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Alberto Pattini vince il concorso internazionale «Echi di tradizioni»

La poesia vincitrice è stata «Il falò delle streghe», dedicata alle donne trentine che furono vittime dell’inquisizione

Si è svolta a Rocca San Felice in Irpinia la premiazione del concorso biennale internazionale «Echi di tradizioni», con l'alto patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, della Regione Campania, della Provincia di Avellino, dei comuni di Rocca San Felice, Leivi, Bonito.
Molte le personalità giunte da diverse regioni italiane e dall'estero, tra relatori, ospiti e autori del saggio finale, tanti da animare il paesino medievale.
 
Ed è stata una poesia trentina la vincitrice del concorso internazionale biennale di poesia, scritta da Alberto Pattini, intitolata «Il falò delle streghe», struggente canto dedicato a tutte le donne trentine vittime dell’inquisizione e messe al rogo.
Ad Alberto Pattini, 68 anni, farmacista, sportivo, scrittore, politico e – da qualche anno – poeta di successo, vanno i complimenti della nostra redazione, con la quale ha collaborato.
Di seguito la poesia vincitrice nelle due versioni.
 
 IL FALÒ DELLE STREGHE  
Di ©Alberto Pattini
 
Ci sono faville del colore dell’amore che ballano leggere nell’oscurità,
giocano nell’aria sospinte da uno stregato umano respiro.
C’è già un fuoco sinuoso che vibra nell’aria e riscalda le anime
che hanno sete di gioia e ristora la passione degli sguardi
che si cercano in notti stellate.
 
Tacciate di sabba col demonio sono streghe innocenti del bosco,
bruciano per bolla papale, un’eco di un urlo che sale
che strazia il silenzio, di notte.
Nel nome di Dio da uomini dannati per l’eternità
sono accusate di essere diverse, di essere anime al cielo ormai
perdute per orribili ed osceni peccati d’invidia dell’inquisizione.
 
In notti malvage e fumose, nebbiose di odio e di ira
occulti poteri hanno turbato, le menti di una misera umanità
refrattarie alla verità.
Ora vorrei asciugarvi le lacrime sgorgate dagli occhi,
le offese che vi hanno perpetrato e guarire le vostre ferite
ed il vostro inumano patire
Oh voi che eravate state create per essere la metà del nostro cielo,
ostetriche ed erboriste che curano con erbe che dà la natura,
vorrei vestirvi con un velo.
 
Vorrei farvi una tunica bianca che fosse al pari della neve
pura, elegante e leggera come un abito da sera per angeli
ricamata con un filo di piume.
Da quando non fanno più sacrifici è passato tantissimo tempo,
già trecento e più anni fa, da quei roghi dove vi hanno bruciate
siete volate dritte in Paradiso.
Di voi restano solo ricordi, disegni e storie orribili
che rivivono nelle tradizioni, che raccontano dell’inquisizione.

Alberto Pattini

 ÉL FALÒ DÉ LE STRIE 
(Dialetto di Trento)
Dé ’l colór dé l’amór gh’è falìve che bala lizére ’n té ’l stròf,
sofiàde sù ’n l’aria le và da n’umano respiro stregà.
 
Én fòc ch’è sinuoso zà gh’è, él vibra ’n té l’aria, él riscalda
le anime che dé gioia gh’à sé, él ristòra la passion dé le ociàde
che sé zèrca ’n té nòt ch’è stelàde.
Taciàde dé saba cól diàol l’è strie inocenti dé ’l bósc
brusa per bóla papàle, gh’è n’èco dé n’urlo che sale
che strazia ‘l silenzio, la nòt.
’N té ’l nome dé Dio da òmeni én eterno danàdi
acusàde sól d’èsser diverse, d’èsser anime a ’l zél
ormai perse per oribili e ossèni pecàdi d’invidia dé l’inquisizión.
 
Én nòti malvage e fumose dé odio e dé ira nebiose
oculti poteri i à turbà le menti a l’vero scontrose
dé ’na misera umanità.
Adèss mi sugàrve vorìa le lagrime da i òci scorgàde,
le ofese a vói perpetràde e i vòssi inumani patir
e le vòsse feride guarir.
Oh vói ch’ère stade creàde per èsser metà dé ’l nòs zél
mamane e erbaròle che cura cón erbe che da la natura
vestirve vorìa cón én vél.

Vorìa farve ’na tunica bianca che la fussa a’l par dé la néf
sì pura elegante e lizéra come n’àbit per ànzoi da sera
ricamada dé piume cól réf.
Da quan pù nó i fa sacrifizi, tantisimo tèmp l’è passà
zà trezento e pù ani è fa; da quei róghi én dó i v’à brusàde
drit su ’n Paradìs sé sgolade.
De vói è restà sól memorie disegni e oribili storie
che rivive én le tradizión che le cónta dè l’inquisizión.

Alberto Pattini

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