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L’artista Paolo Dolzan e i giovani dell’Accademia

Al Mulino di Stenico, workshop con gli artisti dell’Accademia di Venezia

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Anche quest'anno, prosegue il workshop artistico denominato «Innesti», che nella scorsa edizione aveva visto 13 giovani artisti, provenienti dall'Accademia di Belle Arti di Venezia, al lavoro negli spazi del Parco dei 3 Castagni a Pergine.
In questa edizione, il nuovo gruppo composto da artisti di differenti nazionalità (dall'Italia al Messico, dal Giappone alla Cina), si è invece riunito a Stenico, presso l'atelier del pittore Paolo Dolzan, curatore dell'iniziativa.
 
Dal 2 al 12 settembre i giovani hanno avuto l'occasione di lavorare assieme, confrontandosi sui differenti campi dell'espressione artistica, per mezzo della pittura, dell'installazione e della scultura.
La sotto-traccia tematica che ha orientato il lavoro del gruppo è stata la letteratura rumena, oggetto di rivisitazione anche teatrale, con l'associazione Ariateatro, che ha affiancato il periodo del workshop con i diversi appuntamenti teatrali.
Le opere prodotte saranno presentate in mostra ai primi di ottobre, presso gli spazi del nuovo teatro sociale e le Garberie di Pergine Valsugana.
In questi giorni, i giovani studenti dell'accademia impegnati nel progetto, hanno accolto 6 pazienti del centro di riabilitazione psichiatrica, condividendo una giornata di lavoro assieme nell'atelier.
 

 
Abbiamo incontrato l’artista Paolo Dolzan (reduce da un viaggio negli USA dove ha inaugurato, nella città di Omaha, la mostra «The big black Project» col Maestro calligrafo Yu Jihan).
 
Dolzan, solitamente il lavoro dell’artista contemporaneo viene visto nell’immaginario collettivo come un atto solitario e narcisistico: le tue esperienze con i pazienti-artisti dello Psichiatrico di Arco (nella recente mostra curata a Palazzo Trentini a Trento) e il workshop di questi giorni con giovani artisti di varie nazionalità presso il tuo mulino di Stenico dimostrano invece una volontà di azione collettiva: perché questa scelta?
«Mai come oggi si avverte la necessità di riconfigurare il lavoro dell’artista, ricucendo il tessuto dei rapporti intergenerazionali, favorendo il confronto multidisciplinare e creando delle opportunità che permettano la condivisione dei medesimi luoghi e tempi di lavoro.
«Io ritengo sia un dovere nel rispetto delle nuove generazioni, ribadire la priorità della ricerca artistica, rispetto alle strategie di mercato, alle scelte curatoriali e alle politiche culturali che in questi ultimi decenni hanno disorientato, sedotto e spesso infine deluso, l’artista.
«Un percorso di ricerca in campo artistico, che sia indirizzato alla conoscenza di sé, difficilmente potrà disattendere le aspettative e rivelarsi poco gratificante. La costruzione e la scoperta della propria individualità supera qualunque altra ricompensa.»
 
Chiediamo quindi agli artisti convenuti al mulino Dolzan qualche considerazione sull’esperienza fatta…
«Dieci giorni al mulino, con Paolo Dolzan, hanno costituito per noi tutti un’opportunità di crescita artistica e vitale. Abbiamo colto questa condizione di isolamento in un contesto naturale per il semplice fatto di voler lavorare insieme in un ambiente per noi inconsueto e che potesse offrirci nuovi spunti.
«Qui abbiamo imparato che tutte le nostre attività sono condizionate anche dallo stile di vita e dal modo di rapportarci con gli altri.»
 
«Paolo Dolzan ha creato un ambiente creativo, vivo e denso di stimoli, fornendoci le condizioni adatte per scoprire i punti di vista e le motivazioni che portano ognuno di noi alla pratica artistica e facendoci crescere, non solo come artisti, ma anche come persone. Non si è trattato infatti solo di uno scambio professionale, ma anche di condivisione di esperienze culturali differenti, in quanto una buona parte dei partecipanti proviene da altri Paesi.
«L’esperienza è stata inoltre arricchita da due giornate di lavoro a fianco di alcuni pazienti del centro di psichiatria che ci hanno raggiunti al mulino. Il lavoro è proliferato senza sforzi, le collaborazioni e gli scambi di opinioni sono stati intensi e il senso di libertà, provato in questo contesto, ha permesso a tutti di sperimentare nuovi linguaggi.»
 
Gli artisti sono: Giorgia Cereda, Beatrice Alici, Anna Marzuttini, Alberto Luparelli, Oscar Contreras Rojas Dai Yung, Sachi Satomi, Giovanna Bonenti, Adriano Siesser, Aaran Ndimurwanko, Alessandro De Perte.
 
Massimo Parolini

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