Home | Interno | Parità di Genere | Progetto Alba Chiara, fortunatamente l’interesse continua

Progetto Alba Chiara, fortunatamente l’interesse continua

Grande successo a Palazzo Trentini anche per la serata dedicata all’arte come antidoto alla violenza

image

>
La risposta venuta dalla serata nel nome di Alba Chiara è: sì, l’arte può far molto per costruire una cultura senza violenza. Prima di tutto contro le donne.
E il titolo dell’incontro di ieri sera a palazzo Trentini, sede del Consiglio provinciale, è stato proprio questo.
«L’arte per costruire una cultura senza violenza», uno degli eventi che hanno accompagnato la mostra di Alba Chiara Baroni, la giovane uccisa due anni fa a Tenno dal suo fidanzato.
Mostra, va ricordato che è stata prorogata fino all’11 ottobre, perché ha avuto e sta avendo un successo che, come ha ricordato la curatrice Maddalena Tomasi, è andato al di là delle previsioni.
Insomma, il sogno di Alba Chiara è divenuto una realtà solida; è diventato un momento educativo e una vera mobilitazione, testimoniata dal folto pubblico che anche ieri ha animato le sale di palazzo Trentini.
 
«Ma – ha affermato il presidente del Consiglio Walter Kaswalder ringraziando prima di tutti i genitori e la sorella di Alba Chiara – non so se abbiamo fatto abbastanza.
«Forse di fronte a questo terribile fenomeno (solo pronunciare la parola femminicidio fa accapponare la pelle) che colpisce anche le nostre comunità, non si fa mai abbastanza ma, a nome di tutto il Consiglio, posso assicurare che l’impegno sarà massimo.
«Le porte sono aperte per raccogliere idee e proposte.»
 
«Forse non si è fatto abbastanza – ha detto Mara Rinner, presidente dell’associazione Amici di famiglia che ha lanciato il progetto Alba Chiara – ma, anche in queste tre settimane di mostra, si è fatto e si sta facendo tanto per affrontare culturalmente questo dramma.»
Mara Rinner ha ricordato le otto associazioni che hanno aderito al progetto Alba Chiara; la partecipazione alla mostra di numerose scolaresche.
Un successo che è dovuto, prima di tutto, alla capacità dei genitori e della sorella di Anna Chiara di abbracciare il loro dolore per trasformarlo in una risorsa per gli altri.
«Una famiglia – ha aggiunto Corrado Bungaro, assessore alla cultura del Comune di Trento – che ha capito che questo doloroso tema non appartiene solo a loro, ma è della comunità.»
 

 
La serata di riflessione è iniziata con una performance di danza «Il fiore spezzato» messa in scena da Fabrizio Bernardini direttore di Artedanza e da Ginevra Angeli ed è continuata in sala dell’Aurora con l’intervento della professoressa Paola Giacomoni.
La docente di storia della filosofia all’Università di Trento ha affermato che la pluralità di interessi, l’ampliamento della sfera di vita, indotti dalla libertà della donna nella società contemporanea la espone a conflitti.
 
Conflitti che si manifestano in una realtà nella quale sono venute meno le certezze che le tradizioni, le regole comunitarie davano.
«Il nostro è il mondo dell’instabilità – ha ricordato – che non significa mancanza di valori, che non si risolve tornando al passato, ma accettando questi cambiamenti, questa situazione, appunto, di instabilità.»
 
C’è, insomma, quello che la docente ha definito un nuovo regime affettivo che ci è dato dalla libertà, ma di fronte al quale ci si può trovare soli.
Una realtà che richiede maturità per essere accettata. Maturità che non tutti hanno.
«L’arte in questo – ha ricordato – può avere un ruolo. Perché l’arte si basa sulla sublimazione degli istinti primordiali, perché li disciplina incanalandoli verso la civiltà.»
 

 
Margherita Paoletti, una giovane artista, ha raccontato il suo percorso artistico alla conoscenza del corpo femminile scaturito dall’esperienza di una malattia.
Il giornalista Enrico Franco ha sottolineato alcune contraddizioni che caratterizzano il triste fenomeno della violenza sulle donne.
«Si parla di fenomeno nascosto – ha affermato, – eppure se si digita su Google la parola femminicidio escono un milione e mezzo di risultati che salgono a 20 se si scrive violenza sulle donne.
«Eppure c’è un’ombra dove questa di nasconde: nei rapporti tra persone apparentemente per bene, nelle famiglie normali.
«Perché la violenza non riguarda, come spesso si pensa, solo i marginali. Tutt’altro. Questo fenomeno è frutto di una cultura, dei pregiudizi che attraversano trasversalmente la società.
«Basti pensare – ha ricordato – le cadute di stile di Bruno Vespa durante l’intervista a Porta a Porta a Lucia Panigalli, donna che è sopravvissuta miracolosamente a una selvaggia aggressione del suo ex compagno.»
Infine, Franco, ha invitato a ricordare più le persone che i delitti. A rivolgere l’attenzione a ciò che questi atti tragici hanno fatto perdere alla società. E il caso di Anna Chiara è emblematico.
 
La serata si è chiusa con una riflessione sul potere della musica per aiutare le persone a dominare le pulsioni negative.
Corrado Bungaro, nella veste di musicista, e la sorella Emanuela, musicoterapeuta, hanno mostrato quanto può essere importante il suono per una corretta comunicazione, per dominare, accettando le situazioni frustranti, la rabbia e l’aggressività.

Condividi con: Post on Facebook Facebook Twitter Twitter

Subscribe to comments feed Commenti (0 inviato)

totale: | visualizzati:

Invia il tuo commento comment

Inserisci il codice che vedi sull' immagine:

  • Invia ad un amico Invia ad un amico
  • print Versione stampabile
  • Plain text Versione solo testo

Pensieri, parole, arte

di Daniela Larentis

Parliamone

di Nadia Clementi

Musica e spettacoli

di Sandra Matuella

Psiche e dintorni

di Giuseppe Maiolo

Da una foto una storia

di Maurizio Panizza

Letteratura di genere

di Luciana Grillo

Scenari

di Daniele Bornancin

Dialetto e Tradizione

di Cornelio Galas

Orto e giardino

di Davide Brugna

Giovani in azione

di Astrid Panizza

Nella botte piccola...

di Gianni Pasolini

Campi da golf

di Francesco de Mozzi

Cartoline

di Bruno Lucchi

Amici a quattro zampe

di Fabrizio Tucciarone

L'Autonomia ieri e oggi

di Mauro Marcantoni