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Cent’anni fa il paese chiamava alle armi la classe del 1899

Iniziò allora la leggenda dei Ragazzi del 99: «La mamma gli ravvivò per l’ultima volta i capelli, prima che il figlio partisse per il fronte…»

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(Link alla puntata precedente)
 
Il Tagliamento si era dimostrato una linea non sufficiente per contenere un nemico che sembrava inarrestabile. Cadorna, venuto a sapere della caduta di Cornino il 2 novembre e di Codroipo il 4, ordinò all'intero esercito di ripiegare al fiume Piave, sul quale nel frattempo si erano fatti significativi passi avanti nell'impostazione di una linea difensiva proprio grazie agli episodi di resistenza sul Tagliamento che avevano ritardato l’avanzata.
Come si può immaginare, il comandante tedesco von Below aveva fretta, sia per il timore di ritornare a una guerra di posizione, sia perché era cosciente che francesi e inglesi avrebbero inviato aiuti militari.
Nella pianura veneta, però, gli austro-tedeschi non ebbero analogo successo e molte unità italiane si erano riorganizzate per raggiungere il Piave, l'ultima delle quali vi si posizionò il 12 novembre. 

Il generale Armando Diaz, comandante in capo dal 9 novembre, e i due sottocapi di stato maggiore Caviglia e Badoglio avevano manovrato le truppe in modo da poter resistere ad ogni costo.
Il Ministro delle Armi e Munizioni, generale Alfredo Dallolio, comunicò al Comando supremo di essere in grado di rimpiazzare tutte le munizioni perse entro il 14 novembre. Assicurò che per dicembre sarebbero stati pronti anche 500 cannoni, a cui se ne aggiungeranno 800 Alleati.
Le cinque divisioni francesi e le cinque inglesi inviate dopo la sostituzione di Cadorna si erano portate sulle retrovie, Padova, Vicenza e Verona. Il che non era cosa da poco, visto che in questa maniera il Regio Esercito poteva schierare sul Piave anche le riserve.
Non solo. Lo stato italiano aveva deciso di dare fondo a tutte le disponibilità, abbassando l’altezza minima dei soldati di leva e reclutando le ultime classi dell’Ottocento.
Questi ultimi sarebbero passati alla storia come «I Ragazzi del ’99».
 

Bassano, Parco Ragazzi del 99.
 
Furono precettati quando non avevano ancora compiuto diciotto anni. I primi contingenti italiani, 80 000 circa, erano stati chiamati nei primi quattro mesi del 1917 e, frettolosamente istruiti, erano stati inquadrati in battaglioni di milizia territoriale.
Alla fine di maggio furono chiamati altri 180 000 e poi altri ancora nel mese di luglio. In tutto furono reclutati 265.000 giovani tra i 17 e i 18 anni.
Ma i primi ragazzi del 1899 furono inviati al fronte già nel novembre 1917, per sostenere la battaglia d’arresto al termine della ritirata di Caporetto. Il loro apporto, unito all'esperienza dei veterani, si dimostrò fondamentale per gli esiti della guerra.
Dapprincipio vennero tenuti come riserve, lontani dalle linee di combattimento. Poi però, giunte le divisioni francesi e inglesi, vennero mandati sul Piave, sul Grappa e soprattutto sul Montello, dove rinsaldarono le file paurosamente svuotate dalla disastrosa ritirata.
Oggi un ministro ha definito «Bamboccioni» i ragazzi di 28 anni che non volevano lasciare la casa dei genitori, un secolo un ministro aveva chiamato i 18enni a salvare il paese. Dei minorenni addestrati a sparare con il fucile e a uccidere con la baionetta… O morire.
«O tutti eroi, o tutti morti» – Era diventato il loro motto.
 
Non esistono dati certi sui ragazzi del ’99 caduti sul campo di battaglia o decorati, ma il ricordo di questi giovanissimi combattenti commosse l’Italia di allora e continuò a farlo nel tempo.
Certamente la loro leggenda sopravvive nella memoria popolare. A Nervesa della Battaglia un'osteria è intitolata ai ragazzi del '99 e vi è anche un piccolo quartiere di Santa Croce del Montello definito «Città dei ragazzi del '99».
Via «Ragazzi del '99», testimonia a Milano la targa affissa sul muro di un edificio sul lato orientale di piazza San Fedele dietro Palazzo Marino, a un passo dalla Galleria. A Gorizia è stato dedicato ai Ragazzi del '99 un viadotto.
In molte città italiane vi sono inoltre vie o piazze dedicate alla loro memoria. E Trento non è da meno, con una via a loro intitolata a sud della città.
 

