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Trento, presentato il recupero dell'ex mensa Santa Chiara

Realizzazione della nuova sede degli Ordini degli ingegneri e degli architetti, dell'Urban center e del Centro giovani – Progetto definitivo, importo: 2.500.000 euro

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L'edificio della ex mensa è inutilizzato da molti anni: da tempo veniva ricercata una nuova destinazione d'uso, compatibile con la natura dell'edificio e coerente con le funzioni del complesso di edifici intorno.
In accordo con la Soprintendenza, si è ritenuto necessario affrontare la progettazione del recupero di questo edificio intendendola come una stratificazione rispetto allo stato attuale del complesso, preservando quanto possibile del progetto del 1986 a firma degli architetti Cecchetto e Ferrari, pur dovendo reinterpretarlo nelle funzioni e negli obiettivi.
Il corpo dell'ampliamento del 1986 a est e l'edificio storico a ovest saranno funzionalmente separati e distinti: nell'edificio dell'ex lazzareto accessibile da ovest troveranno la sede l'urban center e gli Ordini professionali degli ingegneri e degli architetti, mentre nell'ampliamento del 1986 avrà sede il Centro Giovani, accessibile da nord o da est.
 
È stata sottoscritta una convenzione con gli Ordini professionali degli Architetti e degli Ingegneri per la concessione per 29 anni della parte di edificio destinata a loro sede, urban center e zona formazione.
Per ottemperare a funzioni e obiettivi, in sintonia con la progettazione del parco, è stato ripensato il rapporto con il contesto e sono state previste nuove volumetrie.
Un nuovo volume a nord del complesso conterrà parte dell'urban center e della sede dell'ordine degli architetti al piano superiore, contribuendo a ridisegnare l'accesso principale al centro giovani, che avverrà da nord.
Verrà inoltre realizzato un nuovo volume per realizzare un bar-caffetteria a sud, affacciato sul parco.
 
ll corpo centrale dell'edificio storico fungerà da atrio comune, ingresso per l'Urban Center a piano terra, per la sede degli ordini sviluppata sui diversi piani e per l'area formazione a servizio degli ordini, realizzata a sud: è stata prevista una sala da cento posti e una da trenta, con ingresso da sud che ne renda potenzialmente autonomo l'utilizzo.
La scala nell'atrio centrale e la passerella di collegamento tra corpo sud e nord vengono raddoppiate per raggiungere il nuovo secondo livello dell'edificio.
L'atrio centrale, anche nel suo sviluppo verticale, sarà il luogo dedicato all'accoglienza: il progetto vuole valorizzare questo spazio, cuore della parte ovest del complesso, con funzione di rappresentanza e di incontro tra gli ordini professionali, destinato anche ad allestimenti in collegamento con l'urban center.
Al piano superiore della parte nord dell'ex lazzaretto troverà posto la sede dell'ordine degli architetti: l'attuale ambiente unitario verrà articolato in più uffici con partizioni leggere.
 
È quindi prevista la costruzione di un nuovo ulteriore solaio al secondo piano, dove realizzare la sala consiglio per l'ordine che sarà raggiungibile attraverso una passerella che verrà realizzata anche nell'atrio centrale per garantire lo sbarrieramento di tutti i livelli dell'edificio.
Anche a sud-ovest dell'edificio storico verrà realizzato un nuovo volume che contiene i collegamenti orizzontali, locali tecnici e parte di una delle due sale formazione.
A piano terra, a sud del complesso, verrà anche ridisegnata la zona adibita a locali tecnologici.
I locali tecnici a piano terra corrisponderanno ora quindi a un terrazzamento, che ridisegna l'accesso da sud al parco, che avverrà attraverso un grande scalone, oltre che tramite una rampa a norma.
 
