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Libro Cambiamenti Climatici, un trentino tra i 13 vincitori

Si tratta di un concorso indetto dall'Associazione Shylock Centro Universitario Teatrale di Venezia, la cui premiazione avverrà alla Ca' Foscari

L'autore è rientrato ieri da Agadir perché venerdì prossimo sarà alla Ca’ Foscari di Venezia, dove è stato convocato perchè è uno dei i 13 vincitori del Concorso sui Cambiamenti Climatici.
Ufficialmente si chiama Gigi Dal Ponte, ma è uno pseudonimo usato dall'autore per non coinvolgere chi nella sua famiglia si occupa scientificamente di cambiamenti climatici. 

Sì, perchè il racconto è ambientato a Caldaro e si pone a metà strada tra la sponda della realtà e quella dell’immaginazione: Gigi dal Ponte, un trentino doc prestato nell’occasione alla letteratura a sfondo scientifico.
Di che cosa si tratta è presto detto.  
 
L'associazione Shylock Centro Universitario Teatrale di Venezia, in collaborazione con il webmagazine Comete, ha organizzato un concorso letterario nazionale di narrativa inedita breve che ha per tema «I cambiamenti climatici».
L'iniziativa mira a stimolare la sperimentazione della scrittura su un tema di portata globale ancora poco presente nella nostra letteratura con la possibilità di proporre qualsiasi tipo di approccio culturale e stilistico.
Vi hanno potuto partecipare partecipare tutti gli autori maggiorenni di qualsiasi nazionalità. Non erano richieste precedenti esperienze di scrittura. 
 
I testi dei vincitori saranno pubblicati in un'antologia finale. Alcune segnalazioni particolari saranno riservate per gli autori under 30 e per gli studenti universitari.
Ma ecco che cosa scrive del nostro Gigi Dal Ponte il presidente della Società Meteorologica Italiana, Luca Mercalli, nella prefazione.  
 
 PREFAZIONE DI LUCA MERCALLI
Sono una bella sorpresa questi racconti presentati al Concorso Letterario dal tema «I cambiamenti climatici».
Non importa se in qualche dettaglio traspare un’impreci­sione scientifica piuttosto che un’ingenuità letteraria.
Perché sono prima di tutto racconti consapevoli, ed è questo che importa.
Dimostra che gli autori hanno colto la sfida epo­cale alla quale l’uomo si va confrontando, e ne indagano so­prattutto i tormenti emotivi, i conflitti individuali e collettivi: sono pagine che riguardano più l’antropologia che i fatti del cambiamento climatico.
C’è in tutte queste esperienze narra­tive una prevalente vena di frustrazione: quasi sempre i pro­tagonisti sono vittime di un mondo sfigurato dal mutamento climatico al quale si devono adattare con tristezza, rassegna­zione e sofferenza, ricordando un passato di avvertimenti sottovalutati e prevenzione inattuata.
 
È un sentimento del tutto giustificato in quanto emerge da un mondo attuale dove la priorità assegnata a questi temi nella politica, nel di­battito intellettuale e nell’informazione, è scarsa.
Il rischio climatico e ambientale, di cui si sente parlare in sottofondo da anni, è ormai divenuto uno dei tanti problemi non risolti con cui si convive quotidianamente quasi sperando non sia più importante di altri.
Tanto riguarda il futuro, e c’è sempre qualche cosa di più pressante di cui occuparsi! Tra i tredici racconti selezionati emergono ricorrenti citazioni dai classici della fantascienza, come il cibo sintetico Soylent che appare nel film «2022: i sopravvissuti» (1973) ripreso da Cristina Barberis Negra con il Littlefood nel suo « Vento da Sud», e da Wanda Scuderi con il Carotalit in «Forse…».
 
Ci sono scenari post-apocalittici infestati da bande armate come ne «La rocca del Ciclope» che Francesco Grasso ha ambientato in Calabria, ci sono analisi realistiche del boom economico e delle sue conseguenze positive e ne­gative nella campagna veneta, come ha documentato Nicola Tonelli in «Stabat Mater», e una reminiscenza di «Primavera silenziosa» della Carson che Leandro Miglio cosparge in «Poche api».
 
Ma due racconti mi hanno particolarmente colpito.
Uno è «Niente è cambiato» di Silvia Maltagliati: con intima delicatezza vi è tratteggiata la figura di una giovane bio­loga marina, Rigel, che si lascia vivere in rassegnata soli­tudine nel panorama di un’afosa città del futuro.
L’altro racconto che mi ha messo in risonanza è «Brioches» di Gigi dal Ponte. C’è un Luca «che sa di meteorologia e glaciologia e ama il suo Piemonte» e che si occupa delle implicazioni paleoclimatiche del ritrovamento della mum­mia Oetzi al ghiacciaio del Similaun.
Non ho potuto fare a meno di sentire una certa affinità… C’è una conferenza di James Hansen al Politecnico di Milano, che parla di for­zanti climatiche in occasione della presentazione in Italia del suo libro «Tempeste. Il clima in eredità ai nostri nipoti e l’urgenza di agire».
Ci ho scritto la prefazione per quel libro… Poi c’è la sorella di Luca, Sina, che – attivista am­bientale – è recentemente andata in Val di Susa alle mani­festazioni contro la nuova linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione.
 
Il 3 luglio 2011, al grande corteo di 70.000 persone presso il cantiere della Maddalena di Chiomonte (che è un villaggio neolitico di duemila anni precedente a Oetzi, ora calpestato dai mezzi blindati!) dove Sina viene intossicata dai lacrimogeni all’orto-clorobenziliden-ma­lononitrile, c’ero anch’io.
La limpida sintesi sull’inutilità e i danni indotti della grande opera che viene proposta nel racconto, mi sorprende per correttezza e rigore.
I dati scientifici che scoraggiano la costruzione di queste infra­strutture affette da gigantismo non vengono considerati come chiede invece la gente che protesta, e hanno anche a che fare con il clima: oltre all’improponibile modello eco­nomico espansivo su cui si basa, il progetto Tav mostra un bilancio energetico disastroso.
Ebbene, la conclusione del racconto è che alle forzanti climatiche di Hansen toc­ca aggiungere l’indifferenza e la corruzione.
Ma proprio come Hansen si è fatto arrestare negli Stati Uniti duran­te una manifestazione contro il carbone, così lotte come quella contro il Tav in Valsusa possono rappresentare la forzante positiva di cui abbiamo più bisogno: la resistenza civile.
 
Ecco, questi due racconti mi sembrano ben riassumere la tensione emotiva di cui soprattutto gli studenti dell’Uni­versità di oggi possono e devono nutrirsi: lo stupore e la meraviglia per l’indagine scientifica, che rigenera Rigel dal male di vivere e le dona una ragione profonda di esistere e di lavorare per capire dove va il mondo, e la necessità di fondare una nuova politica a partire da una militanza con­sapevole, rigorosa e determinata come quella di Hansen e di Sina.
 
Luca Mercalli
Presidente Società Meteorologica Italiana

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