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Il «J’accuse» di Miss Italia contro chi è rimasto ai tempi del ’68

«Per carità, non discriminate le ragazze nel nome di valori che vorrebbero invocare il contrario!»

Nei giorni scorsi i quotidiani locali hanno riportato le valutazioni negative espresse sul concorso nazionale Miss Italia dal PD e in particolare da Margherita Cogo e Sara Ferrari, prendendo spunto dall'ipotesi di candidatura del Trentino a ospitare le finali nazionale del concorso.
Come c'era da augurarsi, ecco la risposta dell'Ufficio Stampa di Miss Italia.

La loro opinione è più che legittima, dato che in questo Paese - grazie a Dio - c'è libertà di opinione. Si può legittimamente essere contrari a tale eventualità per qualsiasi motivo, sia esso politico, economico, anche di semplice opportunità politica.
Ma perché andare oltre questo splendido esercizio di cultura occidentale denigrando e offendendo Miss Italia? O meglio tutti coloro (e sono moltissimi, di tutte le estrazioni sociali) che vi hanno a che fare?

Evidentemente i detrattori non amano i concorsi di bellezza e non desiderano che la loro provincia ne ospiti uno.
Ne prendiamo atto, ci dispiace, ma grazie ugualmente.
Forse anche i politici in questione non riscuotono la simpatia di tutti gli elettori, eppure rivestono ugualmente una carica pubblica senza che vengano criticati per principio da chi non li ha votati. O almeno così dovrebbe essere.

Il comune di Salsomaggiore, che l'ha ospitata per 41 anni, è forse costituito da un gruppo di incoscienti, così lontani dal promuovere eventi di rilevanza culturale?
Sapete che ha dovuto rinunciare al concorso solo per motivi di bilancio e che i suoi amministratori sperano di riprenderlo al più presto?

Miss Italia è una manifestazione quotidianamente davanti agli occhi di tutti, trasparente come poche altre, è ammirata per la sua serietà e perché ha il massimo rispetto per le ragazze e per le loro famiglie; è un concorso effimero per definizione, ma serio, pulito in tutti i sensi, lontano dagli scandali che riempiono i rotocalchi e la stampa nazionale su altri argomenti ben più leggeri di un peraltro blasonato concorso di bellezza.
È guidato a livello nazionale da una signora, Patrizia Mirigliani, un esempio di etica comportamentale, così da tutti riconosciuta e stimata.
Lo stesso giudizio vale per la responsabile per il Trentino Alto Adige, la dottoressa Sonia Leonardi, da anni considerata una seria e affidabile professionista, alla quale i genitori affidano le proprie figliole in tutta sicurezza.

Detto per inciso, la nostra Miss Italia in carica è il volto e il simbolo di tante cerimonie dell'Anniversario dei 150 anni dell'Unità d'Italia (a Roma, Torino, Perugia, in TV ecc…). È l'immagine di un'Italia che ha compiuto i suoi splendidi centocinquant'anni accompagnata anche dalle belle donne che l'hanno orgogliosamente rappresentata nel mondo.

Ai politici in questione (come ad altri, per carità), questo concorso non piace. Non piace la gara delle ragazze in costume da bagno? Non va bene che esse si esibiscano in pubblico? È deprecabile che portino un numero addosso?
Che cosa dovremmo fare? Vogliamo cancellare - in piena libertà e democrazia e quindi a maggioranza - i concorsi di bellezza e con questi l'evento che ha fatto la storia del costume del nostro Paese negli anni della faticosa ripresa postbellica? Vogliamo abolire una rassegna corretta, esemplare, un modello di moralità per quanto riguarda la tutela delle ragazze?

Comunque sia, nessuno ha il diritto di vituperare il concorso: le «donne oggetto» di cui si parla non sono certamente qui. Da qui, al contrario, dopo una lunga gavetta, se hanno un po' di talento e voglia di impegnarsi (come in tutte le attività), le Miss partono in modo corretto alla conquista del cinema, della fiction, della televisione, del teatro, della pubblicità.

Se si parla di «valorizzazione delle donne», perché sminuire in tal modo chi partecipa al concorso, facendole sentire così, inadatte culturalmente? E facendole passare per oggetti? Nessuna delle ragazze si sente tale, e numerose sono le lamentele che ci stanno arrivando in tal senso dopo la presa di posizione che è andata oltre la semplice opinione.
Per carità, non discriminatele nel nome di valori che vorrebbero invocare il contrario!

Si provi a pensare, a rispettare e a guardare con occhi diversi, le stesse ragazze e tutto ciò che si muove intorno a Miss Italia: i responsabili regionali, organizzatori da prendere ad esempio, i registi, gli autori televisivi, i coreografi, i parrucchieri, i truccatori, i giornalisti, le decine di migliaia di spettatori che assistono alle selezioni nelle regioni, ai milioni di spettatori che le seguono in tv.

Miss Italia rappresenta ancora per qualcuno l'apoteosi della donna oggetto, così come per qualcuno le veline a Striscia la Notizia sono l'antitesi della femminilità.
In realtà i tempi sono cambiati dal 1968 a oggi.
La donna è considerata a tutti gli effetti uguale all'uomo e quelle che appaiono come discriminazioni (poche quote rose nei punti che contano) devono solo seguire l'evoluzione dei costumi. Ci vuole tempo, ma la strada è segnata: stiamo diventando tutti uguali, uomini e donne!

Anzi a ben vedere, è grazie ai concorsi come Miss Italia che la donna ha più chance dell'uomo, dato che in questa maniera è in grado di scoprire se ha il dono della bellezza, il talento dell'attrice, la professionalità della show-gilr, la capacità di una sceneggiatrice, la fantasia della scrittrice, il fiuto dell'imprenditore, l'istinto del politico, la vocazione per carriera o più semolicemente… per la famiglia.


Una opinione la aggiungiamo anche noi, che da quando abbiamo aperto questo giornale diamo spazio giornalistico all'organizzazione di Miss Italia, certi di favorire le ragazzine che ci provano:
«Non potendo dare a tutte la stessa bellezza, cerchiamo di non dare a tutte lo stesso anonimato…»

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