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Francesca Gerosa: «Miss e sport, abbiamo perso un’occasione»

«Perché ci troviamo sempre a scegliere tra il bianco e il nero, tra il bello e il brutto, tra il buono e il cattivo, tra il frivolo e il serio?»

Apprendo oggi dalla stampa che il presidente nazionale del Coni Gianni Petrucci ha ritirato l'iniziativa «Miss Italia Sport» su richiesta di Paola Mora, componente della giunta del Coni di Trento.
Così come pure apprendo che quello trentino è stato l'unico Coni regionale ad alzare la voce contro quella che i suoi membri definiscono «l'esaltazione della bellezza femminile a discapito dei valori portanti dello sport».

Che la bellezza non sia il valore principale dello sport, come asserisce la Signora Mora, siamo tutti d'accordo.
Ed è proprio in virtù di questa condivisione di pensiero che nutro seri dubbi sul fatto che l'iniziativa della Signora Mirigliani, manager di Miss Italia, il più importante concorso di bellezza del nostro Paese, avesse come obiettivo quello di sminuire la funzione dello sport e dei valori che questo porta con sé.

Ma proviamo ad allargare un po' i nostri orizzonti.
Perché ci dobbiamo trovare sempre a scegliere tra il bianco e il nero, tra il bello e il brutto, tra il buono e il cattivo, tra il frivolo e il serio? Non siamo bigotti e forzatamente benpensanti!
Proprio in un momento in cui i riflettori sono accesi su un gossip che mette in risalto la bellezza e affossa le qualità delle donne, Miss Italia Sport poteva essere l'occasione giusta per mettere a confronto in modo costruttivo mondi lontani, invertendo le priorità.

Credo sinceramente che questa iniziativa sarebbe stata la giusta occasione per dimostrare che la bellezza non veste per forza la taglia 40 e per dimostrare e insegnare alle ragazzine che la bellezza può anche essere importante (non siamo ipocriti, perché negarlo?) ma solo quando questa significa salute e un corretto stile di vita.
Avremmo potuto dimostrare che le abilità personali contano talmente tanto da essere necessarie per avere titolo alla partecipazione a un concorso di bellezza.
Abbiamo perso l'occasione di educare e di fare cultura attraverso lo sport.

Vi rendete conto? Per una volta il mondo sarebbe andato al contrario, non sarebbe stata la bellezza il canone principale per la partecipazione al concorso di Miss Italia, ma le proprie abilità.
Per una volta non sarebbe stata Madre Natura con la sua cieca benevolenza la protagonista del concorso, ma noi stesse, noi artefici e protagoniste di ciò che siamo.

Se oggi l'apparire conta più di cosa si fa e si dice, per usare le parole di Franco Fava, ci dovremmo fare tutti un esame di coscienza.
Nessuno ci obbliga a guardare un bel viso e a smettere contemporaneamente di ascoltare le parole che escono dalla sua bocca.
Non è togliendo i bei visi dalla nostra vista che risolveremo i nostri (anche se io me ne tiro fuori) problemi di superficialità.

Che male c'è a ostentare la bellezza e la fisicità di un corpo allenato ottenuto con sacrificio e duro lavoro, grazie alla determinazione di donne che con carattere lavorano convintamente e costantemente per raggiungere i loro obiettivi sportivi?
Sapete che vi dico, da donna?
Continuare a isolare la bellezza dalle capacità, questo è il vero problema, che ci deve fare riflettere.

Solo quando i concorsi verranno organizzati abbinati alle capacità intellettive, ai titoli di studio, alla professionalità, solo allora la bellezza con la sua frivolezza lascerà campo libero a una nuova concezione della donna: una donna sicura di sé, preparata e capace, che sa così bene quello che vuole da non doversi preoccupare di essere, grazie alla natura, anche bella.
Così sicura di sé da potersi permettere la superficialità di partecipare per un giorno a un concorso dove potersi abbandonare, per una volta, al puro narcisismo e sentirsi dire «Caspita, sei ANCHE bella!»







Francesca Gerosa


Consigliere Comunale PDL per Trento
Membro della Commissione Sport del Comune di Trento




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