Home | Archivio | Archivio rubriche | Un occhio sulla società | In occasione dell’8 marzo, Festa della donna – Di A. Pattini

In occasione dell’8 marzo, Festa della donna – Di A. Pattini

Ritratto della scrittrice Giulia Turco Turcati, la trentina che per competere con gli uomini nel campo letterario doveva firmarsi con lo pseudonimo di Jacopo Turco

image

Giulia Turco Turcati, di antiche origini nobiliari, nasce a Trento il 1° aprile 1848 dal barone Simone Turco Turcati (1803-1861) e dalla contessa Virginia Alberti Poja.
La famiglia abitava a Trento in Via SS. Trinità e possedeva anche una grande villa nel centro di Sopramonte, ora sede della Circoscrizione del monte Bondone, dove era consuetudine soggiornarvi nel periodo da maggio a novembre.
La famiglia si estinse con la morte di Giulia, il 3 agosto 1912.
 
Giulia è stata una figura poliedrica nei vari settori della cultura di fine Ottocento, spaziando dalla botanica alla pittura e alla critica d’arte, dalla novellistica al romanzo, dalla ricerca culinaria alla musica, ottenendo riconoscimenti in ambito locale e nazionale.
La baronessa Giulia Turco Turcati, sposata con il violinista e compositore, direttore d’orchestra e ottimo pittore Raffaello Lazzari (Medicina 3 aprile 1845 - Trento 28 giugno 1924) il 30 ottobre 1877, e sua madre la contessa Virginia Alberti Poja, sono unite da antica amicizia con il pittore Eugenio Prati (1842-1907), loro ospite fin dagli anni settanta nella villa estiva di Sopramonte, vivace luogo di incontro di artisti, letterati, musicisti e uomini di scienza.
 
La poetessa e scrittrice di Luisa Anzoletti ne parla così.

Armonia d’intelletto, che in tutto cercava e prediligeva ciò che più innalza e mobilita la coscienza, ciò che più affina il senso della nostra elevazione morale.
Armonia di virtù generose e di opere benefiche, intese a confortare gli altrui dolori, a sollevare nelle miserie e ad aiutare il prossimo, a far amare e praticare la religione della carità e del sacrifizio.
Armonia d’arte, nel campo della musica, condiviso col degno tuo consorte, e delle lettere, nutrita di un’estesa e ricca cultura, favorita dei doni della fantasia e del fine gusto estetico, produttiva di lavori che serbano impronte ammirevoli.
Armonia di doveri e di vigili cure, dedite con virtuoso oblio, talvolta, delle sue proprie predilezioni intellettuali, alla famiglia; con quell’avito amore della casa, che un giorno sapeva aprire così serene fonti ad ogni attività d’ingegno della donna, e render così amata e desiderata la pace del santuario domestico.
Armonia intera e costante di tutto quel complesso di tradizioni, di educazioni, d’intimi pregi d’animo, d’esteriore dignità signorile, che costituisce il tipo della vera gentildonna: quel tipo di cui per più di un’eletta figura scolpita nella nostra mente, può in particolar modo onorarsi la donna trentina.
(I funerali di Giulia Lazzari in Alto Adige 4-5 agosto 1912)

In virtù della sua passione per l’arte stringe una profonda amicizia con Eugenio Prati che frequenta assiduamente la villa Turcati come risulta dal suo diario e dall’epistolario che si scambia con il pittore.
Giulia prima con la madre Virginia e poi con il marito Raffaello Lazzari frequenta le maggiori esposizioni d’arte di Torino, Milano, Roma, partecipando anche alle prime Biennali di Venezia e all’esposizioni Internazionali al Glaspalast di Monaco di Baviera.
 
Nell’ambiente aristocratico e culturale trentino il salotto letterario della baronessa Giulia Turcati è noto per essere stato un punto di riferimento dell’arte pittorica, della musica e della letteratura, ma anche delle istanze liberali e del sentimento di italianità.
Oltre alle conversazioni di arte, musica e letteratura, si parla di scienza e di botanica, di politica e di irredentismo.
Si discute delle opere di Verdi e di Wagner, di cui la Turco, ottima pianista in grado di accompagnare il marito nei concerti pubblici, è autrice di un saggio critico, del fermento artistico internazionale, del secessionismo di Monaco di Baviera e delle Biennali veneziane il cui merito organizzativo a livello internazionale è dovuto a Bartolomeo Bezzi.
 
