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Viky Keller: «DiVento» – Intervista di Luciana Grillo

Incontro con una giovane «acrobata in mondi che non esistono»: Viky Keller

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Titolo: DiVento
Autrice: Viky Keller
 
Editore: Edizioni del Faro 2019
Collana: EquiLibri
 
Pagine: 88, Brossura
Prezzo di copertina: € 11

 Descrizione 
«DiVento» è una raccolta di pensieri poetici e di racconti brevi che parlano di sentimenti, emozioni, frammenti di vita, spesso rubati, da un'osservatrice di passaggio.
È il tentativo di non sprecare: attimi, incontri, desideri, sogni. Sono sfumature che con leggere pennellate cercano la profondità nella quotidianità. La poesia è il filo conduttore, la sensibilità il tempo di percorrenza.
«Sono acrobata in mondi che non esistono, passeggio in bilico su strade polverose di ricordi e incertezza. Vorrei riuscire a piangere e sorridere nello stesso momento.
«Diventare brezza sottile, imparare a cantare e contenere nel mio cuore ogni possibilità. Tutto per riuscire a essere un po' di più. Più simile alla persona che sono dentro.»

È giovane, esile, con lunghi capelli scuri che le incorniciano il viso e un sorriso tenero.
Ama riflettere, pensare, osservare e… scrivere, sia in prosa che in versi. Pensieri leggeri come lei, mai superficiali o scontati.
Ha pubblicato recentemente un piccolo libro in cui sono raccolti questi pensieri in forma di liriche o di brevi racconti; anche il titolo incuriosisce: «DiVento».
 
Chiedo subito a Viky perché abbia scelto un verbo, o una preposizione e un sostantivo non separati. Insomma, vuole «diventare» qualcuna o qualcosa – grande, se stessa, poetessa, scrittrice, affabulatrice eccetera – o si sente preda di Vento?
«Ho scelto il titolo per la dicotomia del significato: un elemento naturale e indomabile, capace di scompigliare i capelli o sottolineare la mutevolezza di sentimenti ed emozioni, da un lato. Dall’altro, è il verbo dell’evoluzione, del cambiamento.
«Raccontano entrambi il percorso intrapreso per conoscermi in profondità e diventare più simile alla persona che sono dentro.»
 
Quando hai cominciato a scrivere ciò che hai pubblicato?
«Negli ultimi 5 anni. Sono pensieri poetici e racconti brevi scelti poi per essere pubblicati all’interno della collana Equilibri, curata da Micaela Bertoldi, per le Edizioni Del Faro.
«DiVento è per me un regalo inatteso del destino…»
 
E come nascono le sue pagine? Forse da riflessioni profonde, o da sensazioni improvvise o da gioie che vuole fermare sulla carta perché non sfuggano?
«C’è una lirica che risponde a queste domande:
«Le parole non si scrivono, ma nascono da sé.»
 
Lei prova a trattenerle, camminando in radure spoglie, controvento. Ancora il vento, il sogno della libertà… vuole volare via come una foglia soffiata dal vento, vorrebbe diventare brezza sottile… più simile alla persona che sono dentro.
«Nel piccolo racconto La consolazione di scrivere la protagonista è Chiara, una ragazza semplice, minuta e impaurita dalla vita. Lei così generosa, ma mai con se stessa e quando piange lo fa in silenzio. Per non disturbare.»
 
Ecco un‘altra tessera del mosaico Viky, una discrezione assoluta, una capacità di ritrovare in sé e regalare generosamente a lettrici e lettori i ricordi della sua infanzia, nei quali si avvolge, come «in una calda coperta di lana» e si immerge, evocando il verde dei prati e il blu intenso del cielo.
«In un altro racconto, La cura del tempo, parlo della nostra società, il nostro continuo affannarci, il nostro desiderio di piacere a tutti ostentando “sorrisi stampati su volti troppo colorati dal trucco… camminiamo fianco a fianco senza più guardarci... Riempiamo il vuoto che ci portiamo dentro con cose inutili e non vediamo la vita di chi ci sta seduto vicino.
«E poi ci sono i ricordi, ho sempre avuto bisogno dei ricordi. Un tentativo di tenere fra le mani quell’attimo già passato

A cosa servono i ricordi, se quando si è giovani si è proiettati verso il futuro?
«Sono i nostri appigli, è la trama che ci sostiene e dà un senso a ciò che facciamo. Senza memoria saremmo costretti in un tempo sempre vuoto, destinati a vagare senza una direzione, un orientamento.»
 
In un racconto affiora la Viky bambina, «con il cappello all’inglese e le scarpette di vernice. Il cappotto rosso e le calze pesanti, i sogni nei pugni e le ginocchia sbucciate», e poi, due pagine dopo, invece la prosa lieve racconta un incubo, «l’amnesia, il distacco da ogni pensiero scomodo, da ogni immagine che mi faccia sentire mancante».
 
Quali sono i poeti e gli scrittori che hai amato di più?
«Amo leggere e, quando trovo un autore che mi piace, tendo a immergermi nella sua bibliografia. Il primo libro che ho letto è stato Piccole donne.
«Il mio gusto romantico ha amato Jane Austen, Charlotte Bronte, Emily Dickinson, Virginia Woolf.
«Tra gli italiani, Leopardi, Montale, ma anche I promessi sposi, Fruttero e Lucentini, Scerbanenco e Ammaniti. Tra i russi, Pasternak, Dostoevskij e Achmatova. Amo la poesia di Rilke, di Alda Merini, di Mariangela Gualtieri.»
 
E quali sono quelli a cui hai pensato mentre scrivevi il tuo DiVento?
«Ogni riga che ho letto è diventata patrimonio a cui poter attingere con la mia scrittura.
«Il mio stile, sempre in evoluzione, racconta molto di emozioni ed esperienze sensoriali, attraverso la vita quotidiana.
«Ha adottato un linguaggio che abbraccia spesso immagini poetiche con un sapore antico…»

Complimenti, Viky, e buon (Di) Vento!


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