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È uscito il nuovo libro di Paola Gabrielli: Voci dalla Montagna

La storia di più generazioni raccontata da un'artista nata e cresciuta in Val di Non

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Titolo: Voci dalla montagna
Autrice: Paola Gabrielli
 
Editore: Nuovi sentieri 2021
Genere: autobiografia di più generazioni
 
Pagine: Illustrato
Prezzo di copertina: € 20
 
Sono nata e cresciuta a Cles in Val di Non.
Mi ricordo che mio padre ci sommergeva a casa di libri in cui io e mia sorella ci tuffavamo con curiosità e bramosia, assaporandone il profumo fino all’ultima pagina, anche fino a notte fonda.
Ho sempre amato l’arte e la conoscenza fin quasi a perdermi nel corpo come nell’anima: è il demone interiore che c’insegue e c’affligge sempre, finché non trova giusta soddisfazione.
Dopo gli studi liceali e musicali in canto e pianoforte, mi sono laureata a Trento in Lettere moderne con specializzazione in Storia dell’arte.
 
L’inizio di un lungo e complesso viaggio. Ho sondato infatti il mondo delle scritture antiche in tutte le molteplici forme: dalla catalogazione del libro antico, allo studio delle forme documentarie private e cancelleresche, diplomandomi in Archivistica, Paleografia e Diplomatica all’Archivio di Stato di Bolzano e approdando successivamente alla ricerca storica con l’Università di Trento.
Ho lavorato per comuni, Provincia e musei in ambito culturale.
In questi ultimi anni ho affiancato alla scrittura, l’attività di insegnante in lettere al liceo, e arte (pittura di mandala) con laboratori per bambini e ragazzi sul territorio e nelle scuole.
Ho ballato dal 2010 nella compagnia di danza orientale di Francesca Lilith Miceli e dal 2018 la tribal dance con Cristiana Madia.
 
Studio il colore secondo il metodo Aura-Soma (tu sei i colori che scegli), di cui sono practitioner (consulente) e sperimento tecniche varie di pittura (acrilico, acquarello, olio e carboncino).
Segnalata in diversi concorsi di poesia, ho pubblicato nel 2016 il romanzo «I sommersi e i salvati» edito da Curcu & Genovese, dal quale è stato tratti un singolo e un videoclip Salvami tu e nel 2018 «L’Ombra di Omero» per Fontana editore.
Altri lavori sono il frutto di ricerca presso gli enti pubblici del Trentino.Faccio parte dell’Associazione scrittori Bolzano.
Amo immergermi nella natura e praticare trekking.
Ho due gatti neri e una figlia, Arianna, a cui dedico il prossimo libro, ricordando le molte storie che inventavo per farla mangiare, tra le quali quella di Els e il mago Pfui,
 
Il demone dell’arte non dorme mai: mi tormenta e mi pungola, rendendo così evidente l’urgenza di chi ha voluto testimoniare con la propria vita, gli orrori della guerra; per non dimenticare, per sopravvivere in un mondo che aveva perso, allora come ora, il proprio senso. I ricordi sono per tutti così: appartengono al passato, ma si tingono del presente.
Sento il bisogno di scrivere ciò che è stato, di metterlo nero su bianco, per tenere viva la memoria di qualcosa che per me è fondamentale.
Così ho preso in mano la mia vita e quella dei miei cari, dandone uno spaccato fedele, attraverso fonti scritte e orali (dalle lettere, alle pagine dei diari di guerra, passando tra reminiscenze, riflessioni e racconti personali lungo un arco di cent’anni), mostrando come siano le notizie, belle e brutte che arrivano ai destinatari in modi e tempi diversi, a «determinarne il destino».
 
Testimonianze vive che, non solo esistono come ricordo, ma che ancor oggi influenzano la nostra storia. Quella storia che non solo si studia sui libri di scuola, ma che si fa carne e sangue attraverso le testimonianze di chi l’ha vissuta in prima persona.
Ed è la montagna, con le sue molteplici voci, che si fa interprete di questo mio sentire, intessendo un dialogo intimo e serrato con la mia parte più intima, quella che, chiede di essere presa per mano e accompagnata lungo il sentiero della vita.
E così, emergono dal profondo, ricordi, emozioni e visioni di me bambina che correvo spensierata sui prati, aggrappandomi ai rami dei meli accanto a casa e mi meravigliavo, allora come ora, delle primule appena nate tra le foglie secche e accartocciate dall’inverno.
 
Mi piaceva andare a scuola, quella stessa scuola in cui ora insegno, come docente di lettere italiane e latine.
Ed è proprio l’emozione di ripercorrere gli spazi che mi hanno visto crescere e «sudare sulle amate carte», che mi hanno portato a riflettere su cosa significhi essere insegnante al giorno d’oggi, nonostante tutte le difficoltà del mestiere.
Ciò che importa è dare un senso alla propria vita e questo, per me, sta tutto nell’aiuto dato alle persone attraverso la parola.
Il desiderio di scrivere e insegnare mi hanno sostenuto così anche nel periodo della malattia.
Ogni giorno poteva essere l’ultimo giorno, ma la volontà di esserci, mi hanno tenuto in vita.
Così oggi, sono qui tra voi a testimoniare la mia esperienza, con la consapevolezza che possa essere d’aiuto a molte persone che ora, più che mai, stanno soffrendo non vedono più la luce, in fondo al tunnel.

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