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La lezione di tempesta Vaia: spendere di più per la prevenzione

La Commissione consiliare speciale sulla tempesta dello scorso anno ha fornito i dati di cosa è accaduto, di quanto è stato fatto e di cosa resta da fare

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L’articolo che segue è molto lungo, ma riteniamo che sia un documento fondamentale perché fotografa la situazione di un fenomeno catastrofico che, dati alla mano, si verifica in Trentino con una periodicità, ahimè, sempre più vicina: 1882, 1966, 2018.
Un evento che, in termini di pioggia caduta, ha superato in media di ben 100 millimetri sia l’alluvione catastrofica del 1882 quando in Trentino caddero in 3 giorni 233 millimetri di acqua e quella del 1966 quando ne caddero 185.

Dal 1966 a oggi sono stati spesi miliardi per la prevenzione e questo ha consentito di limitare i danni provocati da un evento che è stato ampiamente il peggiore dei tre citati.
Non è necessario leggere tutto, ma dai titoli che abbiamo inserito si può focalizzare l'argomento che interessa di più.

Una vera e propria summa di quanto è stato fatto (cioè molto), di come è stato fatto e di quanto rimane da fare per rimarginare le ferite subite dal trentino poco più di 10 mesi fa in seguito alla tempesta Vaia.
Una enorme messe di dati, stime, ragionamenti che sono stati presentati oggi ai consiglieri provinciali nella Sala dell’Aurora di palazzo Trentini dai dirigenti della Provincia.
Un incontro che ha chiuso il lavoro della Commissione speciale sulla tempesta del 29 ottobre dello scorso anno presieduta da Ivano Job della Lega.
«Un lungo lavoro – ha detto Job – che ha messo in evidenza quanto sia vitale la prevenzione soprattutto di fronte all’imprevedibilità e alla durezza dei fenomeni [per ricordarlo ha fatto ascoltare una registrazione dell’urlo del vento registrato nella notte del 29 ottobre] che stanno caratterizzando il nostro tempo.
Il presidente della commissione ha poi espresso solidarietà al sindaco di Dimaro - Folgarida coinvolto dall’inchiesta della magistratura ricordando che i primi cittadini sono spesso i più coinvolti pur essendo spesso disarmati.
Il presidente del Consiglio Walter Kaswalder, aprendo i lavori dell’incontro informativo, ha ricordato Paolo Valenti di Bondo la giovane vittima dell’incidente sul lavoro accaduto oggi nei boschi di Tione.
 
 Fugatti: «Rispetto per la magistratura, ma piena fiducia nei dirigenti Pat.» 
Il presidente della Giunta Maurizio Fugatti (Lega), rivolgendo un ricordo alle famiglie delle vittime della tempesta e sottolineando l’ottima prova dimostrata dalla struttura della Pat e della Protezione civile, ha affermato, pur nel rispetto dell’operato della magistratura, di essere certo della serietà della gestione degli eventi di ottobre da parte della macchina della Provincia.
«Le inchieste – ha continuato Fugatti – dimostreranno la correttezza anche degli amministratori di Dimaro.»
Quindi, il presidente della Giunta ha ribadito il rispetto nei confronti della magistratura ma anche la consapevolezza della correttezza dei vertici della Pat.
Fugatti ha inoltre ricordato l’importanza dell’intervento dello Stato, tutt’altro che scontato, di 230 milioni su 360 di danni.
Soprattutto ha ricordato che la lezione di Vaia è stata chiara: le spese per la gestione del territorio non sono mai abbastanza e che la prevenzione è sempre più centrale soprattutto di fronte al rischio di un peggioramento della situazione climatica.
 
 Zanotelli: Far crescere la consapevolezza dei rischi 
Un concetto ripreso dall’assessora Giulia Zanotelli (Lega) la quale ha ricordato che la Giunta è al lavoro sul tema della prevenzione, che con l’assessore Tonina sta girando il Trentino per presentare la carta di sintesi dei rischi, uno strumento che ha l’obiettivo di far crescere la consapevolezza dei pericoli tra i cittadini.
«Nonostante la durezza dell’impatto di Vaia sul territorio trentino – ha concluso – i danni sono stati contenuti anche grazie al lavoro di prevenzione messo in atto da anni e all’efficienza della macchina della Provincia, a partire dai Bacini montani per finire alla Protezione civile, servizi dei quali il Trentino può andare fiero.»
 