Nel 1890 Giulia Turcati pubblica con le Officine Giulio Ricordi di Milano, il suo primo lavoro musicale «Salve Regina per canto e pianoforte».
Dal 1894 al 1912 pubblica con lo pseudonimo di Jacopo Turco circa 40 opere letterarie tra cui novelle e romanzi, saggi di critica d’arte, di gastronomia, di botanica e di musica.
Inoltre presso la Biblioteca comunale di Trento sono conservati numerosi manoscritti inediti di novelle e romanzi, di botanica, di micologia, di cucina, di storia alcuni incompleti e di difficile lettura. 
 
Diego Mazzonelli nel 1999 (nel saggio Giulia Turco Turcati Lazzari un’intellettuale trentina di fine ’800, in Donne intellettuali trentine tra Otto e Novecento) scrive così.

La sua prosa oscilla tra d’Annunzio e Fogazzaro e le novelle ed il romanzo Fede risentono nel complesso del clima del romanzo d’appendice e del feuilletton.
Una critica frettolosa potrebbe liquidare queste opere inserendole nella produzione letteraria minore di fine secolo e se non fosse per tutta una serie di caratteristiche assai particolari che distinguono l’impegno della Turco dalla vasta e generica attività letteraria minore di questo particolare secolo.
Le frequenti citazioni in inglese e francese presenti nei suoi testi, i riferimenti letterari ai maggiori autori dell’Ottocento, le annotazioni musicali assai precise e pertinenti, le descrizioni di fatti artistici del passato o a lei contemporanei come ad esempio i riferimenti al fenomeno della Secessione Viennese, la puntuale e talvolta eccessiva precisione terminologica e scientifica, le annotazioni relative a tematiche culturali di ampio respiro, collocano il suo impegno letterario su di un livello più alto di quello del semplice romanzo d’appendice.

Non possiamo dimenticare la passione di Giulia Turcati per la botanica che si rileva con lo studio dei funghi con l’opera I miceti del 1894 e successivamente nello stesso anno con la seconda prova letteraria Fiori d’inverno in cui sono descritte più di ottanta specie di piante e fiori, presentate con rigore scientifico e con un raffinato gusto letterario.
 
La Lazzari nella novella Salvatrice (in Vita Italiana 16 maggio 1897, p. 124) descrive il giardino della villa a Sopramonte, definendolo «piccolo giardino fuori porta», e con grande semplicità ci trasmette una descrizione chiara e per nulla leziosa.
 
Era un giorno d’autunno sereno e mite. Nel nostro piccolo giardino fuor di porta, che cingeva una siepe di bignonie e di passiflore, la festa dei colori aveva raggiunto il colmo: le malve innalzavano presso l’alcanto i loro fusti guerniti di sessili fiori; i crisantemi primaticci, i gerani carichi di umbelle illuminavano di ciocche bianche, gialle, rosse il verde ancora vivo degli arbusti, e sulla facciata della casetta, le rose bengalesi celebravano una loro primavera.
Una ninfa antica, corrosa dal tempo, mezzo vestita di muschio smeraldino, versando sulla sua anfora un tenue filo d’acqua entro la piccola urna di porfido che avevamo scavato in un’ajuola, sotto le lattughe, sembrava cantarellare con quel lieve gorgolglìo una dolce cantilena”.
 
Le sue grandi capacità letterarie la portano a produrre nel 1904 un’opera di grande impegno dal titolo Ecco il tuo libro di cucina. Manuale pratico di cucina, pasticceria e credenza per l’uso di famiglia, un volume corposo di novecento pagine con tremila ricette e centocinquanta disegni che presenta in copertina una splendida illustrazione del pittore Eugenio Prati.
 
Citiamo la recensione dell’Accademia degli Agiati con questo articolo raccolto negli Atti dell’Accademia.

Sembrerebbe che parlare d’un libro di cucina negli Atti d’un Accademia fosse quasi un menomarne la dignità; eppure nel caso attuale ci troviamo di fronte ad una produzione, che non dobbiamo ignorare e per i suoi meriti intrinseci, e perché è frutto d’una illustre figlia di Trento, il cui nome va meritatamente celebrato nelle lettere e che siamo orgogliosi d’annoverare fra i soci della nostra Accademia. (...)
Se ai giorni nostri la Culinaria è salita ad un’arte vera ed altamente apprezzata, a maggior ragione dobbiamo dire che il volume che teniamo fra mano assume quasi una forma scientifica ed è scritto in una lingua purissima e piana, quale era da aspettarsi da chi ne conosce tutte le finezze.
Non ci peritiamo di dichiarare che questo manuale primeggia tra i molti che ci sono noti e per ampiezza della materia, contiene più di 3000 ricette (...).
Igiene ed economia sono le due basi su cui si fonda questo libro prezioso (...).
Nessun Libro di Cucina italiano - e crediamo neppure straniero - può stare a paragone con questo; in esso si scorge subito la scrittrice di genio, la donna forte ed amorosa, che anche nelle cose minime, sa portare il suo granello per l’edifizio dell’umana felicità.
L’egregia Socia nostra, agli elogi a lei venuti dalla stampa trentina e forestiera, voglio aggiungere anche le congratulazioni dei soci di quest’Istituto di Scienze, Lettere ed Arti.

