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Progetto TecnoNart: Giorgio Gatto – Di Daniela Larentis

L’artista genovese sarà presente con due opere alla mostra-evento che si terrà a Sanzeno, Trento, da giugno a settembre 2015

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Giorgio Gatto è un artista genovese, un architetto che ama disegnare, fotografare, intagliare, costruire e dipingere e che realizza da tempo, con successo, sculture, installazioni, tele dipinte o olio e acrilico. Per l’esecuzione delle sue opere si serve di vari materiali di scarto, prediligendo il legno e utilizzando tecniche diverse.
Un artista che fin dal 1997 espone le sue creazioni in mostre e manifestazioni sia in Italia che all’estero. Collabora da tempo con la galleria Ellequadro Documenti di Genova, con la quale ha partecipato al MISA (museo internazionale sculture per aziende), con la galleria Immaginecolore, con la quale ha esposto a Venezia a Palazzo Zenobio, e Artelier, in occasione della partecipazione al concorso Dumping Art. Collabora inoltre con la galleria Artanda ad Acqui Terme.
Presenterà a breve alcune opere a TecnoNart, la mostra-evento curata da Loredana Trestin che si terrà in Val di Non, a Sanzeno (Trento), nel periodo giugno-settembre 2015, e per l’occasione gli abbiamo posto alcune domande.
 
Quando è nata la passione per l’arte e per la pittura in particolare?
«È una costante della mia vita, ho sempre dipinto e soprattutto disegnato, costruito oggetti più o meno inutili. Sono cresciuto con il mito del mio nonno pittore.» 
 
Quali sono i materiali che preferisce utilizzare nelle sue creazioni e perché?
«Una mia caratteristica è la non specializzazione, mi piace sperimentare tecniche e materiali diversi, direi che la preferenza è per la materia in genere, con una predilezione per il legno. Chissà perché, forse è genetico, alcuni dei miei avi, in vari rami della famiglia, operavano nel campo del legno.»
 
Quali sono i soggetti da cui trae maggior ispirazione?
«Direi che in genere non traggo ispirazione da soggetti ma più facilmente da oggetti che diventano i soggetti delle mie opere.»
 
Secondo lei quale dovrebbe essere la funzione principale dell’arte contemporanea?
«Anche se nella nostra società non c’è grande interesse per arte e artisti che non sia commerciale, l’arte esiste e, in modo sotterraneo e imprevedibile, agisce. Il bello dell’arte contemporanea è che rappresenta e immagina un mondo più ricco, vario e libero di quello proposto dalle ideologie dominanti.
«Penso che potrebbe aiutare a vivere suggerendo un altro modo di concepire le cose, permettendo di immaginare un mondo diverso.
«Personalmente vedo nell’arte il superamento del dualismo tra spirito e materia, visto che l’arte è espressione dello spirito attraverso l’uso della materia, e ritengo che ciò sia importante per trovare un equilibrio che manca.» 
 
Che messaggio trasmette attraverso il suo lavoro di artista?
«Nessuno, se lo volessi fare userei un altro sistema. Penso che l’arte comunichi a chi ha voglia di vedere e sentire, al di là delle intenzioni dell’artista. Qualcuno ha detto che l’arte serve a comunicare ciò che non si può dire a parole.»
 
Le sue opere sono spesso realizzate con vari materiali di scarto, utilizzando un po’ quello che trova. Quali sono i lati più interessanti di questa esperienza?
«La sfida di riuscire a realizzare qualcosa di bello con qualsiasi cosa. Lo scarto ha un grande significato anche politico nel nostro mondo che non fa che produrne.»
 
Cosa rappresenta la sua installazione «Fili e labirinti»?
«Un grosso gomitolo, ma non credo sia importante. È nato all’interno di una mostra a tema ed è quindi una mediazione tra idee che mi passavano per la testa, il tema con le relative suggestioni, i materiali che avevo per le mani e le condizioni meteorologiche.
«Proprio nei giorni in cui pensavo a cosa fare per Mito ci furono a Genova alcuni giorni di tempesta, con venti fortissimi che fecero strage di ombrelli, per la città se ne trovavano a centinaia ogni giorno; con alcuni di loro, tagliati a strisce, ho realizzato il gomitolo. E c’è poi il divertimento e la fatica di cogliere l’opportunità di realizzare qualcosa di dimensioni insolite.
«La forza del labirinto si travasa in fili e labirinti; ci si può quindi divertire a cercare significati più o meno nascosti. Spiegare il significato di un’opera mi pare un po’ come spiegare le barzellette, ma Daniela, con cui ho realizzato l’opera e che è più propensa a esprimersi con le parole, aveva scritto in proposito: Sono 4 gomitoli di dimensioni diverse realizzati tutti con materiali di recupero. Il titolo Fili e labirinti richiama il filo di Arianna e il labirinto del Minotauro. Nell'opera il labirinto non è rappresentato: ognuno ha il proprio labirinto in cui vive con i propri mostri e in cui cerca di orientarsi tramite il proprio filo di Arianna. Oggi più che mai il labirinto è complicato e richiede di essere affrontato in modo creativo: ognuno deve trovare la propria via di uscita
 
Ci può dare qualche anticipazione su ciò che presenterà a TecnoNart?
«Ho concordato con Loredana di presentare due rotolatori a totem in legno, uno ricavato da un tronco di ontano e l’altro da una trave, entrambi trovati in città praticamente sotto casa. (rotolatore 4 e 16 , vedasi foto allegate).»
 
Artisti si nasce o si diventa?
«Si nasce e poi si cerca di imparare.»
 
Progetti futuri?
«Non sono solito fare progetti a lunga scadenza, di solito improvviso. Al momento sto approfondendo la pittura e fatalmente ci sarà qualche conseguenza.
«Per quest’estate sto preparando un’opera per una mostra che si terrà a Milano alla Palazzina Liberty dal titolo 100 artisti raccontano l’Italia, riferita ai 100 anni tra le due esposizioni internazionali di Milano.
«Ho scelto di raccontare un fatto del 1991, l’incendio e successivo affondamento della petroliera Haven al largo della costa Ligure».
 
Un artista, Giorgio Gatto, che ama viaggiare, visitare città e camminare in montagna, e che in Trentino, in occasione di TecnoNart, potrà certo assaporare l’atmosfera magica di meravigliosi boschi, offrendo in cambio il fascino ermetico delle sue opere.
 
Daniela Larentis - d.larentis@ladigetto.it

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