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Ci ha lasciati Sergio Bernardi, papà del «Trentino dell’anno»

Aveva fondato la rivista «Uomo, Città e Territorio», era un artista figurativo e la sua passione era editare libri – Il ricordo poetico di Mario Cossali

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Ha lasciato un po’ a tutti un senso di profondo sconforto la notizia della morte di Sergio Bernardi, avvenuta stanotte a casa sua.
Laureato a Bologna, si era trasferito a Trento la vigilia del '68, attirato dal fermento culturale di allora.
Insegnante di professione, ha dedicato gran parte della sua vita alla casa editrice UCT, Uomo, Città e Territorio, con la quale aveva editato l’omonima rivista per anni e anni, anche se la sua passione era quella di scovare autori di libri da pubblicare.
Appassionato di arte figurativa, era stato un autore di talento, per poi divenire lui tesso critico d’arte.
Aveva anche ideato il concorso «Trentino dell’anno», volto a premiare quei cittadini meritevoli di segnalazione, per cui era sempre alla ricerca di persone in gamba. E non sarebbe male se la prossima edizione vedesse eleggere proprio il suo ideatore.
Cinque anni fa aveva ceduto la rivista UCT all’editore Loris Lombardini e ultimamente stava cercando anche di accasare la casa editrice con i suoi mille titoli.
Lascia la moglie e la figlia che ha conosciuto il successo con il film «Funne - Le ragazze che sognavano il mare».
 
 Il ricordo di Mario Cossali 
L’ultima mostra insieme a Sergio, una collettiva intitolata Yes peace, alla casa degli artisti a Tenno e poi a Isera, poco più di un anno fa.
Così scrivevo della sua nuova pittura.
«Sergio Bernardi ha illustrato qui alcune provvisorie, esoteriche suggestioni, che si allontanano dal suo astrattismo arcaico alla ricerca di una soglia espressiva lirica: qui la pace mormora le sue giaculatorie che formano un luogo di meditato raccoglimento.
«L’ombra espressionista incombe ancora eppure in questi lavori prevale l’urgenza della sosta per la decifrazione del cammino.»
Sergio non stava bene e anche nella sua pittura emergeva in modo imprevedibile una nuova consapevolezza di tenera fragilità, che colpiva per la sua leggera eppure decisa profondità.
Della sua multiforme attività giustamente molti parleranno, io voglio solo sottolineare il suo senso di appartenenza alla poesia, intesa come ricerca di un nucleo fondante dell’esperienza, quel senso che lo ha spinto a partecipare in prima persona a tanti impegni per la salvaguardia dell’umanità, della città, della natura.

Mario Cossali

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