 Non sappiamo quanto Vaia abbia cambiato l’assetto del territorio 
L’ingegner Raffaele De Col, coordinatore degli interventi della Pat, ha ricordato che la stima dei danni non è ancora definitiva, «soprattutto perché non sappiamo ancora come Vaia abbia cambiato l’assetto del territorio».
Comunque, le stime per i danni subiti dai privati (edifici, veicoli, attività economiche, agricoltura) è attorno ai 22 milioni e 790 mila euro.
Per i boschi i danni stimati (viabilità forestale, infrastrutture, piazzali e monitoraggi fitosanitari) ammontano a 25 milioni.
I piani di intervento per quella che è stata definita la somma urgenza superano gli 80 milioni di euro, mentre quelli destinati alla prevenzione sono 86.
Per ciò che riguarda i finanziamenti su una cifra complessiva di 360 milioni, 230 vengono dalle casse statali e, notizia di questi giorni, 15 dall’Unione europea.
«Per Dimaro – ha ricordato De Col – si è elaborato un piano di delocalizzazione che servirà a liberare un’intera area da tutte le infrastrutture esistenti per la sistemazione del rio Rotian e che avrà un costo di 15 milioni di euro.»
«Per quanto riguarda le domande di indennizzo il dirigente delle Grandi opere e ricostruzione ha ricordato che sono state 1.500 e che tutte sono state analizzate e 798 evase per un totale di 8 milioni e 462 mila euro.
 
 Record assoluto di pioggia, ma il sistema idraulico ha retto bene 
Il dottor Stefano Fait del Servizio Prevenzione rischi ha ripercorso, dal punto di vista meteo, le drammatiche ore degli ultimi giorni di ottobre del 2018.
Un evento che, in termini di pioggia caduta, ha superato in media di ben 100 millimetri sia l’alluvione catastrofica del 1882 quando in Trentino caddero in 3 giorni 233 millimetri di acqua e quella del 1966 quando ne caddero 185.
«Un fenomeno, quello che ci ha colpiti la sera del 29 ottobre, che è stato generato dallo scontro tra una massa di aria fredda e una calda e umida di origine meridionali, che nei giorni precedenti aveva fatto cadere piogge abbondanti ma non eccezionali, e che ha dato vita a venti che sul passo del Manghen hanno raggiunto i 191 km all’ora.»
 
«Ma – ha ricordato nel suo intervento il dottor Roberto Coali dirigente del Servizio Bacini Montani – Vaia ha rappresentato un inedito anche dal punto di vista delle capacità tecniche di misurazione dei fenomeni.»
Alcuni strumenti hanno registrato punte di ben 600 millimetri d’acqua, ma le condizioni del vento non hanno permesso un’analisi corretta dei dati perché la pioggia è caduta in modo obliquo e quindi ha avuto un impatto minore sugli strumenti.
Non solo ma, in seguito all’inasprirsi dei fenomeni meteo, i tecnici si trovano di fronte alla necessità di cambiare i parametri soprattutto quello del possibile tempo di ritorno di un evento che è passato, dal 2006, da 100 anni a 200.
 
Insomma, c’è la consapevolezza che ci si trova ad affrontare un’epoca dove i fatti eccezionali tendono a diventare perlomeno meno rari di un tempo.
«Però – ha sottolineato Coali – nonostante questo, solo il 5% dei corsi d’acqua trentini hanno subito danni e per la stessa città di Trento si è scongiurata la necessità di evacuare i quartieri a rischio.»
«Questo perché – ha spiegato Fait – il piano di contenimento della piena, quella che viene chiamata “laminazione”, attraverso le dighe di Forte Buso, di Stramentizzo e di Santa Giustina ha permesso di togliere dall’impeto dell’Adige 200 metri cubi al secondo portati dall’Avisio e altri 200 dal Noce arrestando la portata dell’Adige a Trento a 1.900 metri cubi al secondo, contro i 2.400 del 1966.
«Insomma, il sistema idraulico ha retto bene all’urto di Vaia.»
 
 Bostrico, l’estate è andata bene ma si sa che il parassita colpirà» 
Il dottor Maurizio Zanin dirigente dell’Agenzia provinciale delle foreste demaniali (il 90% del patrimonio forestale è in mano pubblica) ha ricordato che sono stati danneggiati dalla tempesta 4 milioni di metri cubi di bosco principalmente posto ad una quota che va dai 1.200 ai 1.500 metri, la parte migliore.
Uno dei rischi maggiori che ci si trova ad affrontare, anche se da questo punto di vista l’estate 2019 è andata bene, è quello del «bostrico».
Un parassita che è presente nei boschi trentini ma che è favorito dagli schianti.
Le 220 trappole distribuite sul territorio hanno dimostrato che il parassita è presente ma solo in poche zone ha raggiunto i livelli di guardia.
«Anche se – ha affermato nella sua relazione il dottor Romano Masè, dirigente generale del dipartimento agricoltura, foreste e difesa del suolo – il bostrico va messo nel conto e probabilmente colpirà le foreste nelle annate 2020-21.»
 