L’opera riceve anche delle critiche per essere un modello di cucina raffinata e aristocratica e successivamente pubblica nel 1908 Il Piccolo Focolare. Ricette di cucina per la massaia economa, manuale di cucina per la gente comune, un vero successo editoriale ristampato più volte, l’ultimo nel 2005 a quasi cent’anni dalla prima edizione.
 
Un ampio contributo del salotto Turco Turcati di Sopramonte ci è fornito da Gino Rudium, giornalista, che nel 1949, nel Corriere Tridentino pubblica a varie puntate un lungo articolo su Giulia e suo marito dal titolo Storia che pare una fiaba. Jacopo Turco, Raffaello Lazzari.
Egli ci riferisce così

Letterati di chiara fama carteggiavano con lei; e parecchi la vollero conoscere di persona; fra questi il conte Angelo de Gubernatis, il quale il 28 luglio del 1899 in compagnia della nota poetessa trentina Antonietta Bonelli, si recò a Sopramonte ad omaggiare la sua valorosa collaboratrice.
In questa occasione egli poté conoscere anche il pittore Eugenio Prati che, nella quiete della villa Turcati, stava lavorando una grande tela di soggetto agreste alla De Millet. (…)
La conversazione più animata la sera, in compagnia del M.o Lazzari e, spesso, del cugino conte Aldo Alberti-Poja. Seduti nel giardino riboccante di fiori, la baronessa passava in rassegna le personalità conosciute a Roma, nel salotto di donna Elisabetta Ruspali: lo scultore Stefano Galletti, col quale aveva discusso d’arte, destando la meraviglia delle donne romane dalle ampie scollature e dai lunghi strascichi.
Li ho tutti segnati nel mio diario quei cari nomi: la bellissima contessa Elena Bizzo de Noria, consorte di Benedetto Canoli, il gen. Strada, il pittore Ciseri e tanti altri ancora. (…)
Al cenacolo d’arte in casa Turcati-Lazzari, oltre il Prati, il Bezzi e l’abate Bresadola, partecipava il naturalista Giuseppe Marchi, il quale, solo o in compagnia del Bresadola, nelle escursioni alla Mendola, a Varena, al Crozzon di Brenta, in cerca di serpenti e di farfalle, non dimenticava mai la baronessa.
Ond’egli al ritorno, era ben lieto di poterle offrire un omaggio di fiori alpestri e meravigliosi esemplari di funghi e felci.
Quanta luce in quel cenacolo d’artisti, scienziati e scrittori! Avranno essi assistito ai Trii che, in perfetta fusione d’anime gemelle, venivano di frequente eseguiti da Giulia, Raffaello e il cugino conte Aldo, «amato violoncellista» delle piacevoli serate in casa Turco-Lazzari.
E qualche volta, avrà la baronessa ceduto il posto a un’altra pianista – Luisa Anzoletti – che, col fratello Marco, un mago al violino, elettrizzavano il pubblico nelle capitali d’Europa. Era l’Anzoletti l’intima amica della baronessa (…)
Assidui di casa Turco-Lazzari, erano anche il dott. Agostani, il conte Lamberto Cesarini Sforza, il pubblicista Antonio Pranzelores, il dott. Ludovico Oberziner, il dott. Francesco Menestrina.
Quella casa d’arte, d’amore e di virtù civili e religiose era divenuta un santuario visitato da devoti. Non solo il De Gubernatis vi aveva messo piede a portare la sua offerta di ammirazione, ma molti altri fra i quali il violinista Raffaello Frontali e Ugo Ojetti.
Quelli che si sarebbero recati in pellegrinaggio, non si contano.
Scegliendo fior da fiore, come Matelda; mons. Geremia Bonomelli, vescovo di Cremona, mons. Giovanni Costantini (Venezia); E. Morelli, direttore della Società ed. Dante Alighieri, il marchese Ferdinando Nunziante (Calabria), il marchese Filippo Crispolti (Roma), Arturo Colautti (Zara), dott. Augusto de Panizza (Taio), Enrico Castelnuovo, romanziere (Venezia), Giusto Sussich, scrittore triestino, Raffa Garzia, dirett. del Bollettino bibliografico sardo (Cagliari), la contessa Evelyn Franceschi Marini (Firenze), Dora Valle (Emma Brentari). Tutti astri luminosi attorno ad una stella.

