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È morto il grande collega Giampaolo Pansa. Aveva 84 anni

Grande giornalista, scrittore, saggista e opinionista, un uomo che ha saputo scegliere di dire sempre la verità, a qualunque costo

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Giampaolo Pansa è nato a Casale Monferrato il 1° ottobre 1935.
Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato con 110/110 e lode in Scienze Politiche presso l'Università degli Studi di Torino con una tesi intitolata Guerra partigiana tra Genova e il Po.
 
La tesi fu poi pubblicata da Laterza nel 1967 e gli procurò il «premio Einaudi.
Durante gli anni universitari, Pansa fu anche allievo di Alessandro Galante Garrone, professore ordinario di Storia Moderna e Contemporanea, il quale lo indirizzò per primo verso gli studi storici sulla Seconda guerra mondiale e sulla Resistenza italiana.

Dal primo matrimonio, con Lidia Casalone, è nato nel 1962 un figlio, Alessandro, ex amministratore delegato di Finmeccanica, morto l'11 novembre 2017 all'età di 55 anni.
In seconde nozze Pansa ha sposato la scrittrice Adele Grisendi con la quale conviveva dal 1989.
 
Nella carriera di Pansa hanno avuto un ruolo preponderante i giornali del Gruppo L'Espresso, coi quali ha collaborato ininterrottamente dal 1977 al 2008.
Di seguito i giornali con cui ha collaborato.
- 1961-1964: La Stampa (direttore Giulio De Benedetti). Uno dei suoi servizi più noti del periodo fu sul disastro del Vajont;
- 1964-1968: Il Giorno (direttore Italo Pietra), si occupò delle cronache dalla Lombardia;
- 1969-1972: La Stampa, inviato da Milano (direttore Alberto Ronchey). Scrisse per il quotidiano torinese sulla strage di piazza Fontana;
- 1972-1973: Il Messaggero di Roma come redattore capo (direttore Alessandro Perrone);
- 1º luglio 1973 - ottobre 1977: inviato speciale per il Corriere della Sera (direttore Piero Ottone). Durante il periodo al Corriere Pansa scrisse con Gaetano Scardocchia l'inchiesta che contribuì a svelare lo scandalo Lockheed;
- novembre 1977-1991: La Repubblica, inviato speciale (direttore Eugenio Scalfari). Nell'ottobre 1978 assunse la vicedirezione. Riprese a scrivere per il quotidiano romano nel 2000 come editorialista;
 
Questi i settimanali.
- 1983-1984: crea la rubrica «Quaderno italiano» su Epoca (direttore Sandro Mayer);
- 1984-1987: crea la rubrica «Chi sale e chi scende» su L'Espresso (direttore Giovanni Valentini);
- 1987-1990: crea la rubrica «Bestiario» su Panorama, (editore Mondadori, direttore Claudio Rinaldi, Pansa fu condirettore);
- 1991- settembre 2008: il «Bestiario» prosegue su L'Espresso (direttore Giulio Anselmi, poi Daniela Hamaui).
 
Il 30 settembre 2008, trovandosi in contrasto con la linea editoriale, lasciò il Gruppo Editoriale L'Espresso. 
Da allora ha scritto sulle seguwenti testate:
 
- ottobre 2008 - dicembre 2010: Il Riformista (direttore: Antonio Polito);
- settembre 2009 - luglio 2016[12]: Libero, dove nel gennaio 2011 ha portato il «Bestiario» (direttore: Maurizio Belpietro (2009-2016), Vittorio Feltri (2016-in carica);
- settembre 2016 - giugno 2018: La Verità (quotidiano fondato e diretto da Belpietro);
- novembre 2018 - agosto 2019: Panorama (settimanale diretto da Maurizio Belpietro);
- agosto 2019 - gennaio 2020: The Post Internazionale (quotidiano online fondato e diretto da Giulio Gambino);
- settembre 2019 - gennaio 2020: Corriere della Sera (direttore: Luciano Fontana).

La sua attività di scrittore ha avuto come principale interesse la Resistenza italiana, già oggetto della sua tesi di laurea.
Nel 2001 Pansa pubblica «Le notti dei fuochi», sulla guerra civile italiana combattuta tra il 1919 e il 1922, conclusa con la presa del potere da parte del fascismo.
Nel 2002 esce «I figli dell'Aquila», racconto della storia di un soldato volontario dell'esercito della Repubblica sociale italiana.
Comincia poi il ciclo «dei vinti», cioè una serie libri sulle violenze compiute da partigiani nei confronti di fascisti durante e dopo la seconda guerra mondiale: «Il sangue dei vinti» (vincitore del Premio Cimitile 2005), «Sconosciuto 1945», «La Grande Bugia» e «I vinti non dimenticano» (2010).
 
Pansa è stato oggetto di critiche (a partire da «Il sangue dei vinti»)in quanto avrebbe «infangato» la Resistenza utilizzando, a detta dei detrattori, quasi esclusivamente fonti revisioniste di parte fascista. Accuse che Pansa ha sempre respinto con decisione, sostenendo di aver utilizzato fonti di diverso colore politico e di aver spesso descritto i crimini che certi esponenti fascisti avevano commesso ai danni dei partigiani prima di essere a loro volta uccisi.
Durante la presentazione dei suoi libri in alcune occasioni Pansa è stato oggetto di contestazione da parte di centri sociali di estrema sinistra, nonché da storici, che accusano l'autore di revisionismo.
In un caso ci sono stati tafferugli tra gruppi di sinistra e di destra, entrambi presenti all'evento. Tali episodi sono stati condannati dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e dal presidente del Senato Franco Marini.
Vi è stato anche chi, come Galli della Loggia, ha giudicato positivamente il lavoro di Pansa, chiedendosi però come mai l'Italia si permetta di far luce sui crimini ignorati della sua storia solo quando sono gli intellettuali di sinistra a renderli noti al grande pubblico.
Anche lo storico Sergio Luzzatto, dopo una iniziale perplessità su «Il sangue dei vinti», che comportò da parte sua anche dure prese di posizione, dichiarò in seguito che nelle sue opere «nulla si inventa» e c'è «rispetto per la storia».
 
Il libro successivo, «La Grande Bugia, è dedicato proprio alle reazioni suscitate da Il sangue dei vinti.
Anche quest'opera è stata oggetto di critiche.
«I gendarmi della memoria» ha chiuso il trittico aperto da Il sangue dei vinti: è un atto di accusa contro quanti, a suo avviso, non accettano alcuna forma di ripensamento o di autocritica su quel periodo.

Ha cessato di vivere a Roma oggi, 12 gennaio 2020.

Si ringrazia Wikipedia per le note e la foto dscattata da Antonio Giovanni Colombo nel 2010.

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