 
Ai ragazzi del '99 si riferiscono numerosi canti nati dopo Caporetto tra i giovani del fronte e ancora oggi conosciuti e cantati con grande tristezza.
Eccone due.

Novantanove, m’han chiamato.
Novantanove, m'han chiamato. M'han chiamato m'han chiamato a militar.
E sul fronte m'han mandato. M'han mandato m'han mandato a sparar.
Combattendo tra le bombe. ad un tratto ad un tratto mi fermò. una palla luccicante. nel mio petto nel mio petto penetrò.
Quattro amici lì vicino. mi portaron mi portaron all'ospedal. ed il medico mi disse. non c'è nulla non c'è nulla da sperar.
Croce Rossa Croce Rossa. per favore, per piacer, per carità. date un bacio alla mia mamma. e alla bandiera, alla bandiera tricolor. date un bacio alla mia mamma. e la bandiera tricolor trionferà, trionferà.
La tradotta.
La tradotta che parte da Torino a Milano non si ferma più ma la va diretta al Piave, ma la va diretta al Piave.
La tradotta che parte da Torino a Milano non si ferma più ma la va diretta al Piave, cimitero della gioventù.
Siam partiti, siam partiti in ventisette, solo in cinque siam tornati qua, e gli altri ventidue? E gli altri ventidue?
Siam partiti, siam partiti in ventisette, solo in cinque siam tornati qua, e gli altri ventidue? Sono morti tutti a San Donà.
A Nervesa, a Nervesa c'è una croce. Mio fratello è sepolto là, io c'ho scritto su Ninetto, io c'ho scritto su Ninetto.
A Nervesa, a Nervesa c'è una croce. Mio fratello è sepolto là, io c'ho scritto su Nineto, che la mamma lo ritroverà.
Cara suora, cara suora son ferito a domani non c'arrivo più, se non c'è qui la mia mamma, se non c'è qui la mia mamma.
Cara suora, cara suora son ferito a domani non c'arrivo più, se non c'è qui la mia mamma, un bel fiore me lo porti tu.


 
I Ragazzi del '99 ebbero il seguente Encomio dell'Esercito (come Ordine del Giorno dell'Esercito da diramare fino ai Comandi di Plotone) da parte del Comando supremo militare italiano del Regio Esercito Italiano (citato sul Bollettino Militare del 22 novembre 1917):
«I giovani soldati della Classe 1899 hanno avuto il battesimo del fuoco. Il loro contegno è stato magnifico e sul fiume che in questo momento sbarra al nemico le vie della Patria, in un superbo contrattacco, unito il loro ardente entusiasmo all'esperienza dei compagni più anziani, hanno trionfato.
«Alcuni battaglioni austriaci che avevano osato varcare il Piave sono stati annientati: 1.200 prigionieri catturati, alcuni cannoni presi dal nemico sono stati riconquistati e riportati sulle posizioni che i corpi degli artiglieri, eroicamente caduti in una disperata difesa, segnavano ancora.
«In quest'ora, suprema di dovere e di onore nella quale le armate con fede salda e cuore sicuro arginano sul fiume e sui monti l'ira nemica, facendo echeggiare quel grido Viva l'Italia! che è sempre stato squillo di vittoria, io voglio che l'Esercito sappia che i nostri giovani fratelli della Classe 1899 hanno mostrato d'essere degni del retaggio di gloria che su loro discende.»
Zona di guerra, 18 novembre 1917 - Il Capo di S.M. dell'Esercito A. Diaz
 
Per effetto del Regio Decreto del 9 luglio 1923, l'Encomio dell'Esercito si commutò in una Croce al Valor Militare.
I Comuni di Bassano del Grappa, Fossalta di Piave, Mede, Moriago della Battaglia, Nervesa della Battaglia, Treviso, Vittorio Veneto, hanno nel corso degli anni tributato la cittadinanza onoraria ai Ragazzi del '99.
L’ultimo ragazzo del '99 è scomparso a 107 anni nel 2007. Si chiamava Giovanni Antonio Carta, caporal maggiore di fanteria della Brigata Sassari e Cavaliere di Vittorio Veneto.
Ma c’è chi dice che non fosse l’ultimo, come si conviene a una leggenda.
 
G. de Mozzi
(Continua)

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