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Nel «Dantedì» un monologo di Alessandro Anderloni

Stasera, alle 21.25, il diretta streaming il canto di Ulisse dalla Divina Commedia

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Il primo «Dantedì», la giornata istituita a gennaio per onorare Dante Alighieri, si avvia a essere celebrato «a porte chiuse» per l’emergenza Coronavirus che ha costretto a cancellare ogni evento dal vivo.
Ma, nel cammino verso l’anniversario dei settecento anni dalla morte di Dante Alighieri nel 2021, non ci si poteva rassegnare a perdere questo appuntamento. In particolare a Verona, la città che più a lungo ospitò Dante durante l’esilio.
È così che il regista e autore Alessandro Anderloni, nell’ambito del progetto «Dante Settecento» propone un monologo in streaming in diretta da Velo Veronese sulle pagine Facebook «Dante Settecento» e Instagram «dantesettecento» nel Dantedì, mercoledì 25 marzo alle 21.
Lo spettacolo s’intitolerà Il folle volo e ripercorrerà il XXVI canto dell’Inferno, con il celeberrimo monologo di Ulisse.
 
«Primo Levi raccontò in Se questo è un uomo di quando ad Auschwitz, nel tragitto per prelevare la marmitta del rancio, recitò a Jean, un suo compagno di prigionia francese, il canto di Ulisse dalla Divina Commedia – sottolinea Anderloni –. Scrive Levi: Per un momento, ho dimenticato chi sono e dove sono. Tentò di tradurre e spiegare il canto con una voglia e una foga inaudite. Sapeva di dover farlo subito, prima che fosse troppo tardi. Domani lui o io possiamo essere morti, scrisse, sottolinea Anderloni.
Di fronte alla paura della morte, prosegue, abbiamo bisogno di parole alte: «In questi giorni più che mai sentiamo quanto ci siano di nutrimento i classici, Dante fra tutti. Recito questo canto e penso al nostro azzardo di voler sempre andare oltre, anche quando ci troviamo a varcare confini che, come quelli posti da Ercole con le sue colonne, sono un monito, e paradossalmente uno sprone, alla nostra smania di conoscenza». In giornate come queste, conclude, «penso soprattutto ai detenuti del carcere di Montorio che l’Ulisse di Dante l’hanno messo in scena lo scorso anno e ora sono i più reclusi tra i reclusi. Da quelle celle, ma pure dalle finestre delle nostre case, guardando all’orizzonte ognuno di noi in questo momento sentirà nell’animo il suo folle volo. Ecco che ognuno, a suo modo, si ritroverà nel viaggio di Ulisse.»
 
Il monologo è frutto della decennale ricerca che Anderloni dedica alla Divina Commedia, che ha già portato in scena più volte in forma teatrale, musicale e danzata, anche con il coinvolgimento dei bambini, delle scuole e dei detenuti della compagnia «Teatro del Montorio» del carcere di Verona.
Già rappresentato in molti teatri e davanti a migliaia di studenti e studentesse, il monologo si snoda prima in una fascinazione per Dante, intrecciando notizie e aneddoti della sua vita con i temi tratti dalla Commedia.
Poi esplorando e infine dicendo a memoria per intero uno dei cento canti del Poema, in questo caso XXVI di Inferno.
Per l’appuntamento del 25 marzo la scelta è andata su uno dei più conosciuti ed emblematici per permettere al pubblico, anche il meno fresco di letture dantesche, di ritrovarsi.
L’hashtag dell’evento è #ilfollevolo.

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