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Il Trentino Rock, dagli anni '60 a oggi/ 5 – I Rumbles

I Rumbles nascono con Lorenzo Raffaelli, il batterista con la carriera musicale più longeva della storia trentina: 47 anni

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La nascita del gruppo dei Rumbles è datata 1964.
I genitori di Alberto Caurla avevano un chiosco alla stazione, che divenne in quegli anni il ritrovo dei musicisti trentini.
Ogni tanto il poco più che quindicenne Alberto dava una mano, sentendo parlare di chitarre, percussioni e di musica in generale.
Fra i giovani clienti c'era anche un certo Lorenzo che tra una chitarra e l'altra amava spilorciare alle castagne sul fuoco....

I due decisero un giorno di formare un gruppo e chiamarono Dino Rossi alla chitarra e Franco Tomasi al basso. Allora era così semplice: la band era pronta per salpare!
«Alternavamo le prove d'estate in una cantina e l'inverno in una cella frigorifera alla Predara.» - Ricorda il loro Leader Alberto Caurla.
Il loro repertorio comprendeva ben 160 canzoni, che i tre spilorciavano dal repertorio degli Shadows e de The Ventures, ma anche dai più grandi successi Italiani e, va da sé, dai pezzi classici di liscio.

La tremenda alluvione del 1966 però rischiò di distruggere il loro sogno, perché tutti i loro strumenti vennero spazzati via, sommersi dall'acqua frammista a fango e gasolio.
«Ma non ci perdemmo d'animo, - ricorda Alberto. - Grazie agli sconti del negozio Albano e all'aiuto di Giuseppe Tomasi, il nostro manager, ricomprammo tutto in un batter d'occhio e migliore di prima.»

 

La figura di Gastone Albano emerge fin dall'inizio in tutta la sua statura di imprenditore lungimirante e illuminato, fondamentale per l'intero fenomeno musicale di quegli anni.
Ne parleremo in un servizio dedicato esclusivamente a lui e al suo negozio di strumenti musicali.


In quel maledetto 1966, tuttavia, i Rumbles avevano anche vinto il festival «Musical Beat» al cinema Dolomiti e ottennero altri importanti riconoscimenti in molte rassegne canore.
La loro vivacità e bravura la si riconosceva nella loro musica, che li portò subito al successo.
«Alla fine di un concerto - ricorda ancora emozionato Alberto - una ragazza mi chiese l'autografo. Rimasi impietrito e confuso davanti a questa richiesta. Poi la soddisfazione ebbe il sopravento.»

Nel 1967, complice il successo mondiale di «A whiter shade of pale» dei Procol Harum, nella formazione entra anche un tastierista. Si chiama Guido Smadelli.
Ma come per molti gruppi Trentini l'avventura dei Rumbles termina alla fine degli anni Sessanta, con la chiamata al servizio militare.

Alberto Caurla, tornato dalla naia, suonerà per un piccolo periodo con la formazione dei «Cent».
Di lui e di Franco Tomasi, se ne perderanno le tracce poco dopo.
Dino Rossi e Guido Smadelli, li ritroveremo lo storico gruppo «la Pietra Filosofale» che farà sognare molti giovani Trentini negli anni Settanta.
Per quanto riguarda Lorenzo Raffaelli la sua storia diventa contemporanea, perché è ancora in attività e vanta un'impressionante lista di collaborazioni musicali.



Incontriamo Lorenzo Raffaelli e Alberto Caurla (insieme nella foto sopra), respirando subito la sensazione che avrebbero avuto molto da raccontare. Hanno portato con sé foto che testimoniano il cambio dei tempi e la nostalgia di una giovinezza ormai lontana.
La foto più importante, la vediamo sotto il titolo. È piuttosto datata e in cattive condizioni. L'abbiamo pubblicata lo stesso perché emblematica del gruppo e… delle condizioni in cui si muoveva la comunicazione in quei tempi.
Il bianco nero è scontato, quasi doveroso, la messa a fuoco un optional. Ma guardate come vestivano: giacca e cravatta. Anche chi portava il maglioncino portava la cravatta.
Fantastico il Farfisa del tastierista, simbolo quasi dell'opulenza le due chitarre elettriche, professionale la presenza del basso.

