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«Un bar al Museo della città? Non è così che si dà impulso all’economia»

L’intervento di Ciro Di Vito, presidente dei Pubblici Esercizi dell’Unione commercio e turismo di Rovereto e Vallagarina

«Senza averne avuta preventiva comunicazione e neppure una richiesta di parere da parte dell’Amministrazione comunale di Rovereto, apprendiamo con stupore la decisione della Giunta municipale, che nell’ultima seduta di tre giorni fa ha deliberato di indire un’asta pubblica per la concessione in uso di parte del piano sottostrada di Palazzo Sichardt per la realizzazione del bar del Museo della Città.»
Così Ciro Di Vito, presidente dei pubblici esercizi aderenti all’Unione Commercio e Turismo di Rovereto e Vallagarina.
«Una decisione che ci lascia basiti, in quanto si faticano a capire le motivazioni che stanno alla base di tale iniziativa, non mancando certo in tutto il centro, e neppure nelle vicinanze di Palazzo Sichardt, molteplici tipologie di offerta di pubblici esercizi e ristorazione, - continua Di Vito. - La recente completa ristrutturazione del Palazzo Sichardt ha ricavato anche degli spazi al piano interrato ma senza averne definito a priori la destinazione a pubblico esercizio.»
 
Non convincono le motivazioni inserite nella delibera: «creare una fattiva e continua collaborazione con la Fondazione Museo Civico nel supporto e nella promozione degli eventi dalla medesima organizzati, nonchè assumersi l’onere e l’impegno di organizzare in prima persona un numero minimo di eventi condividendone contenuti, tempistiche e modalità di realizzazione con la Fondazione.»
Oppure «attivare una rete di collaborazione con i diversi attori presenti nel territorio, operanti nel campo sociale e culturale, al fine di animare gli spazi in gestione non solo dal punto di vista della somministrazione di bevande e pasti veloci ma anche dell’arricchimento di uno spazio che vuole associare alla sua principale vocazione artistica e culturale anche occasioni di partecipazione attiva dei cittadini in un’ottica di sviluppo della coesione sociale.»
 
«Ci chiediamo: perchè la Fondazione Museo Civico non ha mai provato a costruire questa rete di sinergie e collaborazioni con le imprese esistenti? Neppure con la nostra associazione che rappresenta le imprese del terziario a Rovereto ed in Vallagarina?»
Nel merito del bando, secondo Di Vito «il prezzo a base d’asta previsto nel bando (310 euro al mese) è di molto inferiore ai prezzi di mercato e questo crea un’evidente disparità con I pubblici esercizi esistenti. Inoltre, viene richiesta una molteplicità di impegni, gravosi dal punto di vista gestionale e finanziariamente rilevanti, che difficilmente si potranno conciliare con un afflusso di visitatori al Museo della Città in grado di garantire quella continuità di clientela indispensabile per renderli sostenibili. Pesa, inoltre, l’incertezza inserita nel bando sull’effettivo costo finale di arredi, suppellettili e attrezzature.»
 
«Non ha insegnato nulla un emblematico esempio molto recente? - Si chiede Di Vito - l’asta pubblica per la concessione in uso di parte dell’immobile del nuovo centro sportivo Fucine da destinare a bar-ristorante-pizzeria, andata deserta soltanto pochi mesi fa a causa di un bando oggettivamente irricevibile da parte di un imprenditore degno di questo nome. Anche allora un’iniziativa dell’Amministrazione comunale che non tenne in debita considerazione la situazione del comparto cittadino dei pubblici esercizi e della ristorazione e la necessità di ogni imprenditore privato di rendere sostenibile qualsiasi iniziativa, dovendone pagare in prima persona ogni possibile conseguenza.»

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