Per quanto riguarda i lavori di ripristino sono stati ripristinati 1.200 km di strade forestali; realizzati 30 piazzali dei quali 5 strategici, il più grande a Predazzo di 2 ettari, che verrà ultimato nel giro di 10 giorni.
Per la vendita del legname schiantato il dottor Giovanni Giovannini dirigente del Servizio foreste e fauna ha ricordato che su 4 milioni di metri cubi sono stati venduti un milione e 726 mila, mentre il 20%, cioè 835 mila metri cubi, è stato utilizzato.
 
È stato poi affrontato il tema del recupero dei prati e dei pascoli, secondo i piani presentati dal dottor Masè, ci sono 6.000 ettari di bosco che potrebbero essere riportati a prato e a pascolo, circa 600 dei quali in area Vaia.
Aree che permetterebbero di mantenere un equilibrio con le foreste che attualmente coprono il 63% del territorio trentino contro il 41% del 1933.
Dal 1973 al 1999 le foreste della nostra provincia sono cresciute di 700 ettari, crescita che però è passata ai 5 ettari del decennio 1999-2018.
 
 Sentieri, siamo a buon punto 
Il dottor Vincenzo Coppola, dirigente del Servizio ripristino, ha ricordato che le 10 squadre del ripristino sono al lavoro per recuperare 279 sentieri su un totale assegnato di 504, che hanno posato 150 grandi bacheche per avvertire dei rischi gli escursionisti.
Risultati raggiunti anche grazie al fondo di solidarietà che ha permesso la formazione di 40 disoccupati.
Coppola ha ricordato che su 6 mila km di sentieri 2 mila sono stati danneggiati, la Sat e il Servizio ripristino ne ha già recuperato il 60%; il 90% il Parco Adamello - Brenta; il 60% il Parco Paneveggio Pale di San Martino; il 100% il Parco dello Stelvio; il 40% la Magnifica comunità di Fiemme e i comuni il 9% di quelli assegnati.
 
 Strade, danni per 34 milioni di euro 
Vaia, come ha ricordato l’ingegner Alessandro Ferrari, dirigente della zona est del Servizio gestione strade, ha colpito duramente anche la viabilità.
Gli interventi della Pat per il ripristino delle strade ammontano a 34 milioni di euro, il 90% per interventi superiori ai 50 mila euro.
Il 93% degli interventi hanno interessato la rete stradale, il 6% le ciclabili e solo l’1% le ferrovie.
L’intervento più importante è stato quello del Manghen, dove Vaia si era portata via 2,5 chilometri di strada che è stata completamente ricostruita dall’autunno 2018 al maggio di quest’anno.
Una corsa contro il tempo che ha permesso il passaggio della tappa del Giro il primo giugno.
 
 Rischi individuati ed entro settembre si affideranno tutti i lavori 
Il dirigente dell’Agenzia provinciale per le opere pubbliche Luciano Martorano ha illustrato gli interventi messi in atto per la difesa del territorio con l’obiettivo di ridurre i rischi residui conseguenti agli schianti, in particolare alla ridotta capacità del territorio disboscato di evitare la caduta di massi e il rotolamento di sassi sulle strade e di contenere lo scivolamento delle valanghe.
Martorano ha ricordato che sono state dapprima individuate le aree colpite dalla tempesta e quelle potenzialmente più esposte a questi rischi perché maggiormente in pendenza sulle strade.
Il lavoro ha portato all’individuazione soprattutto nel Trentino Orientale di 280 siti, dei quali 139 soggetti al rischio di rotolamento sassi, 69 di piante, 66 di valanghe e 6 ponti.
Un secondo passo è consistito nella quantificazione del danno e delle spese richieste dalle opere di difesa con cui mitigare i rischi futuri. 
 
Si tratta in tutto di 56 milioni di euro, con 20 dei quali realizzare paravalanghe a protezione della rete stradale.
Terzo: sono state individuate le strade ad alto traffico interessate da questi rischi e decisi quindi 97 interventi prioritari (25 paravalanghe che richiedono una spesa immediata di 8 milioni di euro).
Quarto: la fase operativa che ha coinvolto i Servizi foreste, geologico e di prevenzione della Provincia ha permesso di valutare l’entità effettiva dei rischi da classificare come bassi, medi e alti anche tenuto conto che dopo la rimozione degli alberi a terra i pericoli possono aumentare.
La verifica è stata già eseguita su 60 siti della viabilità ad alto scorrimento, sono stati definite 13 modalità di intervento da attuare con l’affidamento dei lavori che è già in corso e che sarà completata entro settembre.
 
