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Una tragica storia vera del XVII secolo – Di Luciana Grillo

Gerry Mottis, Domenica Matta - Storia di una strega e del suo boia» – Non è un romanzo, purtroppo, ma un fatto storico

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Titolo: Domenica Matta. Storia di una strega e del suo boia
Autore: Gerry Mottis
 
Editore: GCE 2021
Genere: romanzo storico
 
Pagine: 336, Rilegato
Prezzo di copertina: € 20
 
Per una persona che legge prevalentemente romanzi, racconti e saggi scritti da donne, avvicinarsi alla storia di una strega raccontata da un uomo richiede un passo diverso.
Ci si trova a contatto con un tempo lontano (secolo XVII); con luoghi montani, isolati nel freddo delle Alpi svizzere, e con le calli umide di Venezia; con una documentazione completa e approfondita, arricchita da verbali autentici; con una storia vera, dura e brutale, quella di una donna due volte processata per stregoneria e infine giustiziata negli anni dell’Inquisizione; con un boia, detto Ministro di Giustizia, che rivela una sensibilità inattesa, un’umanità incredibile, nonostante il suo «lavoro».
 
L’autore ha scritto e pubblicato molto e ha rivelato un interesse particolare per le «donne malefiche, tante e innocenti, vittime dell’Inquisizione e dei Tribunali laici, considerate colpevoli di rituali pagani e facili prede di Satana.
Basta che le povere donne vadano in montagna a raccogliere «erbe e piante durante la stagione più dolce, approfittando dei portentosi doni della Grande Madre per produrre dei rimedi da applicare sui propri familiari nel caso di necessità», basta che in valle si verifichino delle sciagure apparentemente inspiegabili perché si stanino «le malefiche che si erano servite delle erbe per provocare occultamente distruzione, malattie o morte».
E Domenica fu una di queste.
 
Kasper Abadeus il boia era sceso a Venezia, lavorava «nel Cantiere grosso, sul limitare del Canale Nuovo, affiancato da Johachin e alcuni buoni e operosi artigiani. Il capocantiere… rabbrividiva a immaginare che tra le sue mani si erano avvicendati criminali di ogni foggia, tormentati coi più sofisticati strumenti di supplizio».
Ma Kasper avrebbe voluto dimenticare questo passato, pur sapendo che «non si sfugge alla propria ombra… se nasci nella famiglia di un boia, lo resterai per sempre!», gli aveva detto suo padre. E dunque, anche lontano dalle sue montagne, Kasper («l’ombra del passato lo aveva rincorso per mesi, e infine rintracciato, ritrovato, asservito») non poté rifiutare la proposta del Consigliere Furlà, «ritornando a indossare i panni vermigli del Ministro di Giustizia».
 
Accanto a Domenica, che con i suoi intrugli guarisce un bambino e che si differenzia dalle altre donne della valle perché sa leggere, sa decifrare preghiere in latino e conosce la Bibbia grazie agli insegnamenti di un parente parroco, messo a riposo perché cieco da un occhio, e vicino al boia, incontriamo Diana, una bambina, figlia di Saphira.
La storia di questa madre costretta ad abbandonare la sua bimba è ben nota a Kasper che decide di portare con sé a Venezia la piccola, a cui evita lo spettacolo delle esecuzioni capitali affidandola a mastro Lorenzo, un anziano artigiano assai abile nell’intrecciare canestri.
 
Così Diana, protetta e rassicurata, impara l’arte dell’intreccio e riprende a ricamare, come le avevano insegnato le suore del Convento di Santa Maria Assunta a Claro, nel Contado di Bellinzona, a cui la mamma l’aveva consegnata.
Questi sono i protagonisti di una storia complessa e crudele: l’autore descrive le sedute di tortura, le confessioni estorte, gli usi di guaritori e guaritrici, tra cui l’erbario di Mentana, Francesco, che aveva curato e guarito adulti e bambini e che fu accusato di sortilegio e corruzione, arrestato, torturato e «abbruciato vivo sulla Piazza del Mercato durante una carnevalata che durò per sei giorni».
 
E racconta che Kasper, dopo un anno a Venezia, ritorna al Comungrande con Diana e chiede ospitalità al fabbro ferraio, suo fido alleato.
Nulla è più come prima, ma il boia vuole che Diana, così brava nel confortare chi si trovava nel dolore, ritrovi sua madre: a lei Diana finalmente mostra l’amuleto dell’erbario Francesco, deterge la fronte, inumidisce le labbra screpolate; accarezza e si lascia accarezzare dalla mamma ritrovata, mentre altre donne si preparano ad essere giustiziate, anche Domenica, «madre dei figli salvi, persona saggia e istruita… scoperta a leggere un libro proibito, una Bibbia in tedesco».
 
Tutto va come previsto, la vicenda dolorosa di Domenica si chiude, Saphira è libera, Diana è stata riscattata, il boia «di fronte a Dio era consapevole di aver accompagnato alla morte una donna innocente - madre e moglie - colpita dall’intransigenza, dal fanatismo e dall’ignoranza di un’epoca oscura…non spettava a lui giudicare il giusto e l’iniquo…poteva solo pregare per un futuro diverso…».

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