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Adolescenza e depressione – Di Giuseppe Maiolo, psicanalista

Per aiutare i giovani a uscire da quel tunnel oscuro e prevenire il peggio del malessere giovanile si deve intervenire il più presto possibile, ai primi segnali

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«La depressione è una minaccia sottovalutata nel mondo moderno, soprattutto verso le fasce più deboli della popolazione, fra cui donne dopo la gravidanza e gli adolescenti.»
È Lapidaria Flavia Bustreo, vice direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, quando addita le vittime più esposte al male oscuro e sottolinea che nei confronti di questa malattia in aumento tra i giovani e i giovanissimi c’è una scarsa attenzione.
 
I numeri sulla depressione giovanile sono inquietanti e spietati quelli sul suicidio in adolescenza che risulta essere la seconda causa di morte dopo gli incidenti stradali.
Non solo, ma gli atti di autolesionismo che sono in costante aumento, spesso vengono condivisi tra i ragazzi come una sorta di gioco e, peggio ancora, ignorati dagli adulti.
 
Se, per quanto riguarda i giovani, molti di questi comportamenti sono derivati dal un diffuso piacere del rischio per nulla controbilanciato da un’educazione alla consapevolezza delle conseguenze, dall’altra pare inspiegabile la distanza degli adulti da quel «male di vivere» che nascostamente accompagna gli adolescenti di oggi.
A spiegare questo ci potrebbe essere la lontananza fisica ed affettiva dei grandi, la disattenzione e la trascuratezza emotiva di genitori e famiglie in altre faccende affaccendati.
Quell’essere altrove degli adulti, con l’alibi del lavoro, delle mille cose da fare, degli impegni o, come appare sempre più frequente, della distrazione prodotta dai nuovi media, onnipresenti, loro, ma capaci di renderci un po’ tutti assenti o carenti nelle nostre relazioni.
 
Di certo il dolore interno che spinge a gesti estremi i nostri giovani possono essere azioni incomprensibili che generano smarrimento e confusione.
Ci mancano gli strumenti necessari per leggere in maniera appropriata i comportamenti autolesivi come il tagliarsi i polsi o altre parti del corpo.
Eppure nulla accade all’improvviso e niente per caso. Al contrario ogni gesto è sempre pensato a lungo e tenuto dentro perché associato a un dolore interiore sordo e profondo che lentamente scava dentro e crea un solco sconfinato di sofferenza. E di solitudine.
 
Sta qui il problema: l’isolamento. La depressione dei giovani in questo momento sembra alimentarsi della solitudine relazionale e affettiva, della mancanza di quel controllo familiare che vuol dire presenza, attenzione e disponibilità, ma soprattutto della carenza di riferimenti stabili e coerenti che gli adulti dovrebbero saper offrire.
Aiutare a uscire da quel tunnel oscuro o prevenire il peggio del malessere giovanile, vuol dire intervenire il più presto possibile, ai primi segnali.
 
È necessario chiedere un aiuto specialistico se un adolescente vive troppo isolato dal mondo reale, se è frequentemente insonne o, incurante della propria incolumità, se ha comportamenti a rischio, pratica sport estremi o ha rapporti sessuali promiscui e non protetti.
Ma è altrettanto importante fare in modo che gli adolescenti riconoscano la sofferenza dei pari, la sentano come un pericolo reale e sostengano chi sta male aiutandoli a non azzerare la fiducia.

Giuseppe Maiolo, psicoanalista
pino.maiolo@icloud.com

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