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Progetto TecnoNart: Andrea Esposito – Di Daniela Larentis

L’artista sarà presente con una delle sue opere alla mostra-evento che si terrà a Sanzeno, Trento, nel periodo giugno-settembre 2015

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«Credo che nell'arte sia stato già sperimentato tutto, quindi l'unica strada da percorrere da ogni artista è quella a ritroso nel tempo, per riscoprire, reinterpretare i grandi maestri con un linguaggio nuovo che deve tener conto del bagaglio culturale che ci è stato tramandato, così che non vada perso. In questo percorso ogni artista potrà attingere dalla propria sensibilità con una sua propria chiave di lettura dal meraviglioso e sconfinato universo dell'arte…»
Queste sono parole di Andrea Esposito, un artista nato nel 1974 a Cluj Napoca, Transilvania, il quale sarà presto presente con un’opera a TecnoNart, la mostra-evento che si terrà in Val di Non, Sanzeno (Trento), nel periodo giugno-settembre 2015, curata da Loredana Trestin.
Due parole sul suo percorso artistico.
Dopo aver studiato all'istituto d'arte Iona Ottolenghi di Acqui Terme, consegue la specializzazione in Grafica Pubblicitaria, studia le tecniche di restauro e affresco e lavora come decoratore, ristrutturando palazzi del centro storico del basso Piemonte.
Nell'ottobre del 1997 presenta la sua prima mostra personale nella Loggia di S. Sebastiano, nel comune di Ovada, continuando, poi, attraverso la ricerca estetica ed emozionale, a sperimentare nuove contaminazioni pittoriche, fotografiche e scultoree.
Numerose sono le mostre a cui partecipa, sia personali che collettive. Fra queste ricordiamo: 1999 Camera del Lavoro di Alessandria «Radici» (personale), 2002 Galleria Il Vicolo via G.Lardini Ovada – AL - (personale), 2002 Rocca Grimalda atrio salone nobile del castello «Le voci del medioevo» VII Convegno Internazionale (personale), 2005 Esposizione presso Nouvelle Vague Eno, Genova, 2006 Esposizione presso Atelier Mustave 36, Rue Boissonade 75014 - PARIGI, Francia, 2006 Esposizione presso il Castello Cinquecentesco Santa Margherita Ligure (GE), 2006 «Mostra collettiva» Esposizione in Via Petrella a Milano, 2007 «Gallerie Pinna? Esposizione in Bersarinplatz BERLINO, Germania, 2008 «Riflessioni d'Autunno» Installazione permanente Parco StoricoVilla Serra Comagno di S.Olcese, 2009 Galleria Immagine Colore «I giorni Creativi» (personale), 2011 Museo di S.Agostino (collettiva) «Il bestiario nel Medioevo», 2012 Villa Borzino «Autunno» (personale).
 

 
Quando è nata la grande passione per l’arte e per la pittura e scultura in particolare?
«L'arte non si può spiegare, è un seme che ognuno di noi ha dentro di sé fin dalla tenera età. Io ho avuto la fortuna di scoprirlo alle elementari, grazie alla spiccata memoria visiva che mi ha facilitato nella copia di alcuni animali rappresentati sui testi scolastici.
«L'amore è sbocciato nel momento in cui ho realizzato di avere questo dono ed è diventato sempre più grande man mano( che affinavo la mano e l'occhio con il disegno.
«La passione per il colore è arrivata in un secondo momento, terminata la scuola a indirizzo artistico, sperimentando nuove tecniche pittoriche e miscelando i colori a olio con terre e addensanti che conferivano plasticità al colore steso sulla tela.
«La scultura è stato il diretto sviluppo di queste ricerche. Il principio della creatività risiede nel dare vita alla semplice materia inanimata, la creta è stata la prima forma di scultura che ho sperimentato prima di approdare alla vetroresina.
«Un approccio diverso, rispetto alla pittura, ma che ha in comune lo stesso principio, l'idea. Se mi fossi fossilizzato su una sola tecnica, col tempo mi sarei annoiato e avrei perso la gioia della sperimentazione.
«Nella vita io ho bisogno continuamente di nuovi stimoli e la scultura è stata una ricca fonte di ispirazione.»
 
