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Il Giorno del Ricordo a Riva del Garda

L'amministrazione comunale di Riva del Garda ha preso parte anche quest'anno alle celebrazioni per la ricorrenza del 10 febbraio



L'amministrazione comunale di Riva del Garda ha preso parte anche quest'anno alle celebrazioni per il Giorno del Ricordo, che ricorre ogni anno il 10 febbraio.
Sono state esposte a mezz’asta le bandiere del municipio e deposta una corona di alloro sulla targa che indica largo Caduti delle foibe, la via prospiciente la chiesa di San Giuseppe nel rione Degasperi.
Nel pomeriggio, inoltre, l’amministrazione ha preso parte alla cerimonia organizzata dal circolo di Riva del Garda di Fratelli d’Italia che si è tenuta in largo Caduti delle Foibe, presenti il consigliere Nicola Santoni e, in veste di coordinatore locale del circolo, l’assessore Silvio Salizzoni. Presenti anche Francesco Barone e Davide Piasente, coordinatori rispettivamente regionale e provinciale di Gioventù Nazionale.
Alla cerimonia si è aggiunto in un secondo momento (causa un impegno concomitante) il vicesindaco Silvia Betta.
 
«Le tragedie uniscono i popoli – ha detto Silvio Salizzoni – la sofferenza comune dovrebbe portare ad altrettante comuni riflessioni e il raccoglimento attorno a un tragico fatto non può che confermare la netta distanza da ogni tipo di violenza, di qualunque colore e credo, da chiunque abbia a cuore il rispetto per il prossimo, la vita e la democrazia.
«Non sono più tollerabili forme di negazionismo al riguardo, in un sadico gioco tutto politico che di certo la popolazione, ben meno bellicosa di molti rappresentanti di partito, rifiuta in toto.
«La tragedia delle foibe è un evento tragico che unisce popoli e culture differenti e che li accomuna nel dolore della perdita.
«Dagli anni Novanta in poi la crudeltà di quegli atti si è manifestata agli occhi del mondo con i sempre più numerosi ritrovamenti di resti umani nelle profondità della terra, quei cunicoli carsici presenti in molti paesi dell’ex Jugoslavia.
«Resti di donne, vecchi e bambini, sloveni, croati, serbi e italiani che nella morte hanno trovato sorte comune e che si sono visti relegare in un angolo della storia per beceri interessi di quartiere.
«Tutte persone che nulla avevano a che fare con le parti belligeranti ma che, per la follia ideologica di alcuni, hanno pagato colpe che non gli appartenevano, in un sanguinoso e continuo stillicidio che affondava le radici nell’allora dividi et impera di stampo asburgico.
«Non vogliamo ridurci al conteggio delle vittime, seppure di enormi proporzioni, o al chi abitava dove, oppure limitarci alla successiva tragica esperienza dell’esodo conseguente a quei fatti, e che ha visto sradicati dalle loro terre persone che le abitavano da millenni.
«Vogliamo invece soltanto ricordare. Perché ricordare significa non dimenticare, affinché le nuove generazioni, di qualunque etnia e origine, non debbano mai più affrontare e subire simili tragedie.
«Se oggi siamo qui a celebrare il ricordo di quei fatti non è per opportunismo ma per evitare che si tenda a dimenticarli, nella speranza che presto, ne siamo certi, sapranno unire tutti coloro che si riconoscono nell’universale concetto di bene comune.»
 
Infine, la biblioteca civica ha allestito un percorso bibliografico dedicato al Giorno del Ricordo e ai tragici fatti delle foibe e dei campi di concentramento jugoslavi, dell'esodo forzato imposto a decine di migliaia di italiani dall’Istria, dalla Dalmazia e dalla Venezia Giulia alla fine della Seconda guerra mondiale e nel secondo dopoguerra, durante le tragiche vicende del confine orientale.

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