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«Il mio Sessantotto: interviste e testimonianze»

L’ultima fatica editoriale a cura di Sergio Bernardi, Vincenzo Calì e Giancarlo Salmini

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Titolo: «Il mio Sessantotto: interviste e testimonianze»
A cura di: Sergio Bernardi, Vincenzo Calì e Giancarlo
                 Salmini

 
Trento: Fondazione Museo storico del Trentino, 2021
 
Pagine: 437
Prezzo di copertina: € 25
 
È uscito in questi giorni, pubblicato dalla Fondazione Museo storico del Trentino in stretta collaborazione con il Gruppo culturale Uomo Città Territorio (UCT), il corposo volume «Il mio Sessantotto: interviste e testimonianze» che cerca di restituire, attraverso una sessantina di interviste e testimonianze, quel complesso mosaico di azioni, eventi e pensieri che caratterizzò il biennio 1968-1969, partendo dalla realtà trentina per collegarsi a un'estensione ben più ampia, a una rivoluzione politico-culturale mondiale sulla quale la ricerca storica sta scrivendo nuove pagine.
Un volume fortemente voluto da Sergio Bernardi, il vulcanico promotore culturale e fecondo editore, scomparso nel maggio del 2020.
Il destino non gli ha permesso di vederlo ultimato e queste pagine sono dedicate a lui, alla sua tenacia e alla sua figura di grande interprete della crescita culturale del Trentino.
 
Come afferma Giancarlo Salmini nella premessa del libro «Il mio Sessantotto», molti storici, sociologi, giornalisti, nel corso degli anni, hanno tracciato sia i contorni che l'essenza del fenomeno «Sessantotto» dimenticando spesso di dare la parola ai moltissimi diretti interessati, a coloro cioè che non sono i leader o i dirigenti, ma rappresentano la cosiddetta «base», i militanti, quelli che nei cortei non occupavano quasi mai le prime file.
Queste pagine invece danno voce a un «caleidoscopio di vissuti, aneddoti, stati d'animo, paure e tensioni sia di molteplici cittadini professionalmente appartenenti a vari segmenti della società trentina, che di un corpo esteso e organizzato di studenti, operai e lavoratori alla ricerca di una maggiore dignità, libertà, uguaglianza e giustizia sociale».
 
Scorrendo le interviste e le testimonianze raccolte nel libro ci si trova di fronte a percorsi di vita talvolta anche opposti, intricati ma sicuramente mai banali e finalmente il lettore può dare un nome e un cognome a coloro che hanno partecipato al Movimento studentesco e alle lotte operaie dell'autunno caldo.
«Il mio Sessantotto» permette di iniziare ad analizzare criticamente quell'esperienza, ricostruendo un contesto socio-culturale il più ampio possibile.
«Il peso di una memoria divisiva sul tema del Sessantotto – ricorda Giuseppe Ferrandi, direttore della Fondazione Museo storico del Trentino – in Italia come in Trentino, è ancora ben presente e talvolta ingombrante, ma compito della storiografia è proprio la sua elaborazione.»

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