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L'«impresa» (mai raccontata) della Pieve di San Lorenzo

Presentato ieri sera a Vigo Lomaso il volume frutto di una ricerca interdisciplinare

Finalmente svelati, grazie alla ricerca archeologica, molti dei segreti della Pieve di San Lorenzo. Ieri sera, nel giorno del patrono San Lorenzo, presso il complesso monumentale della pieve di Vigo Lomaso è stato presentato il volume «Alle origini delle Pieve di San Lorenzo. Storia e archeologia del costruito e del contesto».
Coordinata da Enrico Cavada e edita dalla Soprintendenza per i beni culturali della Provincia autonoma di Trento e dal Comune di Comano Terme, la pubblicazione conclude un laboratorio di studio pluriennale iniziato nel 2015.
Alla presentazione, dopo il saluto del sindaco di Comano Terme Fabio Zambotti e gli interventi di mons. Luigi Bressan, arcivescovo emerito di Trento, e Andrea Zanotti, professore ordinario presso l’Università degli Studi di Bologna.
Ha partecipato anche il vicepresidente della Provincia Mario Tonina.
 
La pubblicazione di oltre 190 pagine è una sintesi di vicende del medioevo poco praticate, osservate con metodo innovativo per porre nella giusta luce della storia gli eventi che sono stati alla base di un importante e impegnativo cantiere all’alba del Duecento.
Pietre, muri, forme parlano di uomini che all’alba del XIII secolo hanno predisposto questo straordinario complesso in una nitida e solida architettura, sopravvissuta fino a noi integra anche se continuamente rabberciata per superare le «offese» del tempo.
 
Particolare attenzione è stata rivolta alle parti sopravvissute degli edifici principali del complesso, unico e fondamentale documento di informazione di fronte all’assenza totale di testimonianze scritte dell'età della fondazione, naufragate con gli archivi che le contenevano.
Pietre, muri, tecniche, forme dicono di uomini che otto secoli fa sono stati in grado di ordinare e di comporre una nitida e solida architettura di prestigio, in blocchi di pietra ben squadrati e tale da sottolineare la centralità di questo luogo sovrano, punto assoluto di riferimento di un vasto e operoso distretto, generazione dopo generazione.
 
I secoli porteranno modifiche, anche ampie, al suo aspetto, mai tali però da cancellare le forme date dai fondatori, che nel paesaggio del Lomaso continuano ad attrarre fedeli, viaggiatori, ospiti e cultori d’arte.
Il volume include inoltre attente considerazioni su un singolare quanto straordinario repertorio di monumenti funerari e votivi di età romana e lastre ornamentali scolpite di età carolingia, confluiti presso la pieve da luoghi vicini in tempi diversi, alcune delle quali già ammirate e descritte con gusto umanistico da curiosi visitatori del primo Cinquecento.
 
Al volume ha contribuito una équipe interdisciplinare di studiosi e ricercatori composta da Martina Andreoli, Marco Avanzini, Michele Beghelli, Elisa Bernard, Gian Pietro Brogiolo, Stefano Camporeale, Enrico Cavada, Elsa Centofante, Michele Dalba, Francesca Parisi, Graziano Riccadonna, Isabella Salvador, Gaia Sinigaglia, Riccardo Tomasoni.

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