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Ruspe in azione all’ex Ariston: se ne va un pezzo storico della Rovereto industriale

Nella notte tra mercoledì 20 e giovedì 21 novembre tre ruspe speciali inizieranno la demolizione dello stabilimento che ospitava la produzione di scaldabagni

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Nuovo colpo d’occhio nel brano di città lungo l’asse di Via Brennero, a nord di Piazzale Orsi, a Rovereto.
Sei ore di lavoro, nella notte tra mercoledì 20 e giovedì 21 novembre, con l’area illuminata a giorno, per demolire i capannoni dell’ex Ariston (ed ex Rheem e Radi) nei quali fino a tre anni fa si producevano scaldabagni elettrici e a gas, con una cinquantina di dipendenti.
Il comparto industriale in quel settore di città era sorto un secolo fa, alla fine della Grande Guerra.
Rimarranno in piedi, vincolate dalla Soprintendenza, due arcate da 12 metri di altezza.
Previsto un restringimento di carreggiata con senso unico alternato su Via Brennero e la presenza di speciali addetti che consentiranno la demolizione in sicurezza e senza disagi per la circolazione automobilistica.
 
Il cantiere di demolizione è stato approntato dallo scorso settembre. Vi hanno lavorato una decina di operai. Le notti tra mercoledì e venerdì (ma potrebbe bastare solo la prima notte), nella fascia oraria 22.00-6.00, verrà avviata la demolizione dell’edificio industriale «San Pietro».
«Alle 22.00 verrà messa in sicurezza la zona limitrofa al cantiere – anticipa l’ingegner Mirko Tovazzi, progettista della demolizione e direttore di cantiere – e indicativamente una o due ore dopo entreranno in azione tre ruspe specialistiche con apposite pinze per iniziare la demolizione. L’area sarà illuminata a giorno da cellule fotovoltaiche.»
Per rendere sostenibile il cantiere e limitati i disagi per i residenti della zona, oltre alla bagnatura delle strutture per evitare polveri, è prevista una demolizione non «a caduta» ma per sbriciolamento.
«In caso di pioggia la demolizione procederà comunque. Potrebbe addirittura essere un vantaggio per l’azzeramento delle polveri».
 
Il terreno, circa 26.000 metri quadrati, è di proprietà di Trentino Sviluppo. Il capannone San Pietro consta di un volume di circa 16.000 metri cubi, che daranno origine, a seguito della demolizione, a circa 2.500 metri cubi di materiale, soprattutto calcestruzzi.
«Contiamo di sgomberare l’area dai detriti nel giro di due settimane», fa sapere ancora Tovazzi, e l’area sarà perfettamente libera dai materiali demoliti.
Le autorizzazioni per la demolizione sono state particolarmente complesse e accurate, dato che i padiglioni industriali dell’ex Ariston sono vicini alla linea ferroviaria e alla Statale del Brennero.
Il capannone «gemello», battezzato, «San Paolo» è già stato quasi totalmente abbattuto.
Particolare attenzione verrà dedicata alla sconnessione e all’abbattimento delle pareti vicine alle due arcate vincolate che saranno preservate, su indicazione della Soprintendenza provinciale: due manufatti di qualità estetica ma che avranno poi bisogno di un consolidamento statico.
«Entro gennaio e forse anche prima di Natale – aggiunge l’ingegner Tovazzi – concluderemo anche la bonifica dei terreni.
«Si tratta di una bonifica, soprattutto, da idrocarburi e metalli, frutto di contaminazioni storiche maturate anche con le attività precedenti all’insediamento di Ariston. Per la bonifica prevediamo l’intervento di 4-5 operai specializzati.»

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