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Giovanni Scribano, «L’incanto della memoria»

Pubblicato il libro di poesie dello scrittore veneto con prefazione di Marco Zelioli, nella prestigiosa Collana Parallelismo delle Arti (Miano editore)

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Titolo: L' incanto della memoria
Autore: Giovanni Scribano
 
Editore: Guido Miano Editore 2020
Collana: Parallelismo delle arti
 
Pagine: 80, Brossura
Prezzo di copertina: € 25
 
 Descrizione 
Raccolta di poesie di Giovanni Scribano. Si ha fin dall'inizio l'impressione di uno scrittore solido, dallo stile privo di ricercatezze, padrone delle parole, apparentemente scritte con facilità impulsiva, ma che si intuiscono frutto di scelta meditata e talvolta sofferta.
Giovanni Scribano ricorre pochissimo alle rime, occasionali e mai ricercate.
Il suo linguaggio scorrevole, forse a volte classicheggiante ma mai affettato, di una purezza spesso dimenticata dai poeti delle ultime generazioni, è trattenuto, scevro di compiaciuti toni dolenti, in un incedere assorto, rinunciando, pur nel nitore ritmico del verso, a sterili tentazioni di calligrafismi verbali.
 
 Dalla prefazione di Marco Zelioli  
Fin dalle sue prime opere, Giovanni Scribano ha manifestato una chiara predisposizione alla descrizione attenta, partecipata, particolareggiata della natura, in cui egli vede come in uno specchio i sentimenti umani, quasi in una «visione animica», ma evitando quasi sempre di evidenziare tale corrispondenza.
La discrezione è caratteristica di Scribano: il suo Io c’è sempre, partecipa intimamente allo scenario descritto, ma nei suoi versi è piuttosto raro trovare una ‘intrusione diretta’ dello scrittore nel tessuto di ciò che scrive.
Si percepisce che egli è in cerca del senso delle cose, del tutto; ma tale ricerca è proposta al lettore in modo quasi sempre indiretto.
 
Il suo è un «partecipare distaccato» – per usare un ossimoro, figura retorica spesso presente nelle sue composizioni. Tante volte egli imposta il componimento a partire da un piccolo particolare della natura (o, più di rado, della vita vissuta), trattenendosi poi dal trarne conseguenze, per lasciare al lettore di concludere con proprie riflessioni ciò che lo scrittore, quasi per pudore, lascia sospeso – cosicché chi legge diventa coprotagonista di quanto proposto dal poeta. (…) La lettura dei versi di Scribano risulta coinvolgente, essendo concreta nell’osservare la realtà, ma non angosciante, perché non la pensa mai come nemica; e così riesce ad introdurre il lettore a profonde riflessioni mediante la semplicità della descrizione, quasi pittorica (se non plastica) di ciò che c’è attorno a lui (di naturale o di fattura umana, quasi sempre bello anche se non di rado problematico) e dentro di lui.
 
Senza mai eccedere in commenti o «morali», pur senza rinunciare a suggerire sommessamente, ma fermamente, la sua personale posizione di fronte alla vita ed al suo talvolta misterioso svolgersi, fino al dispiegare in versi delle vere e proprie preghiere, come questa, che condensa in sé buona parte della poetica dello scrittore: «Le cicale friniscono, / occhieggia l’agrifoglio, / s’apre l’anima al tuo sole / splendente. // Signore, disseta / la mia sete di luce. / Ascolta il mio canto. // Signore, illumina il mio cammino, / non rinuncio a sognare. / Volo fino al tuo cuore, / la strada è la preghiera» (Preghiera da Cuore segreto) - e con la quale mi pare significativo concludere la presentazione di un poeta maturo come Giovanni Scribano.

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