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Esopo e Fedro come scuola di vita – Di Luciana Grillo

Antonio La Penna, «La favola antica - Esopo e la sapienza degli schiavi» – Il valore dei classici come strumento per affrontare i cambiamenti del nostro tempo

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Titolo: La favola antica. Esopo e la sapienza degli schiavi
Autore: Antonio La Penna
 
Curatori: Giovanni Niccoli e Stefano Grazzini
Editore: Della Porta, 2021
 
Pagine: 424, brossura
Prezzo di copertina: € 25
 
Una volta, ai bambini si raccontavano le favole di Esopo e Fedro perché divertivano e insegnavano, e poi gli animali che ne erano i protagonisti piacevano ai piccoli che li immaginavano dotati di linguaggio e dunque capaci di comunicare.
Lo studio di La Penna, attentamente raccolto da Niccoli e Grazzini, ci riporta in Mesopotamia, ci ricorda il mondo greco-romano, ci fa riflettere sul fatto che la favola occupò un posto interessante ai margini della cultura alta, ci fa mettere a fuoco il ruolo degli schiavi che ne furono i portavoce.
Essere abili, capaci, pronti, intuitivi, astuti non li aiutò a conquistare la libertà, dal momento che il potere era nelle mani dei più forti: agli schiavi non rimaneva che arrangiarsi per sopravvivere, perciò ecco un sentimento passivo, una rassegnazione amara.
 
Eppure, proprio la favola crea la cesura con la letteratura religiosa, diventa espressione di cultura popolare e laica.
Se la Mesopotamia è il luogo dell’origine, il viaggio della favola verso occidente rivela un passaggio in India (prima o dopo la Grecia?), provato dalla presenza del serpente a cui si affianca come consigliere lo sciacallo, che in Grecia è invece la volpe.
D’altra parte, troviamo varie contaminazioni tra Occidente e Oriente, come il famoso apologo di Menenio Agrippa che si ritrova sia nel Mahabharata indiano che in un testo scolastico egiziano risalente al 1.000 a.C.
 
In Egitto, però, la favola esopica non fu conosciuta, ma si diffuse «una letteratura gnomica consistente in serie di consigli, ammonimenti, massime che si presentavano come pronunciati da illustri personaggi… il comportamento di vari animali, toro, leone, cavallo, cane, scimmia, oca, è evocato per inculcare la docilità e l’obbedienza (anche bestie feroci e forti riescono ad ammansirsi)».
Due ampi capitoli sono dedicati interamente a Esopo e Fedro. Per quanto riguarda Esopo, dopo i riferimenti relativi ai codici rielaborati in tempi abbastanza recenti (Codice di Grottaferrata: «G. del Perry» e «W. del Perry»), incontriamo Esopo definito «nanerottolo schifoso!», padre di un figlio che forse si suicida, a seconda di W o G; pronto a buttarsi da una rupe dicendo, secondo G, che avrebbe preferito «girare tra gli stenti tutta la Siria, la Fenicia, la Giudea piuttosto che crepare qui» o, secondo W, soltanto la Sicilia.
 
Ci sono poi le testimonianze di Erodoto e Aristofane, in base alle quali Esopo potrebbe essere originario della Tracia, località per altro indicata anche da Aristotele.
Fu certamente schiavo prima di Xanto e poi di Idmone, tardi è attestata una sua deformità fisica… molto altro ci sarebbe da prendere in considerazione, anche l‘ipotesi che Esopo da schiavo sia diventato il «potente segretario di un re» o che – come pensato da Plutarco – segga su uno sgabello molto basso, accanto a Solone, comodamente sdraiato sul suo seggio, manifestando sempre un certo cinismo ed una potente misoginia, presente questa nella letteratura greca fin dai tempi di Esiodo.
 
Il capitolo dedicato a Fedro sottolinea il genere letterario umile che ha coltivato, «che né gli uomini del mestiere, i docti, les gens de lettres, né il pubblico colto prendevano sul serio o a cui si rivolgevano tutt’al più come a mezzo d’intrattenimento».
Quanto alla biografia, si sa poco: Seneca e Quintiliano lo ignorano, mentre Marziale lo conosce e lo apprezza; «il sapore vitale della morale esopica di Fedro (che richiama quello di Archiloco e di Callimaco, ma non si ritrova certo nelle raccolte esopiche greche a noi conservate, compresa quella di Babrio) è ben comprensibile in una tradizione latina, tra cui Lucrezio e Orazio da un lato, Seneca dall’altro: anche in questo lo schiavo straniero è veramente latinizzato».
 
Forse Fedro era un liberto di Augusto, forse proveniva dalla Macedonia o dalla Tracia, certamente non si sentiva degno di aspirare alla gloria; cadde in calamitatem a causa di certe sue favole…, subì un processo che lui stesso definì una farsa, supplicò un liberto potente appellandosi alla misericordia, si sentì un uomo finito, quod fuimus lauda, si iam damnas quod sumus.
Il testo è davvero ricco di citazioni, di riferimenti, di suggestioni; cos’è dunque la morale nella favola esopica?
È una morale determinata, oppure si può supporre che nelle favole si possono trovare tutte le morali e che, come si dice dei proverbi, «non v’è proverbio di cui non si possa trovare il contrario?»
 
Sicuramente nella favola la verità è nascosta sotto apparenze ingannevoli, «le gentilezze, le carezze, le cure per il benessere altrui sono quasi sempre schermi della frode», la favola sgonfia la vanità, vuole «spazzare via i giudizi superficiali e illusori», l’ambiguità, la violenza nascosta che si vuole spacciare per giustizia.
Forse solo l’astuzia può essere più efficace della forza, perciò mai allearsi col più debole, mai provare compassione, fidarsi poco dei consigli, meglio accontentarsi di ciò che si ha, e così via…di favola in favola, di citazione in citazione.
 
A partire dalla pagina 335, una sorpresa bella per chi ama i testi originali: in Marginalia Aesopica favole di Fedro, commenti e annotazioni, versi di Esopo, osservazioni linguistiche; in Minima Aesopica brevi saggi, l’accostamento inatteso con la favolistica cinese e la moderna interpretazione di Mao Tse-tung, il pensiero di Concetto Marchesi: «Interpretai la favola esopica antica, greca e latina, come un’analisi della società e delle forze che la dominano: violenza, astuzia, frode, accortezza e prudenza del più debole per difendersi dalla violenza e dall’astuzia e per sopravvivere».
Per concludere, un ampio elenco di autori e personaggi storici antichi e medievali, uno di autori e personaggi moderni, l’indice delle favole e la bibliografia degli scritti di Antonio La Penna.

Letto tutto il tomo, ho voglia di riprendere fra le mani tutte le favole di Esopo e di Fedro, per capirle fino in fondo, da adulta.

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