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«Generazioni in quota», storie di chi ha scelto la montagna

Un documentario realizzato per i social su generazioni e rigenerazioni di montagna

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Ilaria Baldo.

L’associazione Offset di Rovereto, con la collaborazione dell’associazione Baldensis di Brentonico e il sostegno del bando «Generazioni», ha prodotto un video-documentario in cinque puntate per raccontare le storie di chi ha scelto di vivere e lavorare in montagna.
I video, diffusi e promossi attraverso i principali social network, sono creati secondo le regole della comunicazione digitale, per raggiungere in modo efficace il target degli utenti più giovani.
C’è la storia di Sara, che presta servizio come guardaboschi nella Comunità della Vallarsa, ma anche quella di Ilaria, che a Lisignago, in Val di Cembra, gestisce il primo allevamento di alpaca in Trentino; c’è Simone, che con l’APS Dolomiti Open ha riaperto la «Falesia dimenticata» di Dorsino, ed Eulalia, che in montagna ha trascorso tutta la vita; e poi ci sono Sergio e Manuela, che dal 1983 gestiscono il Rifugio Fuciade, in Val di Fassa.
 

Sara Fait.

Sono queste le storie raccontate da «Generazioni in quota», il video-documentario in cinque puntate realizzato dall’associazione Offset di Rovereto, con la collaborazione dell’associazione Baldensis di Brentonico e il sostegno del bando «Generazioni».
Ancora oggi, vivere la montagna rimane una scelta coraggiosa.
Il fondovalle, con i suoi centri e i mille servizi, rappresenta un’attrattiva enorme per chi sperimenta quotidianamente le difficoltà della vita rurale.
Eppure, c’è chi resiste e porta avanti in montagna tradizioni vecchie di secoli. Anzi, c’è addirittura chi lascia la città per la montagna.
Come Ilaria Baldo che, dopo una laurea in matematica, ha scelto di lasciare Trento per inseguire la sua passione e mettersi ad allevare alpaca in Val di Cembra.
 

Eulalia Panizza.

L’associazione Offset, protagonista della vita culturale roveretana fin dal 2014, ha documentato la storia di chi ha scelto la montagna in cinque video pillole destinate a essere diffuse attraverso i social network.
L’obiettivo è quello di raggiungere la generazione «Z», i nativi digitali, quelli che fin da piccolissimi si sono dovuti confrontare con smartphone e tablet.
Proprio a loro la montagna può sembrare più distante, meta di svago e divertimento anziché luogo dove costruire la propria vita.
Per portare avanti il progetto, Offset ha potuto contare sulla collaborazione di Comuni e Comunità di valle distribuiti su tutto il territorio della Provincia di Trento.
Fra tutte le storie proposte, sono state scelte le cinque più rappresentative di altrettanti modi di vivere la montagna.
Oltre a Ilaria, c’è quindi la guardaboschi Sara, il rocciatore Simone, la naturopata Eulalia e i ristoratori Manuela e Sergio.
 

 
Superate le prime timidezze e la paura della videocamera, gli intervistati hanno spalancato un universo di emozioni ed esperienze, come racconta Leonardo Menegoni, presidente di Offset: «Vivere la montagna non è il semplice rapporto con la natura, ma è una condizione totalizzante che cambia anche le più piccole abitudini nella vita delle persone e non può prescindere da un mindset, un'attitudine, un modo di pensare, molto differente da chi vive in città. La nostra speranza è che questo progetto rappresenti il primo passo di un obiettivo più grande, quello cioè di prendersi cura della nostra identità montana, attraverso l'informazione, la sensibilità, l'attenzione e vere e proprie azioni di tutela e sviluppo coscienzioso e responsabile di questi territori così peculiari e, a volte, difficili.»
I cinque video del progetto sono visibili sul sito dell’associazione, www.associazioneoffset.it.
Chiunque voglia partecipare al progetto proponendo la propria storia «di montagna», può scrivere all’indirizzo info@associazioneoffset.it.

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