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Progetto di agricoltura sociale e di riscoperta del baco da seta

L'intervento sta muovendo i primi passi sull'area ex Salvaterra alle spalle del cimitero di San Marco di Rovereto

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L'intervento sta muovendo i primi passi sull'area ex Salvaterra alle spalle del cimitero di San Marco.
Capofila l'Azienda agricola Lagarina, che avrà come partner sociale la cooperativa Amalia Guardini che ha maturato una decennale esperienza nella coltivazione di orti.
Previsto anche lo svolgimento di un'attività didattica rivolta agli studenti e agli ospiti della città.
 
È un progetto ambizioso e originale quello che sta muovendo i primi passi sull’area ex Salvaterra, alle spalle del cimitero di San Marco a Rovereto.
Intende coniugare l’agricoltura sociale, a vantaggio di persone svantaggiate o con disabilità, con il recupero della gelsicoltura, così importante in passato per l’economia di Rovereto, e lo svolgimento di un’attività didattica in campagna rivolta a scolaresche e ospiti della città.
Per il risanamento e la gestione dell’area, che presenta una superficie di 8mila metri quadrati, il Comune di Rovereto ha promosso un bando che è stato vinto dall’Azienda agricola Lagarina, con sede legale a Villalagarina.
 
L’Azienda è stata fondata nel 2016 dall’agronomo Michele Scrinzi, consulente per il mondo agricolo in Italia e all’estero, e da Tommaso Manfrini, attivo da sempre nell’ambito agricolo familiare e laureando in scienze e tecnologie alimentari all’Università di Padova.
Circa la metà dei lavoratori impiegati dalla società è costituita da persone svantaggiate e deboli: provenienti dal percorso carcerario, richiedenti asilo, disoccupati, soggetti coinvolti nell’Azione 19.
 

 
La Lagarina ha indicato come partner sociale del progetto la cooperativa Amalia Guardini, di cui ricorre quest’anno il 40mo di fondazione, che opera con i suoi laboratori proprio in via Pasqui.
«Sarà per noi un’attività a metro zero», osserva il direttore della cooperativa sociale Michele Paissan.
La Guardini è stata scelta anche in forza dell’esperienza che ha maturato negli ultimi dieci anni nella coltivazione di piccoli orti: quelli ricevuti in affitto dal Comune nel quartiere del Brione e l’area verde del giardino di San Marco messa a disposizione da don Sergio.
 
La prima fase del progetto, che durerà tre anni, prevede di destinare alle colture orticole circa 5mila metri quadrati dell’area ex Salvaterra.
La gestione del terreno avverrà secondo il metodo dell’agricoltura biologica. L’Azienda Lagarina è da tempo certificata per le produzioni bio.
I prodotti saranno commercializzati al consumatore direttamente sul posto oppure consegnati a domicilio su ordinazione effettuata attraverso il portale www.mangiotrentino.it
 

 
Nel pianoro rialzato a ridosso del cimitero sarà invece recuperata un’area di circa 2mila metri quadrati per la bachicoltura.
Si metteranno inizialmente a dimora 500 piante di gelso.
La produzione della seta sarà affiancata da un’attività di divulgazione che avrà come slogan «Storia di un filo, un filo di storie».
La coltura del gelso sarà presentata a tutto tondo: dall’allevamento alla storia locale, dall’architettura all’economia.
 
«L’attività didattica complementare al lavoro agricolo – spiega Tommaso Manfrini – può svolgere un ruolo importante nella conservazione della biodiversità, nell’educazione alla sostenibilità, nella promozione turistica e nella conoscenza del patrimonio eno-gastronomico locale.»
La bonifica dell’area di via Pasqui, con il taglio della vegetazione spontanea e lo smaltimento delle radici, è già stata portata a termine.
Nei prossimi giorni si provvederà all’aratura leggera del terreno e alla preparazione del letto di semina. Poi ogni attività sarà sospesa fino alla prossima primavera.
Per Michele Paissan, «il progetto vedrà non solo crescere e fiorire verdure, ortaggi e piccoli frutti, ma anche moltiplicare le possibilità di esperienze inclusive per gli utenti con disabilità della cooperativa Guardini».

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