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Quali prodotti a base di cannabidiolo sono legali?

L'unica certezza nell’attuale panorama legislativo e giurisprudenziale è la decisione della Corte di Cassazione per cui oggi è possibile acquistare Cannabis light

Da un po’ di tempo la Cannabis light è oggetto di discussione, e una crescente attenzione riguardo i prodotti a base di cannabidiolo è dimostrata dal fatto che molte istituzioni internazionali (ONU e OMS - Organizzazione Mondiale della Sanità - prime tra tutte) hanno assunto, di recente, un atteggiamento più costruttivo nei confronti di questa pianta, permettendone l’acquisto su portali autorizzati, come la cannabis legale di Justbob.
Esiste però una differenza importante tra i due principali composti chimici che caratterizzano la canapa; prima di addentrarci nei meandri della legge italiana, chiariamo questi aspetti.
 
 CBD e THC: Cosa sono?  
La canapa (Cannabis sativa, L. 1785) è una pianta erbacea annuale appartenente alla famiglia delle Cannabaceae, in grado di crescere fino ai due metri di altezza.
Ma perché, a differenza di altre piante, il suo utilizzo è così tanto controverso? Per colpa dei suoi due principali composti chimici: il delta9-tetraidrocannabinolo (meglio noto come THC) e il cannabidiolo (il nostro CBD)
.
Ma andiamo con ordine.
In antichità, la canapa veniva sfruttata sia in medicina, sia per la produzione di tessuti di ottima qualità, raggiungendo il suo apice in Italia, durante il felice periodo delle repubbliche marinare, per la creazione di vele e cordami per le navi. Ad oggi, invece, il suo utilizzo è sempre più messo in discussione proprio per i suoi principi attivi.
 
Il tetraidrocannabinolo e il cannabidiolo, pur essendo entrambi cannabinoidi - ovvero sostanze chimiche attive che interagiscono con particolari recettori del nostro organismo (influenzando soprattutto il sistema nervoso centrale e il sistema immunitario) – si differenziano per le opposte reazioni che inducono al corpo: il THC, contrariamente al CBD, produce sostanze psicotrope.
 
Proprio per questo motivo, e per il fatto che tende a creare dipendenza, il THC è considerato a tutti gli effetti una droga. Al contrario, per il CBD, studi hanno dimostrato che non crea dipendenza e non è tossico. Anzi!


 Effetti positivi del CBD  
La ricerca riguardo gli effetti dei cannabinoidi sull’organismo umano è ai suoi inizi, tuttavia gli studi finora condotti hanno rivelato un enorme potenziale del CBD. Questa molecola, infatti, ha dimostrato di possedere grandi virtù terapeutiche e tra le più importanti ricordiamo soprattutto:
● Proprietà antinfiammatorie e analgesiche;
● Effetti positivi nella lotta contro l’ansia e la depressione;
● Placare i sintomi di epilessia e sclerosi multipla;
● Inibizione, ad alte concentrazioni, delle cellule tumorali (ma gli studi su questo aspetto sono ancora in corso).
 
La grande differenza tra CBD e THC quindi, consiste proprio nel fatto che il primo riduce gli effetti psicoattivi del secondo e produce effetti calmanti.
 
 Cannabis «light». Cos’è e come viene regolamentata  
Partiamo dal presupposto che, in Italia, la Cannabis è considerata uno stupefacente, secondo il DPR 309/90.
Ma quindi è illegale? Dipende. Esistono infatti alcune normative, elaborate nel tempo, che ne consentono l’utilizzo in particolari casi. Vediamo quali:
● Per uso terapeutico; e in questo caso ci si riferisce alla pianta come Cannabis terapeutica.
● Per uso ludico; ed è in questo ambito che si parla di Cannabis light.
 
La legislazione italiana differenzia i principi attivi che compongono la Cannabis, ovvero i già citati THC e CBD.
Poiché solo il tetraidrocannabinolo ha effetti psicotropi, è l’unico incluso nella “Tabella I” allegata al DPR 309/90, in cui sono elencate tutte le sostanze la cui vendita o cessione è vietata dal nostro ordinamento. Nessuna menzione riguardo il CBD.
Da qui deriva il concetto di Cannabis light, che può essere definita come quella varietà di Cannabis, e di prodotti da essa costituiti, avente una concentrazione molto bassa di THC (inferiore allo 0,5%) - i cui effetti sono, peraltro, annullati dall’azione competitiva del CBD - e che sfrutta le proprietà calmanti e antinfiammatorie del cannabidiolo.
 
 L’iter legislativo del CBD  
Fino al 1° ottobre 2020 la legislazione italiana non prevedeva alcun riferimento specifico e chiaro al CBD. Non era, pertanto, possibile affermare con certezza che la commercializzazione di prodotti a base di solo CBD, o con bassissima concentrazione di THC, fosse del tutto legale.
Proprio per questo, le associazioni di settore hanno sollevato numerose rivendicazioni che hanno costretto la convocazione di un tavolo di lavoro per affrontare la questione «in modo sistematico e completo».
In particolare, il Ministero della Salute ha invitato le proprie Commissioni consultive ad esprimersi, con una rivalutazione complessiva, sull'aggiornamento delle tabelle degli stupefacenti.
Su questo aspetto è intervenuta addirittura la Corte di Giustizia Europea nella causa C-663/18.
Con sentenza del 19 novembre 2020 la Corte ha infatti osservato che il CBD, sulla base dei dati scientifici disponibili, non risulta avere effetti né psicotropi né nocivi per la salute umana. Per tale motivo, lo stesso principio attivo non può essere considerato sostanza stupefacente e, dunque, la sua commercializzazione non può essere limitata all’interno del territorio europeo.
 
 Conclusioni  
La regolamentazione sulla cannabis light in Italia è in continua evoluzione, il che rende difficile prevedere quali saranno gli ulteriori sviluppi.
L'unica certezza, nell’attuale panorama legislativo e giurisprudenziale, è la decisione della Corte di Cassazione, quindi, ad oggi, è possibile acquistare Cannabis light in tutta sicurezza.

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