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Trento – Democrazia diretta: i giuristi (e non solo) si dividono

Audizioni in I Commissione del Consiglio provinciale di Trento: Toniatti confuta seccamente gli entusiasmi di Kaufmann e Benedikter

Si è parlato approfonditamente di democrazia diretta e di partecipazione popolare alle decisioni politiche, oggi pomeriggio in Prima Commissione permanente.
Sul tavolo il disegno di legge 328/XIV – per l’appunto d’iniziativa popolare – che propone al Consiglio provinciale di approvare una serie di modifiche in materia elettorale, di referendum e di funzionamento delle istituzioni trentine.
La Prima Commissione – presieduta da Renzo Anderle – ha sentito alcuni interlocutori qualificati, tra cui due esperti esteri chiamati dal comitato che nello scorso luglio ha presentato il disegno di legge n. 328. Alle loro riflessioni si sono contrapposte nettamente quelle del professor Roberto Toniatti.
L’esame del ddl 328/XIV in I Commissione continuerà con altre audizioni. In base alla legge, la proposta dovrà essere votata dal Consiglio entro l’agosto 2014. 
 
 Le relazioni
Bruno Kaufmann - svedese di Falun, presidente dell’Iri (Istituto di ricerca sull’iniziativa popolare e i referendum di Marburg) - ha esordito sostenendo che la democrazia dal basso non vuole essere un attacco frontale alla cosiddetta democrazia rappresentativa.
Si tratta di rafforzare e democratizzare la fase istruttoria che precede il momento decisionale, introducendo nuovi strumenti fondati sull’apertura al dialogo e su un maggiore coinvolgimento del cittadino.
«Per questa via – ha detto Kaufmann citando esempi come quello dell’Oregon e della Svizzera - si va anche a combattere il fenomeno del disinteresse verso la politica e dell’astensionismo crescente.»
 
Thomas Benedikter, ricercatore ex dipendente dell’Eurac di Bolzano, ha ricordato che negli ordinamenti delle due Province di Trento e di Bolzano i pochi strumenti esistenti per la partecipazione popolare alla vita pubblica non funzionano: dal 1948 c’è stato un solo referendum provinciale in Alto Adige, peraltro invalidato per carenza del quorum.
Si vorrebbe allora rivitalizzare strumenti antichi, magari con alcune innovazioni utili.
Benedikter ha toccato alcuni punti di dettaglio, a partire dalla ventilata eliminazione del quorum per i referendum, che ha fatto fallire in Italia tutte le consultazioni abrogative dopo quella sul nucleare, mortificando la volontà di partecipazione dei cittadini.
Chi va alle urne deve poter decidere, in Svizzera è così da sempre. Su proposta della Svp, la Provincia di Bolzano si appresta a eliminare il requisito del quorum partecipativo.
Occorre dare centralità al ruolo dei referendum propositivi e confermativi, che in Svizzera sono quelli numericamente più rilevanti.
Altri temi: soglia delle firme per l’attivazione del referendum più bassa; validità delle firme raccolte senza la presenza di un pubblico ufficiale; riduzione del novero di materie nelle quali il referendum non è ammesso, ammettendolo ad esempio in materia fiscale; impugnabilità con referendum anche delle delibere di Giunta provinciale; allungamento dei tempi utili per la raccolta delle firme.  
 
