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Sul monte Stivo le installazioni di due giovani artisti

Al rifugio Prospero Marchetti i lavori di Chiara Gambirasio e Raffaele Vitto

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Foto di Filippo Tommasoli.
 
Si stanno facendo ammirare al rifugio «Prospero Marchetti» sul monte Stivo i lavori «Ammiraggio» di Chiara Gambirasio e «617 c» di Raffaele Vitto, realizzati dai due giovani nella residenza d’artista che si è svolta dal 3 al 29 luglio.
Fortemente connessi all’ambiente, non sono trasportabili e rimarranno al rifugio; diversamente dal previsto, quindi, non saranno spostati ma documentati con fotografie o altre tracce per le successive esposizioni, prima a Verona presso Habitat Ottantatré e poi l’anno successivo ad Arco alla galleria civica «Segantini», in occasione della conferenza stampa per la prossima edizione.
 
Per il secondo anno consecutivo l’associazione di promozione sociale In Habitat ha proposto il progetto «Da quassù», una residenza d’artista sullo Stivo voluta per ospitare in un ambiente non convenzionale artisti visivi contemporanei, per un’esperienza di soggiorno di un mese in un rifugio in alta montagna.
Il progetto è stato realizzabile grazie alla disponibilità di Alberto Bighellini, gestore del rifugio, del sostegno e patrocinio del Comune di Arco, di Trentino Marketing e della Provincia di Trento.
 

 
La particolare posizione del rifugio, che sovrasta da nord il lago di Garda, permette una triplice visione sui territori lombardi, veneti e trentini nonché una prospettiva ampia e un rapporto stretto e privilegiato con gli elementi naturali.
La montagna in questo caso vuole trasformarsi in un’esperienza formativa per stimolare la scoperta e la ricerca di quegli elementi «essenziali» e valori profondi, eliminando il più possibile il superfluo e l’accessorio.
Le condizioni di isolamento e la condivisione degli spazi necessitano di strutturare una convivenza basata sull’empatia e il rispetto.
 
La struttura risulta quasi autosufficiente dal punto di vista energetico, con pannelli fotovoltaici sul tetto e taniche per la raccolta dell’acqua piovana.
La consapevolezza delle risorse disponibili quotidianamente, necessita però di una gestione attenta e virtuosa per la vita in rifugio.
La componente relazionale e sociale varia molto rispetto alla vita in città, dove normalmente si è abituati a uscire per avere dei rapporti sociali. In questo caso sono le persone che arrivano al rifugio per trovare ristoro e un ambiente confortevole, un cambiamento evidente rispetto alla vita in qualsiasi centro urbano.
Quest’esperienza comunicata tramite espressioni artistiche vuole diffondere un messaggio di cambiamento, di critica sul nostro stile di vita, di ampliamento delle prospettive e di un fondamentale ritorno a una vita di comunità.
 

 
 Gli artisti  
Chiara Gambirasio nasce a Bergamo nel 1996, vive e lavora tra Mapello e Milano. Si forma all'Accademia di belle arti di Brera a Milano, dove si diploma nel 2019 in Pittura, per poi specializzarsi nel 2022 in Scultura.
La sua è una ricerca che si dispiega in varie discipline ma che sottende qual minimo comun denominatore il principio essenzialmente pittorico di codifica della realtà attraverso il colore.
Questa pratica viene da lei definita «Kenoscromìa», ossia vibrazione cromatica nel/del vuoto. La sua attenzione si concentra su dei punti di colore che appaiono nella realtà come intrusi, che ella si propone di trasformare, attraverso le immagini che ne nascono (pittoriche, fotografiche, scultoree o ibride), in fulcri prospettici.
Assumendo tale punto di colore quale centro di osservazione è possibile aprirsi ad una contemplazione di realtà pluridimensionali.
Tra le mostre personali si segnalano per il 2022 «Vedere dentro», a cura di Gabi Scardi, Galleria Cinquegrana (Milano); «5Dì», a cura di Caroline Corbetta, «Il Crepaccio IG» (online).
Per il 2021: «Istruzioni di volo», a cura di Sergio Risaliti, con testi di Cristina Muccioli, Museo Novecento (Firenze); «Sedimento», a cura di Amerigo Mariotti e Giorgia Tronconi, Adiacenze Bologna (Spilamberto, MO).
Tra le esposizioni collettive si segnala nel 2022 «Visibilia, come rendere visibile l'invisibile», a cura di Isabella Puliafito, Palazzo Ducale di Gubbio, e nel 2021 «L’armonia», a cura di Sergio Risaliti, Manifattura Tabacchi (Firenze).
 
Raffaele Vitto nasce a Canosa nel 1993, vive e lavora a Ferrara. Ha conseguito il diploma accademico di secondo livello in Scultura nel 2020 all’Accademia di belle arti di Bari.
Il suo lavoro è caratterizzato dal recupero di elementi agresti appartenenti al proprio vissuto, in particolare la terra, la stessa che coltiva sin da piccolo con la sua famiglia.
Questo gli permette di rendere tangibili le sue riflessioni, rivolte in primo luogo al bisogno di ritrovare quell'armonia perduta con l'elemento naturale, sondandole dinamiche che governano il rapporto uomo-natura/contadino-terra.
Ha partecipato a numerose mostre in Italia e all’estero: «Compost - The Open Bin» a cura Nadine Bayek, presso OnCurating Project Space, Zurigo, Svizzera. «Monet - culture in Motion in Adriatic Network of Museum».
Intereg Ipa Cbc Italia, Albania, Montenegro 2014/2020. Galleria Nazionale delle Arti, Tirana, Albania.
VI edizione di Apulia Land Art Festival, a cura di Carmelo Cipriani, al Parco agrario della Casa Rossa, Alberobello (BA).
«Segni elementari» a cura di Francesco Carofiglio, Lorenzo Madaro, Concettina Ghisu e Brizia Minerva, alla Casa d’Amore, Museo del territorio, Rione Monti, Alberobello (BA).

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