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Tre artisti, tre maestri dell’immagine, addirittura tre «tenori»

Educa, imparare la grammatica delle immagini per essere spettatori attivi

Tre artisti, tre maestri dell’immagine, addirittura tre «tenori»: sono tante le definizioni che sono state usate questa mattina per accogliere Bruno Bozzetto, animatore, disegnatore e regista italiano, il fumettista Ivo Milazzo e l’illustratore Paolo d’Altan, ospiti dell’incontro promosso da EDUCA in collaborazione con l’Associazione nazionale Autori di Immagine.
Un pubblico attento, riunito nell’aula magna di Palazzo dell’Istruzione a Rovereto, ha voluto partecipare e rendere omaggio ai papà di tanti personaggi del cuore: dal Signor Rossi di Bozzetto a Ken Parker nato dalla matita di Milazzo, fino alle copertine dei libri più amati dell’editoria per l’infanzia firmate da d’Altan.


 
Grande protagonista dell’incontro è stata però lei, l’illustrazione, declinata attraverso fumetti, copertine e illustrazioni di libri per l’infanzia, ma anche nella sua versione in movimento, nell’animazione e nell’abbinamento con parole e musica.
Una dimensione da imparare a conoscere nei suoi codici di linguaggio per evitare di assistere in modo passivo. «Manca oggi la conoscenza di cosa voglia dire un'immagine, di quale siano suoi significati, – spiega Ivo Milazzo. – Sappiamo come costruire una frase. Impariamo a scuola la sua grammatica.
«Ma non sappiamo invece quasi nulla del significato intrinseco di un'immagine che ci arriva, sia a livello cosciente, sia a livello subliminale, più in profondità toccando le nostre corde più intime. E scatena sentimenti di coinvolgimento, rabbia, dolore.
«Una reazione di cui spesso non conosciamo la ragione. Se non conosciamo il suo linguaggio, i suoi codici rischiamo di subire passivamente il messaggio, che con il tempo arriva a cristallizzare dentro di noi.
«È un po’ quello che succede oggi con la televisione, che ha abdicato al suo ruolo pedagogico e di servizio pubblico per attirare invece l’attenzione e spostarla verso logiche di marketing.»
 
Essere sempre presenti in ciò a cui si assiste è un messaggio condiviso anche da Bruno Bozzetto, che per anni ha lavorato al fianco di Piero Angela per la realizzazione di animazioni di successo per la televisione.
«L’ambiguità si trova anche nei documentari, che dovrebbero illustrare la realtà. In verità mostrano ciò che il regista vede, inquadra. Tutto dipende dall’equilibrio con la colonna sonora, i dialoghi e i testi.
«Una capacità di coinvolgere e far sospendere il giudizio che si vede ancora meglio nel cinema, nella sua abilità nel trascinare per mano lo spettatore.
«Il disegno invece invita a soffermarsi e a riflettere. Cosa non sempre facile in un pubblico, specialmente quello giovane, che ha capacità di attenzione non superiore agli otto secondi.
«Capire questo aiuta a maturare il distacco necessario per valutare come spettatori ciò a cui assistiamo».
 
«L'immagine racconta un mondo, una situazione – ha aggiunto Paolo d’Altan – sollecita la fantasia e aiuta a scoprire aspetti sconosciuti di noi e del mondo. Ha una funzione sociale e deve essere presente, a cominciare dai libri di scuola.
«Ma per farlo deve essere di qualità. Purtroppo nell'editoria scolastica i costi limitano gli investimenti e spesso l'illustrazione viene concepita come un accessorio. La situazione è meno preoccupante invece nell’editoria per l’infanzia, un settore che traina il mercato editoriale globale e che assiste negli ultimi tempi ad una graduale riscoperta del valore e del piacere dell’immagine.»
Del resto l’immagine è alla base della comunicazione e, come hanno ricordato i tre relatori oggi, da essa nascono i codici che permettono di arrivare a tutti.
«La divisione tra fasce d’età tipica dell’editoria per l’infanzia, ad esempio, è frutto di mere logiche commerciali, – commenta d’Altan. – La strada da seguire – aggiunge Bozzetto – è sfruttare le potenzialità dell’immagine come mezzo per arrivare a tutti. E lavorare invece sulle storie che, come fa bene Disney, sono costruite su livelli diversi.»
 
Il pubblico, ha risposto alle sollecitazioni degli ospiti ponendo alcuni interrogativi. Primo fra tutti il ruolo e le prospettive dell’educazione all’immagine oggi.
«Il disegno a scuola viene spesso visto come secondario, accessorio, – lamenta d’Altan. – Dopo l'asilo passa la voglia di sperimentare, qualche volta anche nei licei artistici. Questo, fino a poco tempo fa, si rifletteva nell'editoria scolastica, dove i disegni erano meramente didascalici. Eppure l'illustrazione non deve solo far capire, deve anche mostrare qualcosa in più.
«Questo livellamento della qualità verso il basso ha una ragione economica: gli illustratori sono pagati molto poco per ogni tavola. Il mio sogno sarebbe poter illustrare libri per adulti, ma al momento l'illustrazione è considerata solo per ragazzi.»
Concorda Milazzo «Nel nostro Paese il disegno è sempre stato considerato qualcosa per persone di scarsa cultura. Ma il supporto delle immagini non è una ripetizione della parola, ma deve essere qualcosa di complementare ad essa».
E di nuovo sul ruolo della televisione con un esempio: «Negli anni Ottanta il dilagare del cartone animato giapponese, con bassi costi e produzione massiccia, è stato permesso anche dalla perdita di terreno dell'editoria per l'infanzia, prosegue Milazzo. – Quell'immaginario ha condizionato un'intera generazione nel nostro Paese.»
 
A conclusione dell'evento il moderatore Flavio Rosati, fumettista nel direttivo dell’Associazione Autori di Immagini (www.autoridimmagini.it), ha invitato a salire sul palco i vincitori del concorso per illustratori promosso EDUCA in collaborazione con l’associazione.
A riceverli sono stati Elisabetta Bernardi (primo posto), Daniel Trudu (secondo classificato) e Mattia Distaso.
A introdurre il loro lavoro è intervenuto anche il coordinatore scientifico di Educa, Remo Job del Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive dell'Università di Trento.
Ivo Milazzo, in qualità di presidente dell’Associazione Autori di Immagini ha poi speso un appello al riconoscimento reale dei diritti d'autore dei giovani professionisti dell’illustrazione che da tempo non hanno modo di vivere del loro lavoro.
«Manca una relazione tra la parte creativa e quella imprenditoriale. Occorre mettere regole a uno sfruttamento che viene fatto sulla pelle degli autori più giovani, sulla loro voglia di esistere e sopravvivere sul mercato.
«Da consumatori noi tutti possiamo fare la nostra parte cercando di orientare il mercato verso prodotti di qualità.»

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