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Un libro per chi ama i libri – Di Luciana Grillo

Massimo Gatta: «L’insolenza e l’audacia - Sul disordine dei nostri libri»

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Titolo: L'insolenza e l'audacia. Sul disordine dei nostri libri
Autore: Massimo Gatta
 
Editore: Graphe.it 2021
Genere: Critica
 
Pagine: 112, Brossura
Prezzo di copertina: € 8,50
 
Massimo Gatta è un bibliotecario appassionato che, in poche pagine, ha avuto la capacità di far riflettere lettrici e lettori sul modo di conservare i libri, sulla possibilità di sistemarli per temi, o autori, o editore, oppure di lasciar crescere pile di libri in modo spontaneo e creativo.
L’argomento tocca tutti coloro che amano la lettura e comprano i libri; dopo averli letti, il più delle volte, pensano di non potersene staccare e quindi si chiedono: dove e come li conserverò? E poi, li ritroverò facilmente?
Luigi Mascheroni, nella prefazione, cita Borges e la sua biblioteca, «una infinita Babele» e aggiunge che «i libri sono rampicanti cartacei a crescita veloce che aggrediscono muri, pareti, colonne, scale, corridoi…».
 
Massimo Gatta, sicuramente assai esperto del tema per lavoro e per passione, comincia il suo testo partendo dalla più antica delle biblioteche, quella (bellissima oggi) di Alessandria d’Egitto, elencando i vari materiali, dai rotoli di papiri al volumen, dal codex all’ebook e riportando il pensiero di un intellettuale come Roberto Calasso che considera l’ordinare la biblioteca «un tema altamente metafisico» e le osservazioni di Francesco Guccini sulla bibliotechina casalinga organizzata senza un «ordine cosmico».
Certo, chi ha studiato almeno un po’, ricorda sicuramente le inaccessibili e un po’ misteriose biblioteche conventuali del Medioevo e forse ripensa alle grandi raccolte librarie che nel ’600 e ’700 si diffusero ampiamente, dopo l’avvento della stampa.
 
Seguono i nomi di proprietari di fornite biblioteche, Umberto Eco e Winston Churchill, il filosofo Cacciari e il politico colto, Spadolini, intellettuali e imprenditori illuminati come Croce, Einaudi, Olivetti, Contini e Canfora, Haruki e Bo, Manganelli, Gadda, Palazzeschi, Tobino, Pontiggia, fino a Mughini che, nel suo Elogio delle pile scrive «Pile di libri per terra? No, no e poi no… è un sacrilegio mettere dei libri per terra… malgrado le pile si siano formate in questi due anni, pile disordinate e da me odiate. Le giudicavo come dei bubboni sulla pelle di un corpo… solo che anche le pareti di casa non ce la fanno più».
 
Può anche accadere, in una casa ordinata, che si cerchi a lungo un libro e poi, non trovandolo, si vada a comprare un’altra copia o lo si chieda in prestito a una Biblioteca, come se ci si volesse procurare il piacere - secondo Forsyth - «di non trovare quello che cercavi».
Dopo aver preso in considerazione le più famose biblioteche private - da Cicerone a Madame de Pompadour - Gatta ci fa sorridere quando parla di libri di cucina e, citando Bruce McCall, suggerisce di avvolgere ciascun libro nell’alimento di cui tratta, per esempio una foglia di lattuga per un ricettario vegetale, una fetta di prosciutto per le ricette delle feste, eccetera eccetera…
 
Si chiede anche se non sia possibile mantenere la propria biblioteca in una sorta di disordine creativo, mentre insinua il sospetto, avanzato da Ambrogio Borsani: «Quando vedete pareti di dorsi tutti uguali, tutti allineati, rilegati allo stesso modo, diffidate del politico. Quei libri non sono stati scelti gradualmente per essere letti, ma in blocco per arredare» e cita un regolamento datato 1863: «La perfetta padrona di casa provvederà acciocché le opere degli uomini e quelle delle donne per decenza siano tenute separate e poste su scaffali lontani. La loro vicinanza è inammissibile a meno che gli autori non siano sposati» (Jacques Bonnet).
 
I tempi per fortuna sono cambiati, Gatta ci parla di «ordinare oppure ordire» la nostra biblioteca: «Ordinare è più legato a una realtà esistente che si vorrebbe modificare… Ordire è invece iniziare a costruirne il concetto… disporre sul telaio (casa) i fili (libri) che forse costituiranno l’ordito (biblioteca). Insomma una faccenda maledettamente metafisica come ricordava Calasso che a sua volta citava Kant…».
Torniamo a Umberto Eco e, per concludere, ricordiamoci che «una biblioteca di casa non è solo un luogo in cui si raccolgono libri: è anche un luogo che li legge per conto nostro…» e che, come ha scritto Marcenaro, «il caos dei libri promette le meraviglie di un continente inesplorato. Rinvenire un libro dimenticato equivale alla scoperta di una nuova specie…per un libro rinvenuto nel mucchio ci si trova a fare i conti con la vita».

E allora? Ordine o disordine? Se vogliamo saperne di più, leggiamo questo libro, senza trascurare la ricchissima bibliografia.

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