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Presentazione del poemetto di Massimo Parolini #(non)piove

Passeggiata (di una giornata) semiseria (virtuale) di d'Annunzio e della Duse dal Vittoriale e gli asolani ai giorni nostri (mestamente) quotidiani

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Titolo: #(non)piove
Autore: Massimo Parolini
 
Editore: Lietocolle 2018
Presentazione: Mercoledì 19 settembre
 
Pagine: 58
Prezzo di copertina: € 13

Mercoledì 19 settembre alle 17.30, con gli amici Giuseppe Colangelo e Chiara Turrini, verrà presentato presso la biblioteca di Trento (Sala degli Affreschi, primo piano), il recente poemetto «#(non)piove» di Massimo Parolini, Passeggiata (di una giornata) semiseria (virtuale) di d'Annunzio e della Duse dal Vittoriale e gli asolani ai giorni nostri - mestamente - quotidiani.

Il poemetto mette in scena un dialogo serrato tra d'Annunzio e Duse, ritornati -o semplicemente riapparsi- sulla terra ai giorni nostri, per un permesso di ventiquattrore - una sorta di libertà vigilata con obbligo di rientro serale.
I due sono di fronte alla pineta versiliana ma l'incantesimo della pioggia non avviene e quindi la pineta resta chiusa, senza metamorfosi, senza purificazione panica degli amanti.
Nel tempo in cui aumenta progressivamente l'arsura - climatica, etica, civile e spirituale, - a dispetto della categoria ormai stereotipata della società liquida coniata dal sociologo polacco Bauman, il Vate e la Musa sono testimoni di una progressiva diminuzione di liquidità nelle vene e nei tessuti degli eventi mondani e storici attuali.
 
D'Annunzio e Duse citano sé stessi e molti altri autori: Leopardi, Baudelaire e i simbolisti francesi, Carducci e Valery, Gozzano e altri crepuscolari, Marinetti e altri futuristi, Apollinaire, Ungaretti, Rebora, Montale, Pasolini, Luzi e vari altri, reindirizzando ai mittenti anche le parodie già espresse da alcuni di loro all'originale «La pioggia nel pineto».
La società attuale, con le sue nevrosi e le sue psicosi, entra nel dialogo fra gli amanti; un dialogo che in realtà si risolve spesso in monologo alternato, dato che il destinatario, come un qualunque prigioniero tecnopata odierno, anziché ascoltare il mittente legge e sfoglia lo smartphone.
 
Il monologo alternato rispettoso della incomunicabilità dei giorni attuali è rallentato, talora, da apparizioni fugaci ed effimere, ma conturbanti, di altre amanti della biografia sensuale dannunziana, fra apparente indifferenza e parvenze di gelosia da parte della Divina Eleonora.
La scena si rivela alla fine quella di un Centro di Salute Mentale e i due Divi semplicemente due pazienti soggetti a monomania da orgoglio o due abili amanti che nella finzione pirandelliana del disturbo delirante hanno trovato il loro spazio per un amore clandestino.
Ma questo è ciò che pensano gli altri. Perché i due personaggi si definiscono, nell'avallato gioco delle finzioni, gli autentici Divi.

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