Roberto Toniatti, professore ordinario di diritto costituzionale all’Università di Trento, ha subito chiarito di non avere affatto certezze circa la positività degli strumenti di democrazia diretta, preferendo fidarsi – in un Paese non equilibrato come il nostro - della democrazia cosiddetta rappresentativa.
Ha citato il referendum con cui Pinochet validò in Cile il proprio potere, e ancora il referendum – poi fortunatamente azzerato – con cui l’Oklahoma sancì la non applicabilità interna del diritto internazionale.
Il professore ha quindi messo in dubbio che il pacchetto di innovazioni proposte dal ddl 328/XIV possa inserirsi armonicamente dentro l’ architettura giuridico-istituzionale della nostra Provincia Autonoma e della stessa Costituzione, che prevede precisi paletti alle forme della democrazia rappresentativa, di quella maggioritaria, di quella non maggioritaria, di quella di iniziativa popolare.
Ci sono regole di base del nostro sistema trentino che stanno nello Statuto di autonomia e quindi sono di livello costituzionale, non è possibile incidere su di essere con legge provinciale e con un intervento legislativo spot.
«Il ddl 328/XIV – ha aggiunto Toniatti, confutando le tesi di chi l’ha preceduto al microfono – si configura come alternativa alla forma di governo vigente, non come disciplina complementare e compatibile.»
Altri dubbi: abolire il quorum non potrebbe aprire la strada a decisioni condizionate da lobby minoritarie?
Il nuovo obbligo costituzionale del pareggio di bilancio non ci obbliga a mettere in dubbio l’assunto che tutte le materie dovrebbero essere sottoponibili a referendum?
Quanto allo strumento antico della petizione, si è mai visto che produca qualcosa di concreto?
L’istituto dei pritàni di cui al ddl 328/XIV – poi – a Toniatti appare decisamente improbabile.
Sì invece al voto elettronico e condivisione delle critiche all’attuale referendum consultivo provinciale, privo di efficacia.  
 
 La discussione
Rodolfo Borga: sì alle petizioni, referendum a quorum zero sì, ma escludendo che possa essere indetto su questioni di poco conto.
E tenendo conto del rischio che l’interesse corporativo possa avere la meglio su quello generale. Più opportuno un mantenere un quorum, ma meno alto.  
 
Franca Penasa: la forza politica cui appartenevo ha organizzato un referendum, bloccato dalla carenza di quorum.
«Ciononostante, credo che un tetto minimo sia opportuno. Condivido poi la notazione del professor Toniatti sui limiti statutari che non si possono derogare.»
 
Bruno Firmani: sì al quorum zero. 
 
Renzo Anderle: no al quorum zero, sì a un quorum meno alto.
Il presidente ha chiesto a Kaufmann se il quorum zero ha davvero favorito la partecipazione popolare dove è stato introdotto.
Risposta: sì, la cultura della partecipazione produce cittadini più consapevoli e coinvolti.  
 
Stefano Longano (comitato promotore) ha perorato la causa dei maggiori spazi di discussione come valore in sé: in Svizzera la spesa pubblica è minore e migliore nei Cantoni dove più si ricorre alla consultazione popolare.

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Alex Marini 05/09/2013
L’atteggiamento dei consiglieri non è stato decisamente rispettoso nei confronti degli esperti e neppure dei cittadini che hanno sottoscritto l’iniziativa popolare. Con l’eccezione di Firmani e Borga, i quali seppur criticando alcuni punti hanno approfondito le proposte nel dettaglio, gli altri consiglieri hanno ascoltato distrattamente e parzialmente gli interventi esternando preconcetti e pregiudizi oltre che ostentare un atteggiamento di superiorità.
I casi richiamati all’attenzione di Toniatti in Cile ed Oklahoma sono a dir poco pittoreschi e totalmente decontestualizzati. Inoltre, le regole del nostro Statuto non pregiudicano nel modo più assoluto l’eliminazione del quorum e nemmeno l’abbassamento della soglia delle firme necessarie per poter indire un referendum.
Il sistema clientelare trentino e la cosiddetta “magnadora” non sono certamente frutto della democrazia diretta bensì, molto più verosimilmente, di ristretti gruppi di soggetti che gestiscono il potere e le finanze provinciali. Forse sono queste le cosiddette lobby minoritarie a cui Toniatti faceva riferimento e non certo i cittadini che ad esempio sono andati a votare per l’abolizione delle Comunità di Valle.
Infine, quando si parla di cittadini estratti a sorte basterebbe fare dei semplici esercizi di diritto comparato con gli ordinamenti di altri Paesi occidentali (Irlanda, Australia, Stati Uniti, Germania,etc) per verificare l’utilità ed i vantaggi della procedura.
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