L'ordine degli ingegneri occuperà invece la parte sud dell'edificio storico, già contenente una struttura metallica con l'articolazione su 3 livelli.
La struttura attuale è staccata dai muri perimetrali e le finestre preesistenti sono disallineate: la luce diffusa permea questo spazio. Tuttavia le richieste dell'ordine degli ingegneri sono state soddisfatte prevedendo il richiesto numero di postazioni di lavoro, ma anche il prolungamento dei solai, che saranno in battuta con le murature perimetrali.
L'interno del corpo destinato alla sede dell'ordine degli ingegneri sarà ripartito da pareti vetrate di arredo, conservando all'ultimo livello la leggibilità della intera copertura in legno.
Verrà realizzata una nuova scala interna e un nuovo blocco servizi nella parte est della pianta, dove attualmente non ci sono i solai intermedi.
L'Amministrazione ha scelto di conservare il muro in porfido che identifica l'intervento del 1986 a est, verso il parco, assecondando una esplicita richiesta degli stessi progettisti originari.
Il progetto prevede di modificarne il rapporto col parco, realizzando una passerella di collegamento che lo percorre da nord a sud, oltre la quale saranno realizzate grandi vasche d'acqua per la fitodepurazione.
La passerella consentirà anche di raggiungere la quota interna del complesso, più alta, attraverso i varchi già esistenti nelle pieghe della muratura.
 
L'ampliamento realizzato negli anni ottanta è all'interno un grande spazio unitario che ingloba tre cedri diodara di notevoli dimensioni in tre patii vetrati. Lo spazio conserverà la sua integrità, pur diventando divisibile attraverso pareti mobili leggere. I grandi alberi sono ora molto cresciuti e spingono sulla struttura da cui entra la luce. La loro enorme chioma, in due casi su tre scapitozzata, rende peraltro molto difficile la gestione e la manutenzione dell'edificio. Se ne valuta la rimozione per motivi di sicurezza e si sta lavorando a un progetto di utilizzo del legno che ne deriva.
Il progetto prevede inoltre la realizzazione di un bar-caffetteria in nuovo volume nel parco a sud est dell'edificio degli anni 80. Il bar avrà un ingresso a nord, dalla passerella a est dell'edificio, e verso il parco a sud, dove l'accesso sarà collegato con i percorsi in quella posizione. Il nuovo volume del bar verso il parco avrà grandi vetrate verso est, e tamponamenti laterali rivestiti in pietra.
 

 
 RIFERIMENTI STORICI 
Il complesso Santa Chiara che fu convento delle Clarisse fino alla espropriazione napoleonica nel 1810, viene fondato intorno al 1229 a fianco della chiesa di San Michele Arcangelo e della chiesa di Santa Croce, entrambe sorte nel XII secolo.
Sono del gennaio del 1809 i progetti redatti dall'ingegnere bavarese Edmund von Pusch, i quali prevedevano per il convento la trasformazione in caserma militare.
Fu invece per decreto vicereale del 15 febbraio del 1811 che tutti gli ospedali cittadini si trasferirono nel complesso di Santa Chiara determinandone la destinazione d'uso fino al 1969.
L'edifico oggetto della progettazione, chiudeva il complesso ospedaliero Santa Chiara verso est: si trattava di un edificio intenzionalmente separato dagli altri, nella logica delle funzioni che aveva ospitato: il reparto infettivi, quindi il cosiddetto Lazzareto, e la lavanderia nella manica lunga, la cappella mortuaria prima e la zona detenuti più a sud, venivano tenuti lontani dagli altri reparti.
Dopo il trasferimento dell'ospedale nella attuale sede in Bolghera, nel complesso venne poi insediata la facoltà di lettere oltre al centro servizi Santa Chiara e all'Auditorium, mentre l'edificio del lazzareto rimase abbandonato per molti anni.
Nel 1984 gli architetti Cecchetto e Ferrari hanno redatto il progetto per realizzare la mensa universitaria.
 
I lavori che portarono a un ben riconoscibile ampliamento verso il verso il parco iniziarono nel 1986 e terminarono tre anni più tardi.
Nel 2008 la mensa gestita dall'opera universitaria venne chiusa.
Una piccola porzione dell'edificio è rimasto occupato come deposito da parte dell'Opera Universitaria fino al 2012.
L'edificio prima dell'intervento Cecchetto Ferrari era in stato di completo abbandono.
Si componeva di tre corpi, con due piani fuori terra ma con solai e altezze di gronda diverse tra loro.
Si trattava di due tratti della manica lunga e di un corpo più squadrato a sud. che soffre oggi delle sproporzioni dovute dallo sbancamento del terreno circostante, avvenuto per realizzare la strada di accesso per i mezzi di servizio all'Auditorium.
Il progetto interviene quindi su un edificio storico (l'ex lazzaretto) e su un edificio oggetto di progettazione e realizzazione nel 1986.

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