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Letteratura di genere… maschile – Di Luciana Grillo

Domenico Notari: «9, La rabbia del rivale» – Luca Martini: «Mio padre era comunista»

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Titolo: 9, la rabbia del rivale
Autore: Domenico Notari
 
Editore: Castelvecchi 2018
Genere: Narrativa contemporanea
 
Pagine: 240
Prezzo di copertina: € 21,50
 
Leggo «per lavoro» tanti romanzi, saggi, poesie scritti da donne; qualche volta, però, incuriosita da un autore o da un titolo, mi dedico a letture al maschile.
Recentemente ho scelto due autori contemporanei, diversi per età, provenienza e formazione culturale: Domenico Notari, maturo architetto salernitano di cui avevo già letto (e mi era piaciuto molto) il primo romanzo, «L’isola di terracotta», e Luca Martini, bolognese, più o meno quarantenne, autore di poesie, monologhi teatrali e altro.
«9, La rabbia del rivale» di Notari è un romanzo ampio e complesso, in cui appaiono evidenti l’amore per la professione di architetto, ma anche la consapevolezza di strani marchingegni per cui non sempre a chi vale vengono riconosciuti i meriti.
 
La storia scorre su un doppio binario: da una parte Notari racconta il regno delle Due Sicilie, ci fa conoscere i sovrani Carlo e Ferdinando IV, gli intrighi di corte, gli ingegneri e gli architetti del regno, le donne che ruotano intorno ai loro uomini, (o li manovrano), e insieme descrive con dovizia di particolari gli abiti, gli arredi, i cibi del tempo. Era più o meno la seconda metà del ’700.
Da un’altra parte, Notari ci accompagna nella Napoli degli anni ’70 del secolo scorso, nelle aule della Facoltà di Architettura dove baroni e aspiranti docenti lavorano gomito a gomito spesso in spietata concorrenza, mentre gli studenti occupano le aule («L’istituto di Storia dell’Architettura era una bolgia, un’ammuìna…») ... e intanto corre la voce sempre negata che proprio quegli spazi siano spesso visitati dal fantasma di E.A. Mario, celebre autore della Leggenda del Piave.
 
L’elemento che collega le due parti è rappresentato da un giovane architetto, assistente universitario e «vendicatore in attesa di cattedra» - Silvestro Donnarumma – che intraprende una ricerca su un architetto napoletano del ’700, Mario Gioffredo, a cui il re Carlo aveva chiesto di progettare la reggia di Caserta per poi affidare lo stesso compito a Luigi Vanvitelli.
Donnarumma indaga sulla sparizione dei disegni del Gioffredo, entrando in rotta di collisione con il professor Guido Scarpati, ordinario di Storia dell’Architettura.
I colpi di scena si susseguono, i due mondi si incrociano e sovrappongono, la vendetta di Donnarumma diventa la vendetta di Gioffredo.
 
Tutto ciò è scritto con competenza ed equilibrio e la conclusione del tutto inattesa dona alla storia un tocco di giallo! Come Camilleri insegna, la lingua italiana si mescola al dialetto, ma Notari allega al romanzo un interessante dizionarietto che rende comprensibile ogni cosa anche a chi napoletano non è.
 
Titolo: Mio padre era comunista
Autore: Luca Martini
 
Editore: Morellini 2019
Genere: Narrativa contemporanea
 
Pagine: 278, Brossura
Prezzo di copertina: € 14,90
 
Fin dal titolo - Mio padre era comunista - il romanzo di Luca Martini ci spinge in anni vicini, in una realtà di scioperi, disordini, attività politica che molti di noi hanno conosciuto.
Il protagonista è un uomo adulto, realizzato nel suo lavoro.
Si chiama Virginio, va a trovare la madre «assente» in casa di riposo, non ha figli, ha rapporti tiepidi con il fratello che vive a Londra.
Il ricordo del padre, comunista militante, autoritario, freddo, preoccupato solo di partecipare ad ogni evento del partito in cui coinvolgeva pesantemente i figli, tormenta Virginio. 
 
Se, in rare occasioni, andavano al cinema, («baggianata fatta dai capitalisti e dai nemici del popolo per addolcire la classe operaia e allontanarla dal pensiero della lotta di classe»), suo padre «non riusciva a divertirsi, per lui lasciarsi andare era una cosa disdicevole e vergognosa».
Per caso, Virginio ritrova, dopo tanti anni, la loro automobile, quella nella quale proprio lui aveva scoperto il cadavere del padre che si era suicidato: da questo ritrovamento, per Virginio, inizia una ricerca di fatti e persone che possano spiegargli la causa del suicidio.
E per questo figlio si apre una storia inattesa e drammatica che lo spingerà verso un desiderio di vendetta irrefrenabile.
 
Anche questo è un romanzo scritto bene, è interessante e coinvolgente.
Ciò che mi ha stupito è che in entrambi, pur così diversi, affiorino violentemente sentimenti di rancore e rabbia e un desiderio di vendetta/rivalsa.
Un fantasma e il timore di una grave malattia sbrogliano la matassa.
Non è che nei romanzi scritti da donne questi sentimenti non ci siano, anzi ne sto leggendo ora uno in cui la vendetta è voluta da una donna giovane, colta, libera, pronta a pagare in carcere la sua colpa pur di far soffrire chi l’ha umiliata.
Non posso dire di più, la recensione che ne farò chiarirà tutto…

Luciana Grillo - l.grillo@ladigetto.it

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