Nel salotto di Sopramonte il violinista e compositore Raffaello Lazzari portava quindi una sensibilità aperta a quanto succedeva oltre le Alpi e in questo coinvolgeva pure la moglie.
Il suo Trio in Fa maggiore ne è un chiaro esempio: stampato da Simrock a Berlino nel 1897 ricorda molto lo stile di Brahms.
Ma qualche anno prima i coniugi Turco Lazzari avevano modo di compiere, come al tempo molti altri artisti e intellettuali (pensiamo ad esempio a Debussy) il classico pellegrinaggio a Bayreuth, nel Tempio di Wagner.
Quel viaggio era fissato sulla carta da Jacopo Turco in Impressioni e ricordi di Bayreuth pubblicato a Roma sulla rivista «Vita italiana».
In vari momenti della sua produzione letteraria Giulia più volte evidenzia la sua completa condivisione e totale adesione alla poetica wagneriana.
 
Alberto Pattini
a.pattini@ladigetto.it
 
Pubblicazioni di Giulia Turcati Lazzari con lo pseudonimo di Jacopo Turco
1. J. Turco, Salve Regina per canto e pianoforte, Officine G. Ricordi, Milano, 1890;
2. J. Turco, Miceti, in Rivista delle Signorine, A.1, n. 23, Milano, 15 settembre 1894;
3. J. Turco, Il giornale intimo, in Rivista delle Signorine, A.3, n. 22, Milano, 15 novembre, 1894;
4. J. Turco, Fiori d’inverno, in Rivista delle Signorine, A. 1, n. 17, Milano, 15 dicembre 1894;
5. J. Turco, La gentilezza dell’animo, in Rivista delle Signorine, A.2, n. 8, Milano, 15 aprile 1895;
6. J. Turco, Il romanzo di Luisa Hercolani, in La vita italiana, Roma, 1895;
7. J. Turco, La storia d’un ciliego, in Rivista delle Signorine, A.1, n. 24, Milano, 15 dicembre 1895;
8. (Giulia Turco Turcati) Il grillo del focolare, La pagina della vita domestica, in Rivista delle Signorine, A.3, Milano, 1896;
9. J. Turco, Canzone senza parole, novella musicale in Vita Italiana di Angelo De Gubernatis, Roma, 25 giugno e 10 luglio 1896;
10. J. Turco, Impressioni e ricordi di Bayreuth, in Vita Italiana, A III/3, Roma, 16 gennaio 1897, pp. 241-255;
11. J. Turco, Evangelina, in Vita Italiana, Roma, 10 marzo 1897;
12. J. Turco, Salvatrice, in Vita Italiana, Roma, 16 maggio 1897;
13. J. Turco, Il sacrificio di Ieronima, in Rivista delle Signorine, Milano, 1-15 gennaio- 1 febbraio 1898;
14. J. Turco, La cura di Manuela, novella in Nuova Antologia 16 maggio, 1 e 16 giugno 1898;
15. J. Turco, La passione di Curzio Alvise, in Rivista d’Italia fasc. 6 e 7, Roma, 1899;
16. J. Turco, Oro e orpello, in Rivista delle Signorine, fasc. 10, Milano, 1899;
17. J. Turco, Fede, romanzo, Società editrice Dante Alighieri, Roma, 1901;
18. J. Turco, Canzone senza parole, Società editrice Dante Alighieri, Roma, 1901 (contiene le seguenti novelle: Una cameriera, Salvatrice, La passione di Curzio Alvise, La cura di Manuela, Vinta);
19. J. Turco, Diligite! Diligite!, in Strenna dell’Alto Adige, Trento, 1902, pp. 7-19;
20. J. Turco, Dopo la morte, in Strenna dell’Alto Adige, Trento, 1902;
21. J. Turco, Nozze d’oro, in Almanacco Strenna Trentina, Trento, 1902;
22. J. Turco, Pittori e scultori trentini, in Cronache della Civiltà Elleno-Latina, Roma, 1903, pp. 186-187;
23. J. Turco, I piccoli esuli d’Italia di Giuseppe Errico, in Alto Adige, 27-28 febbraio 1903;
24. J. Turco, Il passo, novella in Rivista d’Italia, Roma, giugno 1903;
25. J. Turco, Un articolo sulla Mendola, in Italia Roma, Roma, 14 agosto, 1903;
26. J. Turco, Una scrittrice trentina, in Tridentum, a. VII, Fasc. II, Trento, 1904, pp. 84-86;
27. Anomino (Giulia Turcati), Ecco il tuo libro di cucina. Manuale pratico di cucina, pasticceria e credenza per l’uso di famiglia, Tipografia Emiliana, G.B. Monauni, Venezia, 1904;
28. U.V.Z (Giulia Turcati), Bartolomeo Bezzi all'esposizione internazionale di Venezia, in Nuove Veglie Veneziane, agosto 1905;
29. J. Turco, La fanciulla straniera, novella in Rivista d’Italia”, Roma, agosto 1905;
30. J. Turco, Irene, in Natura ed Arte, 1 e 15 agosto 1905;
31. J. Turco, Frammento (Isera e Clementino Vanetti), Tip. Roveretana, Rovereto, 1906;
32. Cenni biografici di Mozart, in Programma della Società Filarmonica di Trento per il Concerto di giugno 1906;
33. Traduzione del Poema Sinfonico Di Strauss Tod und Verklarung Mozart in Programma della Società Filarmonica di Trento per il Concerto del 26 aprile 1907;
34. J. Turco, Il Piccolo Focolare. Ricette di cucina per la massaia economa, Tipografia emiliana, Venezia, 1908;
35. J. Turco, Gabriele Iva, in Rassegna nazionale, Firenze, 1910;
36. J. Turco, Gabriele Iva, Tipografia emiliana, Venezia, 1912;
37. I Z (Giulia Turco Turcati), Bartolomeo Bezzi in Vita Trentina anno V fasc. 5, 28 dicembre 1912;
38. J. Turco, L’educazione della volontà, Memoria postuma, in Atti dell’I-R. Accademia degli Agiati, Rovereto, ottobre 1913;
39. J. Turco, L’anima gemella: romanzo di Sfinge, in Notizie Letterarie della Rassegna Nazionale, 1920;
40. Giulia Turco Lazzari, Il Piccolo Focolare. Ricette di cucina per la massaia economa, Monauni, Trento, 1921;
41. J. Turco, Il manoscritto di Grazia: romanzo postumo, in Il Brennero, Trento, 1933;
42. Giulia Turco Lazzari, Il Piccolo Focolare. Ricette di cucina per la massaia economa, Monauni, Trento, 1947;
43. Giulia Turco Lazzari, Il Piccolo Focolare. Ricette di cucina per la massaia economa, Monauni, Trento, 1960;
44. Giulia Turco Lazzari, Il Piccolo Focolare. Ricette di cucina per la massaia economa, Monauni, Trento, 1979;
45. Giulia Turco Lazzari, Il Piccolo Focolare, Reverdito, Trento, 1990;
46. Giulia Turco Lazzari, L’antico focolare: ricette di montagna dell’Ottocento, Reverdito, Trento, 2005.
 Bibliografia
A. Pattini, Giulia Turco Turcati e Eugenio Prati, Associazione Giulia Turcati ed., Trento febbraio 2009 
 
