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Un romanzo che si fa leggere con passione – Di Luciana Grillo

«La manutenzione dell’universo. Il curioso caso di Maria Domenica Lazzeri» – Di Pino Loperfido

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Titolo: La manutenzione dell'universo.
            Il curioso caso di Maria Domenica Lazzeri
 
Autore: Pino Loperfido
Editore: Curcu & Genovese Ass. 2020
 
Pagine: Brossura
Prezzo di copertina: € 16

Ho conosciuto Pino Loperfido nel 2008, quando l’editore che avrebbe pubblicato il mio libro sulle scrittrici mi affidò a lui per scegliere la copertina e per prendere gli ultimi accordi.
Mi sembrò un giovane uomo attento, professionale, garbato, un po’ freddo, distante, ma cortese.
Poi, ci siamo rivisti tante volte, fu proprio lui a presentare la mia opera sia in Biblioteca comunale a Trento che a Levico.
Ho letto tutto ciò che ha pubblicato, gli ho spesso inviato degli articoli per il mensile di cui è Direttore – Trentino Mese – e mi sono lasciata coinvolgere molto volentieri nel Trentino Book Festival che ha ideato e di cui è stato direttore fino al 2019.
Gli sono grata perché mi ha dato la possibilità di conoscere tante grandi scrittrici, di presentarle, di pranzare con loro, da Antonia Arslan a Dacia Maraini, da Isabella Bossi Fedrigotti alla giovane e promettente Alessia Gazzola, e via dicendo.
 
Nel tempo, ho imparato a conoscerlo, ho apprezzato la sua capacità di scrivere con chiarezza e rigore, ho scoperto una sua timidezza che avevo scambiato per freddezza.
Ho conosciuto sua moglie e i suoi figli, tutti volontari al TBF, sono andata nella sua bella libreria, ricca di stimoli per adulti e bambini.
Insomma, penso che siamo diventati veramente amici.
Il Cermis, Alcide Degasperi, Cesare Battisti mi sono diventati familiari grazie alle pagine di Pino; la sua «Guerra bambina» mi ha emozionato, il romanzo Le meccaniche dell’infelicità mi ha comunicato disagio e grigiore.
Tutto sempre ben scritto, direi «professionalmente».
 
«La manutenzione dell’universo» mi ha colpito profondamente. Questa sua ultima fatica è, a mio avviso, la prova di una maturità sofferta e compiuta, come uomo e come scrittore.
Ha scelto un tema difficile, una protagonista che la Storia ha cercato di cancellare, una giovane donna che tanti visitavano spinti solo da curiosità – anche morbosa – e non dalla pietà che avrebbe meritato.
Ma non si è limitato a ripercorrere la biografia drammatica della Meneghina: in questo romanzo c’è la Storia, che avvolge e copre vicende piccole e grandi, c’è la Chiesa, forse intimorita da un mistero troppo grande e dunque disposta a celare ogni prova, c’è una famiglia povera catapultata in un mondo di alti prelati e nobili signori, c’è la Scienza (arditamente), ma soprattutto c’è Pino, con la sua storia personale, le sue riflessioni e la sua ironia, con i viaggi dalla Puglia a Milano fino al Trentino, con le avventure che in qualche modo si intersecano inspiegabilmente con la Meneghina, con la famiglia di origine.
 
Su tutti, Teresa, la mamma di cui Pino finalmente riesce a scrivere.
È stato necessario per lui incontrare Domenica Lazzeri per poter finalmente sciogliere i nodi e rivedere la mamma, bella, giovane, che aspirava ad un lavoro fuori casa e che invece è stata vittima di costumi antiquati. Troppo presto ha lasciato i suoi ragazzi – proprio in quel 2008 quando conobbi Pino e mi sembrò tanto freddo.
Forse era raggelato dal dolore della perdita. Forse siamo diventati amici perché anche io ho vissuto un’esperienza come la sua, ma di mia madre ho sempre parlato, perché volevo che continuasse a vivere attraverso i nostri discorsi e ricordi.
Dopo aver letto il libro, ho posto all’autore alcune domande.
 
Perché un ritorno al passato lontano dopo Cermis, De Gasperi, Battisti, eccetera?
«Credo che ricordare sia fondamentale per imparare a vivere il presente, che compito di chi scrive sia anche aiutare ad avere uno sguardo su ciò che è stato e su chi è venuto prima di noi.»
 
Come ha «conosciuto» la Meneghina?
«Come racconto nel libro, tutto ha inizio nel 1998, a una conferenza su Maria Domenica Lazzeri. È lì che ne sento parlare la prima volta. Le vicende mi appassionano e mi affascinano, al punto che me le porto dentro per anni, fino a che quattro anni fa decido di mettere tutto per iscritto.»
 
Come definirebbe il suo romanzo: storico - biografia - agiografia - in parte autobiografia familiare?
«È un po’ tutte queste cose. È una formula nuova, moderna, che prende un po’ da tutti gli stili di scrittura. L’argomento mi ha coinvolto in maniera viscerale al punto che non ho potuto fare a meno di mettermi nel libro. Io assieme ai miei ricordi. E a mia madre.»
 
Perché un titolo così criptico?
«Non lo trovo poi così criptico. Contiene una parte di spiegazione, svela cioè in partenza al lettore cosa contiene il libro che si appresta a leggere.
«Tutto sommato, lo ritengo un titolo neutro, che ognuno può coniugare come ritiene, secondo il proprio essere. Universo può essere inteso in molti modi: Dio, Trascendente, Cosmo…»
 
Ha incontrato difficoltà nel cercare la documentazione relativa alla Lazzeri?
«Difficoltà ne ho incontrate molte. Le racconto tutte nel libro, in una sorta di make off. A volte ho avuto la sensazione che forze misteriose remassero contro la conclusione delle ricerche e la pubblicazione del libro.»
 
Ha mandato una copia del romanzo in Curia? Hai chiesto un commento al Vescovo?
«Ho mandato il libro al Vescovo, scrivendogli una lunga e appassionata lettera. Mi ha risposto con un semplice Grazie. Lo confesso: mi aspettavo qualcosa di più…»
 
Cosa si aspetta dopo la pubblicazione del romanzo?
«Intanto che venga apprezzato, e sta già succedendo, in quanto è stata appena stampata la seconda edizione. Mi aspetto che chi lo leggerà capisca che si tratta di un lavoro fatto con sincerità.»
 
Quanto è stato difficile per lei aprirsi e parlare di lei e della sua famiglia?
«È stato doloroso. È stata l’occasione per elaborare finalmente il lutto per la scomparsa di mia madre. Non mi vergogno a dire che queste pagine sono intrise di lacrime. Ne ho sparse davvero molte durante la scrittura.»
 
Quali progetti letterari ha per il futuro?
«Le do un’anteprima: un progetto teatrale che probabilmente diventerà anche un libro. Si tratta di un monologo intitolato La grande nevicata dell’85, che sarà prodotto da Arditodesìo, con la regia di Andrea Brunello. Sul palco, Mario Cagol e Alessio Zeni. Di cosa parla? Ho già svelato fin troppo…»
 
Non posso che ringraziare Pino Loperfido per la sincerità con cui ha risposto alle mie domande e augurargli tutto il successo che merita sia come scrittore che - in bocca al lupo! - come autore teatrale.
Il 1985 non è così lontano… C’eravamo!

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