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«2012, Un fatto di cronaca nera» – Racconto di Paolo Giri

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Paolo Giri, 76 anni, veneziano, già dirigente in multinazionale operante nel campo dell'ingegneria e dell'impiantistica per impianti di grosse dimensioni. Ha molto viaggiato.
È autore de «Il viaggio (senza capo né coda)» pubblicato da Arduino Sacco nel 2010 e di «Una storia breve per bimbi, ma anche per bimbe, cresciuti» pubblicato da Greco & Greco nel volume «25 Autori raccontano» nel 2011.

Corre l’anno del Signore 2012. Anno bisesto. Anno nefasto. Annus horribilis.
È il pomeriggio inoltrato del 30 di dicembre, le giornate arrancano per guadagnare qualche minuto di luce e si contano le ore alla fine dell’anno.
Natale è passato solo da cinque giorni e il presepe è ancora sotto gli occhi. Il Bambino Gesù è nella mangiatoia, sorridente, l’asino e il bue continuano a riscaldarlo con l’alito. Il Bambino figlio della Santissima Vergine. La stella cometa indica la strada ai Re Magi. Pastori con pive e pecorelle.
Ma la cronaca nera non si ferma. Omicidi per qualche decina di euro, stupri eccetera. Tutto come al solito, ma un fatto in particolare non può mancare di attirare l’attenzione.
 
Una giovane donna partorisce, o meglio espelle e abbandona il neonato nella tazza del water della toilette di un McDonald’s a Roma.
E non si può non pensare a quella creatura, al bambingesù dei tempi nostri, coperto di sangue, quello che sta morendo di freddo e forse mezzo annegato nell’acqua lurida della tazza di un water, abbandonato dalla madre, sicuramente una puttana. E dopo una settimana ci sarà la conferma che la madre è una prostituta rumena già scappata in Romania.
Il bambingesù dei nostri tempi non è figlio di una Santissima Vergine, ma di una puttana. Non nasce in una mangiatoia, ma nella tazza di un cesso. Non c’è nessuna stella cometa, non ci sono le pive e le lanterne dei pastori ma i lampeggianti e le sirene della polizia.
E penso che questa sia l’immagine della nostra pseudo civiltà che sparisce nel cesso di un fast food, all’EUR, il quartiere dall’architettura monumentale, a Roma, una volta caput mundi, faro di civiltà.
Finisce così il 2012.
Ma non finisce così la nostra storia.
 
La Divina Provvidenza? Sì. Due donne, non necessariamente due pie donne, due donne qualsiasi (e, perché no?, forse colleghe della madre) scoprono quell’esserino, lo lavano, lo asciugano e lo riscaldano con l’alito caldo di un soffiatore, moderno sostituto dell’asciugamano tradizionale. E dopo averlo ben coperto lo portano in un ospedale. E nella culla termica il bambingesù dei tempi nostri si riprende. Tutti lo coccolano e, anche se non battezzato, gli danno un nome: Emanuele.
Ecco, questo epilogo mi sembra sia un messaggio di grande speranza. Comincia bene il 2013, almeno per Emanuele. Una sorta di Pasqua di Resurrezione dei nostri tempi.
Sì, la Divina Provvidenza. E puoi essere ateo, agnostico, credente con una infinità di non certezze, ma non ti può sfuggire la grandezza di questa sordida storia di nera.
Ma quale divina provvidenza! Ma quale grandezza, l’hai detto, è solo una sordida storia di cronaca nera, un infanticidio mancato. E’ che tu sei portato a intenerirti per nulla.
Può essere che sia come dici tu, che io mi intenerisca per nulla. Non me ne vergogno e non me ne glorio. Ma se questa storia non ti intenerisce tu devi avere qualcosa di sbagliato.
Intanto è iniziato il 2013 e le giornate un po’ si sono allungate.
 
Paolo Giri

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