È passato quasi mezzo secolo, ma nonostante questo le loro motivazioni e passione per la musica sono rimaste inalterate.
«È stata - commenta Raffaelli in poche parole, - un'avventura entusiasmante. Dalla musica ho ricevuto molto, anche se rimane qualche rimpianto».

Tu, Alberto Caurla, eri considerato in quegli anni un grande chitarrista. Come mai non hai continuato una carriera che poteva essere ricca di soddisfazioni?
«Al ritorno dal servizio militare non sono più riuscito a inserirmi e dopo una piccola parentesi con vari gruppi ho abbandonato la musica attiva.
«In tutti questi anni non ho mai smesso di suonare e se arriverà qualche chiamata sarò pronto a rispondere».

Che ricordo hai della musica e dei gruppi di quegli anni?
«Ricordo quante volte ascoltavo una canzone per riuscire a carpirne le note. Non avevamo studiato musica e dovevamo capirla da soli.
«Allora la musica era aggregazione, amicizia, voglia di stare insieme. Di urlare quello che pensavamo. La liberà era quella.
«Oggi invece vedo rivalità e invidia sia fra i componenti di uno stesso gruppo sia verso gli altri musicisti».

Hai qualche rimpianto?
«Si, ho molti rimpianti. Mi sarebbe piaciuto continuare a suonare. In tutti questi anni la musica è sempre stata presente nel mio cuore. Ho un bellissimo ricordo di quelle fantastiche esperienze con i Rumbles.
«È stato grazie alla musica se ho trovato una ragazza di nome Susanna che poi avrei sposato e con la quale sono ancora felicemente sposato».
[Nel ricordare questo, notiamo in Alberto una grande emozione. Lui peraltro non fa nulla per nasconderla. I ricordi dentro di lui sono ancora molto vivi]

A Lorenzo Raffaelli abbiamo molte cose da chiedere. I suoi 47 anni di carriera impongono un approfondimento maggiore del personaggio.

Quali sono i segreti per mantenere inalterata la passione, le motivazioni e l'entusiasmo per 47 lunghi anni?
«Io credo che il sapersi rinnovare in continuazione sia uno dei segreti. Per ogni generazione è cambiato il modo di suonare, di ascoltare, di proporre. Sono accresciute l'istruzione e la cultura, e questo la gente non saprà mai apprezzarlo abbastanza perché tutto quello che hai non ti fa pensare a cosa sarebbe senza…
«Logico quindi che rimanere ancorati su concetti vecchi sia deleterio per un musicista. Ma non solo questo, penso infatti che un musicista debba informarsi e prepararsi per qualsiasi tipologia di musica. Così facendo c'è una ricerca continua e quindi le motivazioni e l'entusiasmo non vengono mai a mancare.»

Quali sono stati i batteristi a cui ti sei ispirato e hai ammirato di più?
«Il primo è stato sicuramente Max Roach, poi il grande Buddy Rich, Joe Moreno e Steve Gad

Chi ritieni siano stati i batteristi migliori a Trento in questi 50 anni?
«Non ho alcun dubbio. Secondo il mio modesto parere Claudio Benedetti e Sergio Decarli.»

Hai avuto un maestro?
«Sì. E lo ricordo con grande affetto, si chiama Sergio Tessarolo.»

Quali capacità deve avere un musicista per diventare un grande batterista?
«Un incredibile senso del ritmo, che non puoi imparare ma avere nel tuo dna fin dalla nascita, un grande senso di applicazione allo strumento e la capacità di ascoltare e concentrarsi su qualsiasi tipo di musica.»

