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Clab Trento, uno spazio per l’innovazione – Di M. D. Bornancin

Presso la sede degli Artigianelli, uno spazio condiviso dove cultura e innovazione promuovono nuove attività di successo

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L’Università di Trento, insieme a HIT (HUB Innovazione Trentino), all’Istituto Artigianelli e a Trentino Sviluppo, ha creato uno spazio per l’innovazione, per i giovani studenti delle scuole superiori e dell’università, per le imprese, una sorta di collaborazione per creare e inventare «il nuovo».
Più che un laboratorio sperimentale si tratta di uno spazio condiviso, dove innovazione e cultura imprenditoriale sono presentate agli studenti, sia per promuovere nuove attività di successo, sia per far crescere il territorio basandosi sulle nuove necessità di mercato e produttive.
Una vera contaminazione che permette agli interessati di lavorare insieme ognuno con le proprie idee, supportati da esperti multidisciplinari dei vari settori, sia nazionali che esteri.
 
Questi gruppi di studenti possono beneficiare anche di start up esistenti o di crearne di nuove, con le quali sviluppare le proprie idee o proporre soluzioni adeguate e/o particolari alle problematiche delle aziende.
Tra le varie opportunità che il sistema Trentino offre, questa è una novità nel suo insieme che permette agli studenti di intercettare e contribuire all’innovazione applicata alle imprese, ma diventa anche un luogo di attrazione per sviluppare idee e farle diventare realtà imprenditoriali e perché no, creare buone occasioni di lavoro altamente specializzato.
È quel tanto richiesto da molti rappresentanti del sistema economico e sociale locale «mettere in rete» persone, imprese, progetti, strategie, esperienze efficaci a favore della crescita della comunità.
 
Dopo una prima fase di avvio, il «Contamination Lab Trento» vede la partecipazione di circa 400 studenti l’anno e nelle loro attività sono state coinvolte quindici aziende; tra queste la Fantic, la Miele Italia, Cordfin, Trentino Sicurezza, sono inoltre state sviluppate diciannove nuove idee imprenditoriali, quarantasei progetti d’innovazione in base alle richieste e problematiche aziendali presentate dalle varie imprese intervenute.
L’attività di questo sistema di contaminazione si sviluppa attraverso l’organizzazione di corsi specifici, informazioni, studi e ricerche.
Si sono create sinergie di realtà che vivono in modo diverso, spingendole a fare di più rispetto al valore dell’intenzione, quel cercare di creare fiducia tra università e imprese.
    
Meritano menzione due startup, nate da CLAB Trento: la Ponterosso e la Demetra, entrambe operative sul territorio trentino e che stanno per inserirsi anche su mercati nazionali ed europei.
La Ponterosso, costituita e formata da un gruppo di giovani ricercatori, si occupa di nuovi criteri di supporto ai percorsi di cura alle persone malate croniche. Un criterio per aiutare persone malate a riprogettare un percorso di vita al cambiamento, con attenzione alla quotidianità e al benessere.
È di fatto un gruppo costituito sotto forma di cooperativa, d’infermieri, medici, psicoterapeuti, consulenti sanitari, per l’erogazione di servizi alla persona.
Un Team multifunzionale che opera in ambito socio-sanitario, per instaurare un percorso di sostegno e orientamento, che accompagna la persona nell’esplorazione delle proprie risorse individuali e familiari.
Il tutto basato su schede informatiche e di banche dati interattive, per ogni servizio e necessità sanitaria.
 
Il percorso si caratterizza per una fase di accoglienza e ascolto di chi soffre da qualche tempo di malattia cronica, per capire i bisogni e per affrontare un primo orientamento ai servizi attivabili sul territorio.
Da questo primo approccio, è predisposta una mappa di come affrontare la malattia e a seguire, di come assistere la persona nell’accesso ai servizi e quindi per ricercare, attivare e promuovere iniziative di educazione e prevenzione, anche secondo le indicazioni del Piano Nazionale della cronicità delle malattie.
Un progetto che s’incentra sulla continuità d’assistenza e sul benessere della persona.
 
La Demetra, sorta sulla base delle statistiche dello spreco di cibo, che indicano circa tre miliardi di tonnellate di cibo sperperato nel mondo ogni anno e inoltre sullo studio e analisi dei trattamenti chimici immessi nella coltivazione della frutta.
Lo studio si è quindi incentrato sullo spreco dei prodotti ortofrutticoli per l’accelerata maturazione dopo la raccolta, da ciò è nata l’idea di inventare un prodotto che potesse aumentare la durata di vita della frutta dopo la raccolta.
Ecco che nasce Demetra, un prodotto naturale non sintetico, con il 100% di estratti vegetali, che allunga la conservazione naturale della frutta e in particolare delle mele, mantenendone le caratteristiche organolettiche e nutrizionali.
Questa è una startup creata da ricercatori dell’università trentina, è partita proprio dall’esperienza del CLAB Trento, dopo una serie di studi, di confronti con le varie realtà orticole e in particolare dei coltivatori della produzione melicola trentina e delle più significative regioni agricole italiane.
 
Il prodotto è stato testato per diversi mesi nella conservazione delle mele in Trentino, e di seguito brevettato,e i dati sono confortanti per un reale aumento della durata di vita del prodotto, che rimane così più croccante, più resistente ai funghi e microbi, con arresto della maturazione.
Adesso questa iniziativa imprenditoriale, che ha appena mosso i primi passi è operativa presso lo stabile del Progetto Manifattura di Trentino Sviluppo, con i laboratori e i primi ricercatori.
Dalle statistiche sulle ricadute di questo prodotto, che entrerà sul mercato col prossimo anno, è emerso che vi è un taglio del 30% degli sprechi e del 50% delle emissioni per la conservazione.
È quindi uno dei prodotti più importanti nel campo dello spreco alimentare e delle biotecnologie.
Anche le analisi compiute in collaborazione con la Fondazione Mach hanno rilevato che si tratta di un prodotto biologico, atossico, per il consumatore finale.
 
Questi due esempi a dimostrazione che vi è anche in Trentino un fermento vicino ai cambiamenti, e che con la buona volontà di tutti si può fare di più, ma che è indispensabile abbattere i personalismi e pensare costantemente al futuro, pena continuare a difendere il proprio oricello certamente di ottimi prodotti, ma tutto si ferma lì.
La sintesi di questa narrazione si può certamente tradurre in questa riflessione: «l’operare insieme», può far sì che la formazione diventi prima idea e poi impresa.
 
Daniele Maurizio Bornancin

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