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Matteo Strukul, «Il cimitero di Venezia»

Un giallo che si svolge a Venezia nel 1700: la prima indagine di Giovanni Antonio Canal, detto il Canaletto

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Titolo: Il cimitero di Venezia
Autore: Matteo Strukul
 
Editore: Newton Compton Editori, 2022
Genere: Thriller ambientato nel ’700
 
Pagine: 320, Rilegato
Prezzo di copertina: € 9,90
 
 Descrizione  
Venezia, 1725. Mentre un'epidemia di vaiolo miete vittime tra la popolazione, una delle donne più illustri della città viene trovata con il petto squarciato nelle acque nere e gelide del Rio dei Mendicanti.
In un clima di crescente tensione, Giovanni Antonio Canal, detto Canaletto, viene convocato dagli Inquisitori di Stato, insospettiti da una sua recente opera, che ritrae proprio quel luo­go malfamato: c'è forse un legame tra il pittore e l'omicidio?
Mentre, sconvolto, sta lasciando il Palazzo Ducale, Canaletto viene fermato e portato al cospetto del doge, anche lui interessato a quel quadro, il Rio dei Mendicanti.
Nel dipinto c'è qualcosa che, se rivelato, potrebbe mettere in grave imbarazzo un'importante famiglia veneziana: un nobile, ritratto in uno dei luoghi più popolari e plebei di Venezia.
Perché mai si trovava in un posto simile? Canaletto riceve dal doge l'ordine di scoprirlo e riferire direttamente a lui.
L'indagine – che all'inizio lo spaventa e poi, lentamente, lo cattura – lo porta però a frequentare ambienti apparentemente illustri in cui sembrano consumarsi oscuri riti, e nei quali si aggirano figure ambigue, dal passato avvolto nel mistero.
Quali segreti si celano nei palazzi veneziani? Quali verità sarebbe meglio rimanessero sepolte?
 
 Come comincia  
Era stata una notte da lupi.
Sante era in piedi sulla barca. Spingeva in avanti il grande remo.
Il cielo andava screziandosi di rosa. L'aurora si rifletteva sulla laguna e pareva rivelare la calotta molle di una gigantesca medusa, quasi quest'ultima riposasse sotto il ventre liquido di Venezia. Ù
Fino a qualche giorno prima, il grande specchio trasparente era stata un'unica lastra gelata. Era già accaduto.
I vecchi raccontavano che altre volte i veneziani avevano dovuto rompere il ghiaccio per poter tornare a spostarsi sull'acqua.
E ora, dei grandi banchi dei giorni precedenti, formatisi quando la cortina gelida si era ricoperta di venature scure fino a spezzarsi, restavano solo alcune placche galleggianti, simili alle tracce cangianti di un fantasma.
Faceva ancora un freddo terribile, malgrado la temperatura si fosse alzata. Il Rio dei Mendicanti era un unico nastro livido.
Un vagabondo, avvolto in un vecchio tabarro scuro, talmente consunto da suggerire che le tarme l'avessero divorato un pezzo alla volta, barcollava su un lato del canale.
Teneva in una mano una lucerna che ondeggiava con il suo debole bagliore. Sante non se ne curò. Non era certo una sorpresa vedere un miserabile in un luogo come quello.

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