Quali sono i soggetti da cui trae maggior ispirazione?
«I soggetti dai quali traggo maggiore ispirazione, nel contesto pittorico, sono presi dall'iconografia mitologico-romantica, nei dipinti amo rappresentare le emozioni e penso che nella gestualità, in uno sguardo, nel corpo nudo di una donna, attorniato da un bosco o circondata da un lago di ninfee, vi sia racchiusa la poesia di un racconto che non ha bisogno di un tempo per giustificare la propria esistenza».
 
Fra le varie tecniche da lei usate quale preferisce e perché?
«Per la scultura, il lavoro si differenzia nell'obbiettivo finale, ovvero cercare di rievocare il valore simbolico attribuito a un oggetto per poi decontestualizzarlo, per fare questo posso ricreare degli strumenti musicali o usare una semplice scatoletta di sardine, insomma, per prendere a prestito una frase celebre del mio artista surreale preferito (Magritte) vorrei bandire dallo spirito il dejà vu e ricercare il mai visto. Non è per niente semplice, in una società dove la tecnologia applicata alla fotografia si è poco per volta appropriata del nostro modo di vedere le cose, io cerco senza artifizi e ausili digitali di ricreare qualcosa che non sia né una copia né un qualcosa di riconducibile al lavoro di altri artisti.
«La tecnica è mista, in base al soggetto che devo rappresentare, generalmente uso materiali comuni e prediligo quelli naturali, come la cenere e il cemento. Preferisco l'opacità e la naturalezza delle terre, della calce e degli ossidi, le resine ipossidiche invece le utilizzo solamente per immortalare e inglobare le sculture che rimarranno esposte all'aperto, affinché risultino congelate e preservate nella loro immobilità dagli agenti atmosferici.»
 
Ci può svelare il significato simbolico dell’opera intitolata «Sveglia in tre stadi»?
«Volevo realizzare un opera che mi rappresentasse e che allo stesso tempo accomunasse tutti gli esseri umani sotto il piano fisico e spirituale. Mi spiego meglio, se dovessi descrivere le nostre comuni attitudini, dovendo usare tre sostantivi, potrei dire: sonno, sveglia e consapevolezza.
«Il primo è la condizione comune alla maggioranza, quelli che vivono una vita priva di indirizzi o obbiettivi da realizzare, si conformano al pensiero comune e non cercano i propri perché.
«La seconda è una persona che viene traumatizzata o colta da un avvenimento imprevisto che scuote il suo stato di sonnolenza.
«La terza è quella persona che si prende il tempo di riflettere e meditare sulle cose che accadono e fa ricerche, non si accontenta di quello che gli viene raccontato, scava e vuole conoscere e poi, come ragionevole conseguenza di questo lavoro, prendendo coscienza di quello che accade, fa qualcosa per migliorare se stessa e influenza positivamente le persone che gli stanno intorno». 
 
Osservando le sue opere, il tempo sembra essere uno dei temi ricorrenti. Ci può parlare del messaggio che ha voluto trasmettere attraverso l’opera «Conserve di memoria»?
«Il tempo è il tema ricorrente dei miei lavori perché è una costante contro la quale tutti combattiamo.
Tutti vorremmo avere più tempo e spesso ci scivola letteralmente dalle mani. Quando realizzo un opera il tempo si congela, come se non scorresse o perlomeno lo facesse molto più lentamente che nella percezione quotidiana.
«Tutti noi desideriamo l'eternità e ogni artista vorrebbe che i propri lavori venissero consacrati all'infinito. Con l'opera intitolata Conserve di memoria ho cercato di unire il passato, il presente e il futuro in un oggetto unico e comune, una scatoletta di sardine.
«Tutti si ricordano le scatolette aperte dai propri nonni con una chiavetta, ma oggi le conserve si aprono a strappo e non esistono più le chiavette che arrotolano il coperchio, fanno parte di un immaginario collettivo del passato.
«L'olio che conservava le acciughe è stato sostituito dalla resina trasparente e le sardine con una sirena nuda avvinghiata su se stessa. Quest'ultima rappresenta la fantasia che rimane latente dentro di noi. Il fatto che sia una conserva, come dice la parola stessa, sta a indicare che ognuno di noi deve preservare i propri ricordi, la propria infanzia, le favole del passato e provare a mantenerle in vita il più a lungo possibile.»
 
