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Gli studenti lagarini in marcia per la pace

Anche quest'anno 500 studenti sono saliti ai piedi della Campana di Rovereto per far risuonare la loro voce contro la violenza e per la giustizia

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Era il maggio del 2012 quando un ordigno esplose davanti all’Istituto Morvillo-Falcone di Brindisi provocando la morte di una ragazza di 16 anni.
Sulla scia della commozione provocata da quell’atto, alunni e studenti di tutti gli istituti scolastici della Vallagarina, coordinati e patrocinati dalla Comunità della Vallagarina, decisero di indire una marcia della Legalità.
La manifestazione voleva esprimere il cordoglio per la terribile azione ma anche vivere un momento di riflessione in un simbolico abbraccio a tutte le vittime della mafia, del terrorismo e la violenza in generale.
In quel frangente gli studenti hanno detto con forza che la coesione sociale è la giusta risposta per reagire fattivamente e collettivamente: non solo per individuare e punire i mandanti, ma anche per tornare a rivolgere l’attenzione alla cura dei nostri giovani, del loro benessere e del loro diritto a divenire protagonisti attivi della vita del paese.
 
Da quel momento la marcia intitolata «Marcia della legalità, solidarietà e pace» ha continuato a seminare il suo messaggio per un mondo privo di guerre. E anche quest'anno circa 500 studenti sono saliti ai piedi della Campana di Rovereto per far risuonare la loro voce contro la violenza e per la giustizia.
L'evento che è al suo sesto anno è organizzato e patrocinato dalla Comunità della Vallagarina, insieme a Fondazione Campana e istituti scolastici lagarini e negli anni ha conquistato amministratori, presidi, insegnanti, forze dell’ordine e cittadini.
Stamani ai piedi di Maria Dolens c'erano la vicepresidente della Comunità Enrica Zandonai, il sindaco di Nomi Rinaldo Maffei, la preside del Filzi, gli insegnanti e tanti studenti.
Dopo il saluto del Reggente della Campana Alberto Robol che ha ricordato come la legalità sia un sinonimo di pace, la parola è andata ai giovani che con letture e musica hanno ricordato a tutti il vero messaggio della pace.
 
Tra le note della guerra di Piero di De Andrè e le pagine dei diari dei soldati della prima guerra mondiale, si è elevata anche la voce degli stranieri che vivono con noi.
Un ragazzo Pakistano ha ricordato che oggi è il primo giorno di ramadam e ha inviato un messaggio di pace e amore per tutti.
Un gruppo stanziato al campo profughi di Marco per voce di un giovane del Togo ha letto un messaggio di pace per vivere – ha detto – come una famiglia senza distinzione tra bianchi e neri.
Bella anche la pagina del diario di una famiglia di Sacco profuga in Boemia che narrava la vita di 6 famiglie insieme sotto lo stesso tetto e la nascita fortunosa di un bimbo a cui venne dato il nome di Felice. Le donne si erano improvvisate levatrici e per celare il parto avevo usato 12 ombrelli.
Un racconto di improvvisazione e di speranza in tanto orrore, da allora quell'uomo diventato adulto e poi vecchio narrava ai nipoti la storia dei 12 ombrelli e scherniva la guerra dicendo: «La vita è bella basta avere un ombrello.»

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