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«Socrate il sopravvissuto/ Come le foglie» giovedì 11 gennaio

Al Teatro Sociale di Trento la compagnia Anagoor racconterà il mondo della scuola, fra solitudine e frustrazione

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La drammaturgia dello spettacolo, realizzata da Patrizia Vercesi e da Simone Derai che ne cura anche la regia, ci proietta all’interno di una classe, in una scuola come tante.
Lo fa inseguendo alcune pagine del romanzo di Antonio Scurati «Il sopravvissuto» (vincitore nel 2005 del Premio «Campiello») e assumendo il punto di vista di chi si dispone di fronte ad un gruppo di giovani incaricato della loro educazione.
Non è un adattamento teatrale del romanzo, ma alcune tra le pagine più emblematiche del libro – come è consuetudine nelle creazioni di Anagoor – si intrecciano ad altre vicende, altre parole, altre dimensioni temporali, con inserimenti liberamente ispirati a Platone, al filosofo armeno Georges Ivanovič Gurdjieff e allo scrittore olandese Cees Nooteboom.
 
Tra le ore che precedono la morte di Socrate - così come nel «Fedone» le racconta Platone - e l’ora in cui lo studente Vitaliano Caccia massacra a colpi di pistola l’intera commissione di maturità lasciando in vita il solo insegnante di storia e filosofia - così come è dipinta con lucida ferocia nel romanzo di Scurati - si consuma tutta la battaglia, una vera e propria «gigantomachia», dalle origini del pensiero fino ai suoi inevitabili e tragici esiti storici.
Ma non solo, si rinnovano infatti anche due eterni interrogativi: la domanda di senso, ingombrante punto di domanda rivolto al maestro, e la questione stessa della posizione del maestro rispetto al sapere e ai discepoli.
 
«In un tempo quale è il nostro – commenta Anagoor – che porta con sé vorticosi mutamenti, la questione educativa sembra diventata un tema marginale e, insieme, una montagna inaffrontabile, sempre aggirata per mezzo di riforme scolastiche dannatamente parziali che mortificano insegnanti e ragazzi e il processo stesso della conoscenza. Stiamo accumulando un ritardo colpevole. Serve che si levi un pensiero alto e articolato attorno all’educare oggi, alla cura delle coscienze in formazione. Un pensiero che rilevi la stretta connessione tra processo della conoscenza e ricerca della giustizia, tra strumenti del conoscere (che è riconoscere e saper distinguere la verità dall’opinione) e pratica politica. Un pensiero che smetta di separare la filosofia dalla vita, che ricucia lo strappo tra anima e corpo e inviti all’eterna e mai perfetta ricerca della verità, unico baluardo contro l’assenza di senso della storia e dell’esistenza.»
Lo spettacolo, che Anagoor ha co-prodotto con il Festival delle Colline Torinesi e Centrale Fies, vede in scena Marco Menegoni (il professore), Iohanna Benvegna, Marco Ciccullo, Matteo D’Amore, Piero Ramella, Margherita Sartor, Massimo Simonetto, Mariagioia Ubaldi e Francesca Scapinello. Hanno affiancato il regista, Simone Derai, Silvia Bragagnolo (maschere), Serena Bussolaro (costumi) e Giulio Favotto (video). Mauro Martinuz ha curato musiche e sound design.
«Socrate il sopravvissuto», candidato al Premio UBU quale spettacolo dell’anno, ha ottenuto nel 2016 il Premio della Critica, ennesimo riconoscimento per questa compagnia nata 17 anni fa a Castelfranco Veneto che prende il nome dal racconto di Dino Buzzati Le mura di Anagoor e che si distingue per la sua capacità di sperimentare la possibilità di fermare brani di una civiltà che si trasforma, innestandoli in una nuova visione attraverso un’estetica che fa entrare in dialogo le arti performative e la scena iper-mediale penetrando nei territori di altre discipline artistiche, ma che riesce sempre, tuttavia, a rimanere teatro.
Tempesta, Lingua imperii e Virgilio brucia sono, fra le produzioni di Anagoor, quelle hanno raccolto i maggiori favori da parte di pubblico e critica.
 
Ha ricevuto dalla stampa di settore ampi consensi anche anche questa sua ultima produzione: «I dialoghi di Platone e il romanzo di Antonio Scurati – scrive su Il Corriere della Sera Magda Poli – si contaminano per comporre un affresco inquietante sull'educazione, per significare i limiti di un sistema che non arriva mai, ad esempio, ad affrontare con profondità d'analisi il Novecento, costretto dai tempi scolastici o forse dall'impossibilità di spiegare il Male. […] Alla frustrazione della passione per l'insegnamento del docente corrisponde quella degli allievi inappagati nella loro ricerca giovanile del 'palpito dell'infinito'. E si corre verso la pistola che ucciderà i professori, lasciando in vita solo l'insegnante di storia e filosofia, segno tragico e terribile, urlo di un innegabile bisogno di pensiero e conoscenza.»
 
Anna Bandettini su La Repubblica afferma invece che «Va dato atto a Anagoor di aver portato nella scena una nuova sensibilità, visiva, solenne, che qui, in questa classe di morti, tra le file di banchi e un grande schermo sul fondo, diventa l'immagine di un universo simbolico per parlare di Bene, Male, Giusto, Utile e trasmissione di sapere, passaggio delle conoscenze. […] Non è l'aspetto horror che interessa mostrare agli Anagoor, ma il disorientamento e l'intransigenza dei giovani, consci che la conoscenza più che dai libri sta nel desiderio e la passione dei maestri, ma anche nella voglia di liberarsene, e tragicamente perfino in quell'atto di rifiuto, diversità, resistenza, anche folle, del giovane sterminatore.»
 
«Il nucleo profondo dell’azione – commenta su Il Sole 24 Ore Renato Palazzi – è la solitudine del professore a cui i sogni sono cascati di dosso, ma che si sente in obbligo di nutrire i sogni dei ragazzi, ed è l’infelicità di costoro, feriti nella loro ricerca di altri sentieri verso l’assoluto. È lo struggente contrasto fra la consapevolezza adulta del dolore e il bisogno dei giovani di cogliere il palpito dell’infinito. È il rapporto tra corpo e anima, tra aspirazione all’immortalità e coscienza della fine. In questo incontro-scontro fra l’insegnamento come inganno a fin di bene e il sesto senso per la sofferenza cosmica, che è l’unica facoltà conoscitiva in possesso della giovinezza, la regia di Derai crea immagini di folgorante intensità.»
Giovedì 11 gennaio il sipario del Teatro Sociale si alzerà su «Socrate il sopravvissuto» alle ore 20.30.

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