 La discussione con i consiglieri 
Il presidente del Consiglio provinciale Walter Kaswalder, dopo aver ringraziato del quadro completo e preciso fornito dai dirigenti intervenuti, ha chiesto come si intende intervenire sulle ceppaie rimaste dopo la caduta e il taglio degli alberi schiantati.
Lucia Coppola (Futura) ha espresso la sua contrarietà all’utilizzo, per la rimozione delle ceppaie, di esplosivi come accaduto nella zona di Asiago.
Il dirigente del Servizio foreste e fauna Giovanni Giovannini ha risposto che nelle zone marginali le ceppaie non saranno toccate mentre si provvederà all’asporto con escavatori nelle aree più a rischio, vicino a strade e sentieri.
Lo stesso avverrà, ma dopo un’attenta valutazione perché l’asporto di ceppaie e radici con gli escavatori è molto costoso, per fare spazio a pascoli (più difficilmente anche a prati, che richiedono una maggiore azione di livellamento dei terreni).
Il dirigente generale Raffaele De Col ha aggiunto che nell’affrontare il problema occorre anteporre le prioritarie necessità di sicurezza e stabilità dei terreni che la presenza delle ceppaie spesso garantiscono, rispetto ad esigenze paesaggistiche.
 
A una domanda di Alessio Manica (Pd) in merito alla scelta per il reimpianto degli alberi di utilizzare soprattutto o solo larici, Giovannini ha risposto che si tratta di valutare prima se in certi casi non sia il caso di affidare alla natura il processo di rinnovamento del bosco.
In altri casi occorre studiare quali reimpianti effettuare: la scelta dei larici è la più agevole perché queste piante danno ottimi risultati, ma – ha assicurato – si utilizzeranno anche latifoglie mescolando varie specie per arricchire la composizione dei boschi.
Manica ha chiesto anche se non sia il caso di prevenire i rischi derivanti da altre possibili alluvioni intervenendo sulle due dighe che sovrastano la città di Rovereto come si è fatto per quelle che interessano Trento.
 
Il dirigente del Servizio bacini Roberto Coali gli ha risposto che per Rovereto sono state effettuate attività di laminazione del torrente Leno al momento del picco della piena, ma anche nella diga di San Colombano, mentre non è stato necessario intervenire nel caso della diga degli Speccheri.
Paratoie sono state posizionate anche nel lago di Caldonazzo e a Prà della Stua per mantenere le acque a livello minimo.
Le risorse idriche di questi bacini vengono di norma recuperate nel giro di una settimana. Per la prima volta, ha ricordato, è stata applicata a tappeto la normativa provinciale che prevede questi interventi.
 
Pietro de Godenz (UpT) ha messo in evidenza la necessità di sostenere i Comuni nella difficile attività di ripristino dei sentieri e di affrontare il problema del «lucro mancante» con un piano di abbattimento che permetta ad enti come le Asuc, che sono tra i pilastri irrinunciabili per la gestione del territorio, di sopravvivere.
 
Infine Alex Marini (5 stelle), ringraziando i servizi della Provincia per lo straordinario lavoro compiuto in pochi mesi dopo la tempesta, ha ricordato la volontà emersa al momento dell’istituzione della «Commissione Vaia» di proseguire l’attività sviluppata dal Consiglio su questi temi con un’altra Commissione e ha chiesto se l’impianto normativo attuale sia sufficiente per fronteggiare future emergenze.
De Col ha risposto che «l’impianto esistente che riguarda gli interventi straordinari come quelli messi in campo dopo la Tempesta Vaia fanno storia a sé e non si intrecciano con le norme dedicate alle attività ordinarie.»
In generale l’impianto normativo della Provincia è molto valido ma alla luce di quanto è accaduto, secondo De Col potrebbe essere aggiornato con provvedimenti che riguardino le conseguenze di eventi estremi come la tempesta Vaia, sia in termini di rimborso dei danni che di particolari misure di prevenzione dei rischi.
Ad esempio introducendo misure e strumenti per il monitoraggio del territorio. Questo per mettere i Comuni e le popolazioni di montagna nelle condizioni di fronteggiare queste situazioni.

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