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Le competenze digitali: una risposta per lo sviluppo

L'ICT può diventare la leva per lo sviluppo del nostro Paese e creare nuova e qualificata occupazione

Un quadro a prima vista positivo per il Trentino, quello emerso durante l’evento «Le professioni dell’ICT: le opportunità del mercato del lavoro», promosso da Informatica Trentina durante gli ICT Days 2014 e tenutosi ieri sera, mercoledì 2 aprile, a Sociologia.
Se è vero, infatti, che in Italia il tasso di disoccupazione giovanile ha raggiunto il 40%, guardando ai laureati in informatica il valore scende in Italia all’1,8%, per raggiungere lo zero in Trentino, dove si laureano in informatica il 6% sul totale italiano.
 
Ma in un mondo che sta cambiando sempre più velocemente e dove i paradigmi tradizionali di sviluppo del business non valgono come in passato, le competenze digitali da sole non bastano e si devono accompagnare ad una formazione più trasversale, dove acquisiscono maggiore incisività le attitudini manageriali a tutto campo.
Senza tralasciare la cultura dell’auto-imprenditorialità, ancora bassa nel nostro Paese.
 
È questo il messaggio lanciato in modo condiviso da tutti gli attori presenti al tavolo.
Il mondo accademico si sta muovendo per completare la preparazione più prettamente tecnologica con competenze trasversali, mentre il mondo delle imprese e le società in-house operanti in ambito ICT stanno collaborando per trovare il modo di far incontrare domanda-offerta, sviluppando le competenze necessarie, in modo tale da indirizzare lo sviluppo futuro del nostro Paese.
 
Il 2014 deve diventare per l’Italia l’anno della ripresa. Tra le leve anticicliche per rilanciare il Pil e l’occupazione nazionale, un ruolo di primo piano è rappresentato dall’ICT.
La conferma viene anche dall’Unione Europea, che sempre più vede le nuove tecnologie come fattore in grado di ridare respiro ad un’economia stagnante, in un mondo che sta cambiando velocemente e dove la Rivoluzione dell’ICT rappresenta un evento storico.
 
Non a caso, è in atto in Europa una crescente riflessione su quelle che sono le competenze ICT necessarie per creare nuova e qualificata occupazione, diffondere conoscenza affinché la popolazione intera possa godere dei benefici offerti dalla Società dell’informazione, contrastare lo spopolamento dei territori «periferici o marginali».
L’evento promosso da Informatica Trentina durante gli ICT Days 2014 si colloca in questa cornice ed ha promosso un confronto finalizzato ad evidenziare i profili di occupabilità delle professioni ICT, andando a presentare l’evoluzione del settore dal punto di vista delle competenze e il ruolo che in questa evoluzione ha la collaborazione pubblico-privato.
 
Il settore dell’ICT presenta sempre più un gap significativo fra domanda e offerta, dovuto spesso al fatto che numerose posizioni non trovano sul mercato del lavoro le competenze digitali necessarie.
Questo gap, che in Italia è ancora più pesante, risente anche di un fattore culturale.
 
Dice Alberto Montresor, del Dipartimento di Ingegneria e Scienza dell’Informazione dell’Università degli Studi di Trento.
«Lavorare nel mondo dell’ICT oggi significa lavorare in un ambito emozionante, nel quale succedono moltissime cose, a un ritmo rapidissimo. L’ICT è dirompente, cambia il modo di lavorare, di fare impresa, cambia il mondo del lavoro ma anche quello della scienza. Purtroppo l’Italia, dal punto di vista accademico, è piuttosto indietro. Per quanto riguarda l’informatica, in Italia si laureano 759 persone l’anno e il tasso di disoccupazione degli informatici in Italia è dell’1.8%. A Trento, dove si laurea il 6% di tutti i laureati in informatica in Italia, tale tasso è pari a 0 e una laurea in informatica offre una busta paga più pesante di quella degli altri laureati. Purtroppo però - conclude Montresor - è ancora diffusa in Italia l’idea che avere competenze informatiche corrisponda a conoscere Word e Power Point. dobbiamo invece promuovere una cultura diversa, che vede le competenze digitali trasversali a tutti i settori economici e da completare con competenze in grado di aiutare i nostri ragazzi a presentarsi in modo vincente nel mondo del lavoro.»
 
Ribadisce questo concetto anche Maurizio Marchese, del Dipartimento di Informatica e Telecomunicazioni dell’Università degli Studi di Trento.
«Nel settore dell’ICT registriamo nel mondo storie aziende che, pur nascendo molto piccole, hanno successo perché promuovono grandi idee. Per ottenere questo successo le conoscenze accademiche e la formazione formazione tecnica e ingegneristica si devono accompagnare a competenze di tipo imprenditoriale. E’ questa la filosofia dello European Institute of Innovation and Technology, ovvero quella di formare profili misti attraverso dei master e percorsi formativi, che qui a Trento vengono realizzati in collaborazione con l’Università e Trento RISE. Perché - sottolinea Marchese - imprenditori non si nasce, ma ci sono tante cose che si possono fare per favorire questo cambiamento culturale. L’educazione all’imprenditorialità deve iniziare nelle scuole.»
 
Anche il mondo delle imprese conferma la mancanza di quelle competenze digitali in grado di garantire sviluppo e crescita.
Cristiano Radaelli, vicepresidente di Confindustria Digitale, chiama in causa il mondo della formazione.
«Ci sembra che il mondo della formazione sia in generale ancora poco reattivo ai cambiamenti in atto nel sistema industriale. Per il 2015 si prevedono oltre 500.000 posti di lavoro vacanti per mancanza di competenze digitali in Europa, che non significa solo saper programmare. In ogni azienda c’è necessità di competenze ICT, che vuol dire sapere gestire la propria presenza sul web, digitalizzare i processi. Ma ci sono anche spazi di business che si possono colmare: basti pensare al settore dei videogiochi italiani, quasi inesistente. Non a caso - conclude Radaelli - lo stesso Obama ha lanciato un messaggio importante in questo ambito: dont’t just play on your phone, program it!.»
 
Il punto di vista delle piccole e medie imprese è stato portato al tavolo da Rino Cannizzaro, consigliere di Assintel, l’Associazione nazionale delle imprese ICT di Confcommercio.
«Da un lato c’è oggi il problema degli investimenti, praticamente assenti, dall’altro mancano sul mercato dell’offerta le competenze digitali, che si devono coniugare con quelle di eLeadership e manageriali. Per dare competitività alle aziende e quindi al Paese dobbiamo promuovere un uso intelligente delle tecnologie a tutto campo, in tutti i settori produttivi.»
 
Anche il comparto pubblico ha presentato il proprio punto di vista, con l'intervento di Luca Rigoni, segretario generale dell’Associazione delle Società per l’Innovazione Tecnologica nelle Regioni.
«Per contrastare un tasso di disoccupazione a due cifre è necessario un piano strategico che deve poter contare su una vera collaborazione fra pubblico e privato, per promuovere una pubblica amministrazione funzionale allo sviluppo del paese che vogliamo realizzare, e dove le società pubbliche operanti in ambito ICT rivestono un ruolo di primo piano.»

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