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«Relazioni libere da violenze: sfida per il cambiamento maschile»

Assessora Ferrari: «Per contrastare la violenza contro le donne non servono i corsi antiaggressione ma la capacità di costruire relazioni affettive corrette e rispettose»

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220 iscritti, 25 relatori nazionali anche di calibro europeo provenienti da Finlandia, Inghilterra, Spagna e Austria rappresentativi dei modelli più avanzati di presa in carico di uomini che attuano violenza, 2 giornate di convegno, 1 film con visione aperta al pubblico che ha visto la partecipazione di oltre 200 persone, 12 gruppi di lavoro partecipati da assistenti sociali, personale sanitario, operatori del terzo settore, forze dell'ordine, insegnanti: sono i numeri del primo convegno nazionale «Relazioni libere dalle violenze: una sfida per il cambiamento maschile» che si è tenuto a Trento in questi giorni.
Il convegno è stato organizzato dalla Provincia autonoma di Trento-Assessorato alle Pari Opportunità e Assessorato alla salute e politiche sociali, dalla rete Relive-Relazioni libere dalle violenze, Fondazione Famiglia materna ed ALFID, con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto.
L'evento ha visto inoltre la collaborazione di Rotary Club Trento, Soroptimist international club di Trento, Fidapa Trento, Lions Trento, Cooperazione trentina e Donne in cooperazione.
Tra i temi emersi l'importanza di lavorare ancora su aspetti quali la sicurezza delle vittime, la presa in carico degli uomini come azione preventiva, il ripensamento del concetto di maschilità, la violenza intesa come violazione dei diritti umani, la necessità di un sistema integrato e coordinato sul territorio, il lavorare costantemente sulla competenza degli operatori a partire dalla formazione.
 

 
«In questi giorni – ha spiegato Alessandra Pauncz, presidente di Relive – è emerso quanto è stato fatto in questi anni su questo tema.
«La ricchezza del dibattito, tutto questo non necessita di un cappello che tragga conclusioni perché è una strada aperta.
«L'obiettivo che ci eravamo dati era quello di far emergere anche le diversità delle esperienze nazionali e internazionali e di aggiungere valore puntando su aspetti qualitativi e quantitativi del cambiamento.»
 
«Il sistema trentino negli ultimi anni ha creato un modello avanzato – ha sottolineato l'assessora alle pari opportunità Sara Ferrari – che coordina attori e azioni, non poteva quindi non mettersi a servizio per un confronto con le realtà nazionali ed europee più avanzate.
«Da questo convegno abbiamo tratto lo stimolo a proseguire con convinzione e coesione nel contrasto a questa piaga sociale.
«Serve un atto forte di cittadinanza attiva che ciascuno di noi può attuare nel quotidiano.»

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