Secondo lei quale dovrebbe essere la funzione principale dell’arte contemporanea?
«L'Arte contemporanea non deve essere fine a se stessa, non basta scioccare per far parlare di sé, bisogna anche trasmettere dei messaggi positivi e, se possibile, deve nobilitare l'animo di chi la riceve.
«Non dovrebbe appartenere solamente a un certo numero ristretto di persone che pensano, solamente perché si sono potute permettere di comprare l'opera, di averla capita e per questo di avere un qualcosa in più rispetto agli altri.
«L'arte vera, quella che continua a ispirare ogni artista, è sempre stata gratuita. La natura che ci circonda è di tutti perché non ha prezzo, nemmeno l'arte dovrebbe averlo.»
 
Quale fra le svariate mostre a cui ha partecipato le è rimasta più nel cuore?
«La mia prima mostra personale è stata la più bella, non perché avessi fatto dei capolavori ma perché per la prima volta vidi, negli occhi di una bambina e della nonna che la accompagnava, lo stesso scintillio di piacere e di amore per l'arte. Impagabile!»
 
Ci può dare qualche anticipazione su ciò che presenterà a TecnoNart?
«Una scultura di denuncia che racchiude sia un valore estetico che sociale.»
 
Artisti si nasce o si diventa?
«Entrambe le cose. La sensibilità si acquista.»
 
Come immagina, da artista, il futuro dell’arte?
«Ci sono molti artisti promettenti e viviamo in una società che ci contamina sia positivamente che negativamente. Il futuro io lo vedo roseo perché sono ottimista di natura, mi auguro fortemente però che ci sia nel più breve tempo possibile un risveglio collettivo, le sollecitazioni non mancano, bisogna solamente trovare il coraggio a volte di andare controcorrente, riconoscendo che la vera forza di ognuno non sta nel combattere per far valere i propri diritti, ma nel mostrare la propria umiltà senza rinunciare alla dignità e al rispetto delle idee altrui».
 
Sappiamo che lei si è dedicato anche alla scrittura e sta per ultimare il suo primo romanzo. Ci può raccontare qualcosa a riguardo?
«Mi sono sempre cimentato in opere che volevano trasmettere qualcosa, dopo un ritratto che mia moglie ha atteso per ben dieci anni (vedi la costante del tempo nei miei lavori) tutto realizzato solo con l'uso di lettere e frasi, mi sono chiesto se sarei stato anche in grado di dipingere con le parole.
«Da qui nacque l'idea di realizzare un libro. Il tema principale è il viaggio attraverso il tempo, cercando di capire se il metro con cui misuriamo ogni istante della nostra vita è o non è congettura.
«Racconterò dei tre stadi che hanno contraddistinto la mia vita e della consapevolezza che mi ha regalato la lettura di un misterioso libro.»
 
Sogni futuri?
«Sogni futuri? Tanti, non ho mai smesso di sognare a occhi aperti, per il momento mi auguro vivamente che questa nuova esperienza non lasci i miei lettori nel primo stadio, con gli occhi chiusi.»
 
E noi, assaporando con il pensiero la magia che presto ci offrirà TecnoNart, attendiamo con un pizzico di curiosità di scoprire l’opera di Andrea Esposito e degli altri artisti in mostra.
 
Daniela Larentis - d.larentis@ladigetto.it

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