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«Amava arrampicarsi sugli alberi» – Racconto di Viky Keller

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Mariavittoria Viky Keller nata a Trento il 12 aprile 1979. Diplomata aò liceo scientifico B. Russel di Cles, ha frequentato il corso di formazione post diploma presso l'Accademia di commercio e turismo di Trento sulle nuove tecnologie e Information and communication technology.
Attualmente si occupa di «creazione di testi artistici e poetici anche didascalici» per immagini fotografiche o dipinti.
Realizza anche scritti narrativi per esposizioni personali e letture pubbliche.

 Amava arrampicarsi sugli alberi.  
Ma non era un'attività che le risultava facile. Il braccio sinistro era più pesante dell'altro. Non riusciva a chiudere completamente la mano e fino alla spalla il muscolo era duro, quasi legno. Insensibile.
Non era sempre stato così, un giorno si era svegliata con un dolorosissimo formicolio.
Prima compariva saltuariamente, da qualche anno era diventato cronico.
Nessuna visita o consulto medico avevano suggerito una cura definitiva. Alla sera si massaggiava con un composto naturale di erbe e osservava il colore della pelle farsi rosso e poi tornare chiaro.
Quel rimedio attenuava momentaneamente la morsa che costringeva l'arto.
Ma durava poco.
Il dolore aumentava notevolmente con l'arrivo del freddo. Nel buio invernale spesso avvolgeva il braccio in uno scialle di lana, tenendolo accostato al corpo, come se fosse rotto.
Come un bambino da cullare e scaldare.
Aveva accettato quella menomazione di buon grado, accomodante e rassegnata. Svolgeva le attività quotidiane tenendo il braccio sinistro lungo il corpo. Con il destro si affaccendava veloce e sicura.
Se la si guardava armeggiare in cucina, mentre preparava una torta di mele, si avrebbe potuto paragonarla ad una creatura mitologica, fornita di un unico braccio.

Racconto questa storia, inventata solo un po', perché spesso dei nostri limiti non sappiamo che farcene.
Così non facciamo proprio niente. Io invece proverò a superare gli ostacoli, fuori e dentro.
Perché non mi va di arrendermi così. Nemmeno se, in fondo, trovo ottimi motivi per languire nelle difficoltà.
E tu, cosa pensi di fare?

 

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