Hai avuto innumerevoli collaborazioni nella tua carriera, hai capito che qualità deve possedere una band per rimanere unita e costruire qualcosa d'importante?
«Deve regnare al suo interno molta armonia e tanta voglia di confronto critico, ma costruttivo. Poi credo che il rispetto umano verso i musicisti che suonano con te sia importantissimo.»

Abbiamo sempre pensato come mai un batterista esperto come te non abbia mai insegnato ai giovani durante questi anni. Ce lo spieghi?
«Negli anni 60 i batteristi non imparavano la musica ma solo il ritmo. Questa per me è stata sempre una grande lacuna.
«Oggi il batterista prima di imparare a suonare il proprio strumento deve sapere leggere e interpretare qualsiasi spartito musicale. Oggi per insegnare a suonare la batteria si deve essere prima ottimi musicisti poi grandi batteristi.»

Potessi tornare indietro rifaresti tutto uguale?
«Si certo. Sono consapevole di aver fatto tutte le scelte giuste. Ho dato alla musica quanto ho ricevuto, la bilancia oggi è perfettamente equilibrata. Durante questi anni mi sono anche preso delle rivincite su coloro che mi criticavano e che poi sono venuti a chiedermi scusa.»

Sei consapevole che molti batteristi hanno imparato a suonare assistendo ai tuoi concerti negli anni 60-70?
«Molti mi hanno detto questo. Ovviamente ne sono orgoglioso ma soprattutto è per me uno stimolo nuovo per imparare sempre di più.»

I tuoi due figli hanno intrapreso il tuo stesso percorso?
«Il più grande è un ottimo bassista e spero un giorno di poter suonare insieme a lui. Il più giovane invece lavora come disc-jockey. Diciamo che a casa mia non manca l'allegria e il frastuono.»

Hai ancora un sogno?
«Suonare la vera musica Sudamericana in modo tecnicamente perfetto e con grandi musicisti, questa esperienza mi manca ancora, ma nutro ancora speranze…»


Nelle due foto, scattate a 47 anni di distanza, Lorenzo Raffaelli (ricordato affettuosamente dai colleghi col nome d'arte di Traliccio) dimostra che gli anni sono passati, sì, ma che l'entusiasmo per la musica e per la vita sono rimasti inalterati.

Questa ultima risposta di Lorenzo Raffaelli è emblematica e forse racchiude il suo vero segreto.
Questo batterista, che sembra venuto da tempi lontani pare essere partito dal verismo musicale francese, per passare dalla scuola viennese, dal jazz al pop e alla musica latina, sembra davvero invincibile. Anche perché quei percorsi non li ha seguiti effettivamente: li ha semplicemente portati con sé.

Il suo incedere entusiastico e passionale quando parla della musica ci fa pensare che nonostante i suoi 62 anni sia ancora lontano dal canto del cigno.
La lista delle sue collaborazioni in 47 anni è incredibile. Dopo i Rumbles, i Luremal, poi con Lele Lauter a scoprire di amare il jazz, poi ancora con le Big Band (di Rovereto e di Pergine).
Con la Big Swing orchestra insieme al maestro Gorgazzini, a Roby Quartet, Junping Shadows, Music Project Trio e altre decine di collaborazioni.

Ma l'uomo che ha battuto il tempo, dentro di sé scopre la sensibilità e la dolcezza dell'artista e durante le mie domande si ferma, si commuove, piange emozionato.
La sua è come fosse una passione spietata, incapace di acquietarsi nella piatta forma orizzontale delle cose che formano lo stagno dell'umanità.
Eppure in questo destino, quale esso sia, c'è sempre la consapevolezza che sia scritto con la propria mano, attraverso un sorriso, un gesto spontaneo.
Arrivederci Lorenzo Raffaelli, ci vediamo i prossimi 47 anni. A partire dal prossimo San Vigilio…

Roberto Conci
r.conci@ladigetto.it

(Continua)

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