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A «Cieli neri» di Irene Borgna l'undicesimo Premio Rigoni Stern

La giuria dell'edizione 2021 del premio per la letteratura multilingue delle Alpi era formata da Sara Luchetta, Giuseppe Mendicino, Luca Mercalli e Annibale Salsa

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Foto della premiazione.

L'antropologa e guida alpina ligure-piemontese Irene Borgna è la vincitrice, con «Cieli neri», edizioni Ponte alle Grazie, dell'undicesima edizione del Premio Mario Rigoni Stern, quella del centenario, che si è svolta oggi a Venezia, a Palazzo Labia, e avrà il suo epilogo domani mattina ad Asiago.
Un'edizione segnata da una forte presenza femminile e straniera: tra i finalisti infatti, accanto all'ex comandante della Forestale del Veneto, Daniele Zovi, autore di «Autobiografia della neve» (Utet), c'erano anche l'attivista francese, Stephanie Besson, con «Trouver refuge» (ed Glénat), incentrato sulle vicissitudini dei rifugiati che cercano di passare i confini francesi, e la scrittrice e drammaturga svizzero-tirolese di lingua tedesca, Selma Mahlknecht, con «Berg and breakfast» (ed. Raetia), una riflessione acuminata sul turismo in montagna.
Un altro riconoscimento, il Guardiano dell'Arca – Osvaldo Dongilli, è andato al decano degli studi di selvicoltura Pietro Piussi.
 

 
«Cieli neri» è il racconto di un viaggio in camper dell'autrice, con marito e cane al seguito, dalle Alpi Marittime, dove vive, al Mare del Nord, alla ricerca delle poche aree del vecchio continente preservate dall'inquinamento luminoso. Un libro giudicato dalla giuria (composta da Luca Mercalli, Sara Luchetta, Giuseppe Mendicino e Annibale Salsa) in sintonia con i valori e l'opera di Mario Rigoni Stern e in particolare con la forte attenzione del Premio ai temi ambientali e ai problemi dell'inquinamento e dei cambiamenti climatici.
«Se vincere un premio è già di per sé una cosa gratificante – ha commentato l'autrice, presente a Venezia col figlio di appena un mese e mezzo – il Premio Mario Rigoni Stern per chi scrive di montagna, e tanto più per chi come me ha scelto di viverci e lavorarci, è veramente un sogno che si realizza.
«Non so, peraltro, se Cieli neri ci sarebbe stato senza la persona e l'opera di Mario Rigoni Stern, che come uomo e come scrittore ha avuto un'enorme influenza su più di una generazione, su persone che avevano e hanno in testa la natura e la ritrovano nei suoi libri.
«Quest'opera è come una delle tante navi che ritornano sull'altopiano dopo che i libri di Rigoni Stern come dei messaggi in bottiglia si sono sparsi in giro per il mondo.
«Infine il libro vuole essere un mattoncino nella costruzione di un mondo migliore e più accogliente, che è il mio impegno rinnovato dopo la nascita di mio figlio.»

 
 
Nel corso della cerimonia, trasmessa anche in streaming sul sito del Consiglio Regionale Veneto e sulla pagina Facebook del Premio, il presidente Sergio Frigo ha fatto ascoltare il frammento di un'intervista di Andrea Zanzotto che confessa la sua ammirazione per il coetaneo scrittore asiaghese, e il docente dell'università di Siena Niccolò Scaffai ha parlato dei rapporti fra letteratura ed ecologia alla luce della produzione dei due maestri veneti.
Infine in un video trasmesso durante la premiazione alcuni fra i più affermati scrittori italiani contemporanei, da Paolo Cognetti e Mauro Corona, da Marcello Fois a Ilaria Tuti, da Ernesto Ferrero a Mariapia Veladiano, hanno raccontato come la lezione di Rigoni Stern abbia segnato in profondità la loro attività letteraria.
La premiazione si replicherà domani alle 10.30, con modalità solo in parte diverse, al teatro Millepini di Asiago.

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