanto non ha saputo esprimere una posizione forte frammentandosi tra tangenziale ovest e secante.
«Premesso che l’esigenza di una nuova viabilità di attraversamento è assolutamente improrogabile considero che sia meglio una risposta magari sbagliata piuttosto che una non risposta. Per quanto ci riguarda siamo favorevoli all’ipotesi della secante che ha il vantaggio di un minor impatto, di minori costi e di più veloci tempi di esecuzione.
«Ciò premesso andrà valutata con estrema attenzione la recente ipotesi di interramento della linea ferroviaria nel tratto cittadino già messa a bilancio da RFI con uno stanziamento di circa 400 milioni di euro che arriverebbero sulla città.
«Se tale progettualità sarà confermata nella sua concretezza in un arco temporale massimo di 7/8 anni (cosa ampiamente verosimile alla luce del recente decreto sblocca cantieri e dal superamento del farraginoso codice degli appalti) crediamo che sia un tempo ragionevole per avere a disposizione un’opera che cambierebbe radicalmente il volto della nostra città aprendo spazi di sviluppo urbanistico fino ad oggi impensabili (in particolare la ricucitura delle due parti di città divise dal tracciato ferroviario) con la crescita dello spazio verde e dello sviluppo di piste ciclabili, della fruizione del tempo libero, dei raccordi con il torrente Leno e delle piccole attività commerciali di supporto e permetterebbe altresì di evitare il passaggio in galleria della già progettata TAC sotto lo Zugna.
«A chi giudica che sia un tempo eccessivamente lungo ricordo che gli ultimi cinque anni sono stati persi inutilmente in uno sterile dibattito che ha lasciato la città a mani vuote.»
«Altro tema letteralmente sparito dal dibattito pubblico degli ultimi 15/20 anni e che vogliamo con forza riprendere in mano è quello della viabilità ad est. Se intendiamo conferire una identità definita ad un centro storico che langue sempre più impoverito e che non sa darsi una direzione di sviluppo, occorre necessariamente pensare di liberare piazza Rosmini e piazza Podestà dal traffico che scende dalle valli del Leno. Senza questo chiaro orizzonte di lavoro ogni tentativo – magari anche lodevole – di definire una identità precisa del centro urbano sarà semplicemente inutile o provvisorio.
«È impensabile immaginare un futuro per Rovereto in termini di sviluppo economico senza prefigurare un assetto viario che renda agevole l’accesso al centro storico e nel contempo consenta di superare la città evitando di congestionare il traffico interno.
«Per anni gli interventi sono stati presi attraverso l’adozione di misure tampone, rapsodiche iniziative, abbellimenti discutibili dell’arredo urbano, unitamente al mutare di corso dei sensi unici. Insomma i problemi veri non sono stati affrontati. La Valdastico resta una questione spinosa troppo spesso oggetto di battaglie emotive animate da spirito di parte.
«A tale riguardo rifiutiamo ogni approccio ideologico pro o contro, rimaniamo in attesa della valutazione di impatto ambientale che ancora non c’è (cosa che ha richiesto la recente modifica del PUP) assieme ad una valutazione di impatto economico sul sistema della nostra città. Rileviamo – tuttavia - come il governo nazionale, affine politicamente alla giunta Valduga, abbia recentemente finanziato l’opera immaginando essa possa essere un’opportunità anche culturale perché connetterebbe realtà limitrofe, creando filiere o distretti, che potrebbero dare impulso all’economia globale.»
Rovereto, lo diciamo con amarezza, oggi appare sempre più solo come un luogo di attraversamento. In ragione di questo temiamo rischi di diventare nel giro di pochi anni un non luogo.
Rovereto dovrebbe, a nostro avviso, assumere una nuova centralità. Il tema Valdastico non è comunque al centro delle nostre priorità e in ogni caso qualora Provincia e Stato si attivassero per realizzarla, poniamo anzitutto due condizioni inderogabili: 1. l’assoluta garanzia del rispetto idrogeologico e paesaggistico dei territori interessati dall’opera; 2. la reale utilità in termini economici della stessa.  In ultimo, ci impegniamo ad istituire un referendum consultivo al cui esito l’amministrazione dovrebbe rimettersi.
 
Ci consenta ora di stimolarla su un'area ben specifica della città: il grande spazio del Follone. Come lo utilizzerebbe?
«Quello che posso garantire è che ci impegneremo ad evitare che tale spazio diventi oggetto di mire speculative. Le eccessive cubature, la congestione delle aree con edificazioni intensive, in passato hanno compromesso l’armonia dell’insieme. Immagino che quell’area possa incrementare, tra l’altro, il patrimonio verde del nostro comune.
«Questo è un sito importantissimo, anzi unico, sulla cui progettazione occorre essere molto prudenti per non bruciare una carta irripetibile per lo sviluppo economico della città.
«È un’area talmente complessa e gravida di possibilità che anzitutto non si presta al semplice concorso di idee. Occorre il concorso plurimo delle migliori intelligenze della città: in particolare servirà il coinvolgimento degli ordini professionali locali allo scopo di giungere ad una definizione quanto più condivisa e strutturata possibile.»
 
Rovereto gode di ampi spazi verdi, come i giardini interni alla città, come pure i potenziali parchi esterni quali i Lavini di Marco, la zona di Miravalle e il Bosco della Città. Quale politica d'investimento sul «verde» intenderebbe porre in atto?
«Intendiamo mettere in atto una potente politica di conservazione e valorizzazione dell’esistente unita ad un costante incremento degli spazi verdi, delle zone ricreative e sportive. Le potenzialità offerte dal territorio sono notevoli.
«I Lavini potrebbero diventare un grande parco a tema col recupero delle orme dei dinosauri, con spazi adibiti a percorsi ciclabili, zone con aree dedicate alle famiglie e area camper. Le idee possono essere innumerevoli, basta sapere in quale direzione muovere.
«Il Bosco della città ci pare poco valorizzato e slegato proprio dalla città. Occorre quindi ripensarlo e promosso come reale opportunità di aggregazione e ossigenazione a due passi da Rovereto. Ogni possibile sviluppo dovrà però passare da una definitiva scelta sul destino del comparto ex Anmil.»
 
Paolo Farinati - p.farinati@ladigetto.it

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