Foto sotto il titolo: Eugenio Prati (1842-1907) - Ritratto della baronessa Giulia Turco Turcati, (1873), carboncino su carta, 46 x 37 cm. Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto.
Foto seguente: Eugenio Prati (1842-1907) - Dama che fuma (Giulia Turco Turcati), 1877, olio su tavola, 40,5 x 27 cm, firmato e datato in basso a sinistra Eug. Prati Firenze 77. Collezione privata.

Condividi con: Post on Facebook Facebook Twitter Twitter

Subscribe to comments feed Commenti (0 inviato)

totale: | visualizzati:

Invia il tuo commento comment

Inserisci il codice che vedi sull' immagine:

  • Invia ad un amico Invia ad un amico
  • print Versione stampabile
  • Plain text Versione solo testo

Pensieri, parole, arte

di Daniela Larentis

Parliamone

di Nadia Clementi

Musica e spettacoli

di Sandra Matuella

Psiche e dintorni

di Giuseppe Maiolo

Da una foto una storia

di Maurizio Panizza

Letteratura di genere

di Luciana Grillo

Scenari

di Daniele Bornancin

Dialetto e Tradizione

di Cornelio Galas

Orto e giardino

di Davide Brugna

Giovani in azione

di Astrid Panizza

Nella botte piccola...

di Gianni Pasolini

Campi da golf

di Francesco de Mozzi

Cartoline

di Bruno Lucchi

Amici a quattro zampe

di Fabrizio Tucciarone

L'Autonomia ieri e oggi

di Mauro Marcantoni